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Disney+: perché è così complicato risolvere il rebus del piano Premium (a partire dal 4K)
Disney+: perché è così complicato risolvere il rebus del piano Premium (a partire dal 4K)
Nicola Zucchini Buriani - 14 Settembre 2026
“Gli abbonati al piano Premium hanno perso Dolby Vision, HDR e 4K, poi reintrodotto anche se con non poche problematiche. Scopriamo perché è successo e come potrebbe cambiare la qualità del servizio nel prossimo futuro.”
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Disney+ è da tempo al centro di una controversia giudiziaria che coinvolge Disney e InterDigital, un colosso nel settore delle proprietà intellettuali che detiene un vasto portafoglio di brevetti essenziali concessi in licenza.

Le vicende legali hanno prodotto effetti molto concreti sugli abbonati del servizio streaming: tra giugno e luglio sono spariti prima il supporto al Dolby Vision, poi anche HDR e 4K. Solo quest’ultimo è poi stato parzialmente riattivato, con modalità che però non sono scevre da problemi.

In questo articolo andremo a ripercorrere tutte le tappe che hanno portato alla situazione odierna, ricostruendo una diatriba che nasce da lontano e che è ben lungi dall’essere conclusa.

 

Sommario

 

Disney vs InterDigital: tutta una questione di licenze


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Per capire come si è arrivati alla situazione odierna, occorre capire chi è InterDigital e quali sono le proprietà intellettuali che detiene. I brevetti di cui si parla fanno riferimento a tecnologie legate a molteplici standard video, tra cui spicca HEVC. Il detentore originario era Technicolor, tramite la controllata Thomson Licensing. InterDigital entra in gioco nel 2018, quando acquista la divisione che gestisce brevetti e licenze da Technicolor.

Si parla di un pacchetto molto sostanzioso: 18.000 in totale, dei quali 3.000 circa relativi a codifiche video (non solo HEVC). Questo passaggio di consegne cambia tutto: i rapporti con i licenziatari (chi acquista le licenze per usare le tecnologie di compressione video) si modificheranno negli anni successivi, innescando lo scontro che si trascina tuttora.

Technicolor aveva infatti presentato una dichiarazione a ITU (International Telecommunication Union), con la quale si diceva disposta a concedere la licenza dei brevetti HEVC sotto forma di FRAND, acronimo di Fair, Reasonable And Non-Discriminatory. Sotto questo cappello rientrano le tecnologie fondamentali per il funzionamento dello standard: riconoscendone l’enorme importanza, il licenziante si impegna a concederne l’uso a terzi a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie. In pratica si assicura che la tecnologia sia accessibile a tutti, dietro il pagamento del giusto prezzo.

InterDigital non condivide però l’approccio di Technicolor, ritenendo che alcuni “claim" - sono le rivendicazioni: i singoli punti che dettagliano cosa protegge il brevetto - non rientrino nell’ambito dello standard HEVC e non siano essenziali per il funzionamento della tecnologia. Gran parte del contenzioso tra Disney e InterDigital verte proprio su questo punto: la valutazione su quali brevetti si debbano considerare essenziali, e quindi concessi come FRAND.

 

Una vicenda che nasce da lontano


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Le ricostruzioni che circolano in rete sul caso sono generalmente molto semplificate. Il punto su cui ci si sofferma meno è solitamente la durata della querelle. Le azioni legali che si succedono da svariati mesi non sono che la punta dell’iceberg: il primo contatto, avviato da InterDigital, risale a luglio del 2022, quattro anni fa.

L’obiettivo era trovare un accordo sulla concessione in licenza del portafoglio contenente tutti i brevetti video. Su richiesta di Disney, era stato concluso un NDA (Non Disclosure Agreement), un accordo di riservatezza sui termini delle trattative. L’offerta di InterDigital comprendeva una licenza per tutte le tecnologie, incluse quelle che secondo la compagnia non sono FRAND.

