[BD] Mary Poppins 50th Anniversary Edition
L'attesa è ormai finita...:winner:
A partire dal prossimo 18 novembre, in UK sarà disponibile il Blu-Ray del capolavoro Disney “Mary Poppins“, vincitore di 5 premi Oscar
Personalmente era da tantissimo tempo che lo aspettavo: speriamo sia stato fatto un lavoro con i fiocchi per una pietra miliare del cinema
L’edizione inglese conterrà anche la traccia audio italiana in Dolby Digital 5.1
http://i61.tinypic.com/2ljqhx3.jpg
Amazon.uk riporta questi dati:
Subtitles: Dutch, Italian, Portuguese, French
Dubbed: Dutch, Italian, Portuguese, French
Region: All Regions (Read more about DVD/Blu-ray formats.)
Aspect Ratio: 16:9 - 1.66:1
Number of discs: 1
Studio: Walt Disney Studios HE
DVD Release Date: 18 Nov 2013
Run Time: 139 minutes
L'edizione italiana, invece, presenta questa grafica:
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Infine, la stupenda versione steelbook (con audio ITA):
http://i59.tinypic.com/70g6ir.jpg
https://www.youtube.com/watch?v=Wb1JG0-nHXI
Mary Poppins regia di Robert Stevenson
Recensione di Leonardo Romano (www.storiadeifilm.it)
Che cosa rende immutabile il successo di questa bambinaia canterina dagli straordinari poteri magici da ben otre 45 anni,
tanto da diventare una vera e propria icona pop (a tal punto che perfino il suo abito è diventato parte del nostro immaginario
collettivo)?
Il fascino discreto dell'anarchia.
Che ci crediate o no, dietro l'apparenza conformista della tata canterina (vale un po' lo stesso discorso per l'altra istitutrice
dall'ugola d'oro targata Julie Andrews: fraulein Maria), si nasconde una forza eversiva difficilmente controllabile: solidarizza
con un proletario (lo spazzacamino Bert, Dick Van Dyke nel suo ruolo giustamente più famoso), dinamitarda dall'interno
la borghesissima sicurezza di un bancario, tra l'altro privo di umanità e forse un po' reazionario, vista la sua avversità
per le suffragette (un David Tomlinson britannicamente impeccabile), riempie una casa onorata di spazzacamini
danzanti e scatenati (tra l'altro con suo sommo divertimento), ma riesce comunque a riportare nella famiglia Banks la
giusta scala di valori: l'affetto e l'amore (che si può dimostrare anche tramite le piccole cose: i due penny da donare di
cuore) deve venir prima di una banca, di una causa politica o di qualsiasi altra cosa.
In più,Mary Poppins, femminista ante litteram, non teme di rispondere a muso duro (di fronte all'intimazione risentita del
signor Banks – uomo e suo datore di lavoro - di spiegare quell'invasione di spazzacamini in salotto) con un:”Sia ben
chiara una cosa.” per poi aggiungere con sorridente naturalezza: “Io non spiego mai niente:”
Non si può negare che il merito di aver reso indimenticabile questo personaggio va indubbiamente all'attrice che gli diede
corpo: Julie Andrews, che si aggiudicò un Oscar cancellando qualsiasi altra concorrente (e prendendosi una rivincita con
”l'uomo che ha reso possibile tutto questo: Mr. Jack Warner”, come ebbe a dire la Andrews stessa – con una faccia tosta
ed una grazia ammirevole - ritirando il Golden Globe, che l'aveva scartata poco prima come interprete cinematografica di
“My Fair Lady”, benchè ne fosse stata applaudita protagonista a Broadway).
Sa esser convincente sia nei momenti arcigni che in quelli teneri, per poi arrivare a sbalordire quando canta l'allegro ritornello
nonsense di “Supercalifragilistic-espiralidoso” o l'ottimistico invito all'operosità di “Un poco di zucchero” o la toccante
“Sempre, sempre, sempre”.
In Italia, però, il suo poto è preso, nella recitazione, dalla bravissima Maria Pia Di Meo (imperatrice delle dive degli Anni
Sessanta) e, nel canto, da una sbalorditiva Tina Centi, cantante di una bravura ineguagliabile che passa, con la stessa disinvoltura
della Andrews, dalla dolcissima ninna nanna di “Sempre, sempre, sempre” (superando la collega americana,
forse. Che dio mi perdoni la blasemia!) all'ironia de “L'educazione dei bambini”, con cui mette nel sacco il signor Banks
costringendolo a portare i bambini alla banca (episodio che darà una svolta positiva nella vita familiare dei Banks).
