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Pagina 1 - Nonostante dietro il primo capitolo cinematografico di Lanterna Verde ci siano degli ottimi sceneggiatori come Michael Green e Greg Berlanti, le avventure del pilota d’aerei sbruffone e un po’ sfigato Hal Jordan convincono ma non entusiasmano. L’idea di partenza è abbastanza scontata, ovvero la solita minaccia interplanetaria portata avanti dai cattivoni di turno ai quali si opporrà l’altrettanto solito ragazzotto arrogante solo in apparenza, frenato dalla paura nell’esprimere tutte le sue reali potenzialità. Eh già che il tema de “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità” la cinematografia superomistica l’aveva già affrontato a più riprese nei vari Spider-Man e, in maniera semi-seria, anche nel più recente Kick-Ass. Insomma, nulla di nuovo sotto il verde cielo di Hal che, nel suo convenzionale percorso di formazione, scoprirà che l’uomo può cadere ma deve sempre rialzarsi, una lezione che l’affezionato pubblico del genere aveva già imparato dal professor Batman targato Nolan. Il paragone con i film sopracitati, naturalmente, non regge perché Lanterna Verde si limita ad essere una copia sbiadita dei suoi predecessori, mancando in quasi tutto ciò che occorre a un film fumettistico per essere davvero grande: poche battute ad effetto, scene di battaglia convenzionali, trama fragilissima e temi fondamentali sviluppati lo stretto necessario. La pellicola ha le potenzialità ma non si applica? Non proprio. Il lungometraggio del pur onesto Martin Campbell sembra esser stato buttato nel mercato cinematografico solo per far numero, con l’unico intento di assecondare i famelici appassionati della DC Comics. Lanterna Verde si colloca, insomma, in quell’aurea mediocritas di quei film poco pretenziosi, godibili e ben confezionati ma destinati a finire nell’oblio qualche settimana dopo la visione. Del resto la logica del mercato cinematografico odierno vuole questo: tanti prodotti appetibili e gustosi ma non di sostanza, ché il pubblico va saziato ma non sfamato. Più di quantità che di qualità.
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