Si parla nello specifico di due rivendicazioni, la 1 e la 15 del brevetto EP 2 465 265, che definiscono i seguenti aspetti:

  • Rivendicazione 1: definisce la codifica, ovvero l’encoding lato server, il processo di compressione che serve per trasmettere poi il video in streaming; copre quindi l’algoritmo proprietario utilizzato per analizzare e impacchettare i pixel, generando il segnale compresso.
  • Rivendicazione 15: definisce la struttura e il formato del segnale video compresso (bitstream) generato da quel metodo di codifica; rappresenta quindi la disposizione specifica con cui vengono organizzati i dati compressi all’interno del flusso video vero e proprio.


L'attuale offerta del piano Premium: risoluzione fino a 4K e niente HDR o Dolby Vision
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Questi due punti sono fondamentali perché è qui che si genera la rottura tra le parti. Come scritto nel capitolo precedente, InterDigital interpreta quelle rivendicazioni in modo molto diverso da Technicolor. La distinzione fondamentale è che, secondo il nuovo titolare delle proprietà intellettuali, lo standard HEVC specifica tutti i parametri necessari per la decodifica dei video (la cosiddetta sintassi del flusso dei bit), cioè il lato client, l’operazione compiuta dal dispositivo che l’utente sfrutta per ricevere le immagini.

Il processo di codifica (la compressione), invece, non farebbe parte delle specifiche normate in modo rigido e dettagliato. La distinzione è sostanziale: secondo questa lettura, i brevetti che coprono la decodifica sono essenziali al funzionamento e rientrano tra quelli FRAND, mentre gli altri che trattano la codifica no, perché non sono parte fondante (e dunque essenziale) dello standard. Disney è ovviamente contraria: per la casa di Topolino deve rientrare tutto sotto l’ombrello FRAND.

Le negoziazioni di fatto si interrompono proprio su questa divergenza di vedute: Disney non presenta una controfferta e si arriva così al 23 gennaio 2025, quando InterDigital esercita il recesso unilaterale dall’NDA. La decisione è propedeutica all’avvio di numerose iniziative legali presentate contro Disney negli Stati Uniti (California, il 2 febbraio 2025), in Brasile, in Germania e presso l’UPC (Unified Patent Court), il Tribunale Unificato dei Brevetti, comune a diversi Stati membri dell’Unione Europea. Disney risponde l’8 agosto 2025 con una causa antitrust, presso la Corte Distrettuale del Delaware, dove InterDigital ha sede.


Il Dolby Vision è disattivato da giugno 2026
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I primi provvedimenti arrivano tra l’Autunno del 2025 e febbraio 2026: il tribunale di Rio de Janeiro e il Tribunale Regionale di Monaco emettono alcune ordinanze cautelari che vanno ad impattare direttamente sull’offerta di Disney+. Vengono così disattivati temporaneamente Dolby Vision, HDR10+ e 3D sul mercato tedesco e anche in altri Paesi europei. In questa prima fase l’Italia non viene toccata, anche se le informazioni circolate in rete hanno causato una notevole confusione.

Nei mesi successivi la situazione sembra migliorare: Dolby Vision, HDR10+ e il 3D tornano disponibili anche in Germania. Si arriva così a giugno 2026, quando la divisione locale dell’UPC di Mannheim emette un’ingiunzione valida per 11 Paesi: Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Olanda, Portogallo, Romania e Spagna. Il provvedimento riguarda il già citato brevetto EP 2 465 265: la Corte respinge la richiesta di cedere i brevetti come FRAND, anche perché Disney viene considerata un "licenziatario riluttante”.

L’effetto è immediato: Disney+ rimuove il Dolby Vision, lasciando attivo solo HDR10. Non è però finita: a luglio 2026 interviene anche la divisione locale dell’UPC di Düsseldorf, che concede un’altra ingiunzione per un differente brevetto HEVC. A Disney non resta che rimuovere anche HDR10 e lo streaming a risoluzione 4K. Quest’ultimo viene poi reintrodotto tramite un espediente, anche se, come vedremo in seguito, i problemi non sono del tutto risolti.

 

Disney non è l’unica, c’è anche Amazon


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Disney è finita sotto i riflettori quando le conseguenze delle azioni legali hanno iniziato a riverberarsi sugli utenti. Le dispute legali sugli stessi brevetti coinvolgono però anche Amazon, che si muove per prima nel Regno Unito e Brasile, per chiedere ai tribunali di quantificare le tariffe di licenza eque (FRAND) per le tecnologie video di InterDigital.