Non meno bravi sono alcuni giganti del nostro doppiaggio come Giuseppe Rinaldi (Mr. Banks), Oreste Lionello (Bert,
prima che approdasse a Woody Allen e a Gene Wilder. Stranamente, Lionello non conservava un particolare ricordo dell'esperienza
d'aver cantato “Cam caminì”, canzone che è quasi imprescindibile dalla nostra infanzia: quasi qualcosa di
ancestrale. Misteri della mente umana) e Rosetta Calavetta (la signora Banks, una divertente e svanitella Glynis Johns,
che – grazie alla voce italiana di Marilyn Monroe, l'oca per antonomasia – ha davvero una marcia in più).
In più, davvero notevole è l'adattamento dei testi delle canzoni dei fratelli Sherman (premiati con due Oscar: miglior colonna
sonora e canzone,”Chim chim cheer-ee”) di Amurri e Pertitas (alias Roberto de Leonardis, fidato dialoghista di Disney
in Italia fin dai tempi di “Dumbo”)
Sarà abbastanza ovvio lodare le scene, i costumi (dell'allora marito della stessa Andrews, Tony Walton), la brillantezza e
l'arguzia dei dialoghi (ad esempio il signor Banks risponde a Jane e Michael, che vogliono comprare le briciole per i piccioni:
“Sperperare il denaro per volatili vagabondi!...Nemmeno per idea!”. Geniale nella sua aridità!), le acrobatiche coreografie
(in cui Dick Van Dyke mostra le sue non indifferenti doti di ballerino) e anche gli effetti speciali (anch'essi premiati
con l'Oscar. Ricordiamo ai feticisti della computer grafica che, nel 1964, non esisteva il computer e si ovviava a
tale limite con l'immaginazione. Gli extra del dvd rivelano molti retroscena al riguardo e si rimane sbalorditi dalla loro
artigianale ingegnosità).
Ed a proposito di computer grafica, che cosa rende immortale questo film presso i bambini (e gli adulti) da oltre 45 anni
(e assai probabilmente per i successivi 45), destino che non toccherà agli odierni e un po' troppo standardizzati prodotti
Disney di oggi?
Il difetto sta nel manico: ovvero che la Disney di oggi (e NON Disney. Un articolo femminile fa una differenza non da
poco!) punta solo ed esclusivamente sullo stupore della perfezione della computer grafica, ma svuota i suoi prodotti di
qualsiasi fascino o contenuto (oltre ad appiattirne l'estetica, quasi sempre inquietantemente dark: si ha solo una scala di
grigi o una scala di ruggine per ciascun fantasy. Il Disney classico invece era esteticamente riconoscibile, ma non sempre
uguale a se stesso. Differenza non da poco).
“Mary Poppins”, invece, mantiene intatto il suo fascino perchè veicola dei contenuti (accennati sopra) che troveranno
(speriamo!) sempre forti sostenitori.
I bambini di ogni epoca troveranno toccante l'insegnamento secondo cui nella vita contano i piccoli, ma sinceri gesti di
generosità (i “due penni per gli uccellin”).
Assai probabilmente i vari Narnia, le varie tate Matilda e così via saranno guardati dai bambini del prossimo decennio
come dei ruderi pechè non fanno altro che cavalcare la moda del momento.
In passato è successo a film di grande successo per l'infanzia (o mirati ad un pubblico assai giovane come “I goonies” o
“Wargames – giochi di guerra”, ad esempio) e credo che un destino non dissimile toccherà a questi prodotti.
“Mary Poppins” invece punta al cuore, ma anche al cervello ed all'intelligenza degli spettatori sparsi in tutte le latitudini
(cercare e trovare l'affetto e l'attenzione dei propri genitori facendo capire loro che, prima di qualsiasi cosa, viene l'amore
per i propri cari, è un valore che potremmo definire - con un orrendo vocabolo preso in prestito dal linguaggio politico -
“trasversale” a qualsiasi convinzione culturale, religiosa o politica).
E sulle macerie di questi incassi giganteschi continuerà a volare questa bambinaia canterina, ma risoluta e fascinosamente
anarchica (Julie Andrews lo seppe cogliere alla perfezione. Disse che Mary Poppins indossava sempre vestiti dai colori
molto seri come blu o grigio, ma che avevano al loro interno fodere di colori tutt'altro che neutri come il rosso. “Sono
convinta che avesse una doppia vita” notò con arguzia tutta britannica), che si farà beffa della loro caducità con la sua
splendida voce, la sua magia (un po' tutti noi, da piccoli, sognavamo di rimettere a posto la stanza schioccando le dita),
ma soprattutto con la sua profonda umanità (cosa del tutto sconosciuta ai suoi epigoni disneyani. Recentemente solo
“Wall-e” è stata una splendida eccezione. Benchè un unicum).
Naturalmente saranno i nostri cuginetti, i nostri figli e i nostri nipotini che, a decenni di distanza, si ritroveranno a cantare:
“Con un poco di zucchero e la pillola va giù...la pillola va giùùù...pillola va giù”, ricevendone anche una piccola lezione
di vita.
E se dovessi prendere un granchio, che il buon Walt mi fulmini!