Ovviamente la risposta della controparte non tarda ad arrivare: alla fine del 2025 vengono avviate cause contro Amazon nel Delaware, a Rio de Janeiro, Monaco e presso l’UPC di Mannheim. Prime Video non subisce però nessuna conseguenza per un motivo molto semplice: l’11 giugno 2026 viene raggiunto un accordo di licenza che include servizi e dispositivi Amazon, compreso lo streaming.

A luglio viene firmato un documento con cui le parti si impegnano formalmente ad accettare un arbitrato: in pratica si affideranno ad un terzo che determinerà il prezzo delle licenze, vincolando le parti al rispetto di questa valutazione. Le cause in corso sono sospese, in attesa che vengano definiti i termini finali. Per questo motivo su Prime Video sono sempre disponibili 4K, HDR10, HDR10+ e Dolby Vision in HEVC.

Lo streaming non è comunque l'unico terreno di scontro per InterDigital: se si allarga il campo, sono in corso (febbraio 2026) cause con Hisense e TCL riguardanti le tecnologie di compressione HEVC, VP9 e AV1. Trattandosi di hardware, e senza effetti immediati, sono notizie che fanno meno rumore, ma a questo punto è chiaro che il fronte delle licenze per la compressione video è molto caldo.

 

Disney+ e il piano Premium in Italia: cosa è disponibile e come funziona


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A seguito delle ingiunzioni, Disney+ ha dovuto rinunciare a 4K, Dolby Vision, HDR10+ (dove disponibile, in Italia non c’era ancora) e anche al codec HEVC. Gli abbonati sono stati informati con una comunicazione via email:

Le scriviamo per informaria di alcune modifiche al suo piano Disney+ Premium che riguardano momentaneamente due funzionalità video: HDR e, su alcuni dispositivi, 4K UHD.
4K UHD: A seguito di aggiornamenti, alcuni dispositivi che in precedenza supportavano il 4K UHD potrebbero non supportarlo più. I dispositivi attualmente supportati includono dispositivi Android TV, inclusi alcuni modelli di Google, Philips, Sony e altri; Amazon Fire TV; TV LG dal 2020 in poi; Sky Glass; e Sky Stream. La compatibilità dei dispositivi, il supporto e la disponibilità del 4K UHD possono variare e cambiare nel tempo. Prevediamo di ampliare il supporto dei dispositivi in futuro.
HDR: L'HDR non è attualmente disponibile su Disney+ nel suo territorio. Stiamo lavorando per ripristinarlo il prima possibile.

La parte interessante è quella che parla di HDR e 4K. Partiamo da quest’ultimo: Disney lo ha già riattivato su vari dispositivi e sta lavorando per ampliare sempre di più la compatibilità. Il punto fondamentale è il come: non potendo più usare HEVC, la scelta è caduta su VP9, il codec video open source sviluppato da Google e impiegato soprattutto su YouTube.

Ho personalmente testato il funzionamento su alcuni dispositivi: VP9 è attivo e funzionante su Fire TV Max e su NVIDIA Shield (modello 2019). La situazione resta piuttosto caotica: ho testimonianze di prodotti Google TV funzionanti e altri non funzionanti, stessa cosa per televisori LG o Philips. Al momento è davvero difficile stilare un elenco, anche per via di aggiustamenti che in alcuni casi sembrano rompere il supporto (su Reddit ci sono utenti con Shield senza 4K dal 27 agosto).


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Tra i grandi esclusi rientra sicuramente Apple TV, che al momento è tagliata fuori dal 4K e offre solo il 1080p in H.264 a un bitrate massimo di circa 4 megabit al secondo. Il VP9 si porta dietro anche altri problemi: il profilo attualmente in uso, il Profile 0 a 8-bit, non gestisce HDR, che infatti non è tornata, a differenza della massima risoluzione. Per HDR serve Profile 2 a 10-bit, ma qui si apre un altro fronte: non tutti i dispositivi che gestiscono senza problemi il Profile 0 possono fare altrettanto con il Profile 2.

VP9 è poi meno efficiente di HEVC: nelle prove che ho effettuato il bitrate sembra essere rimasto identico. Ho visionato alcune sequenze di Avatar - La via dell’acqua e Tron: Ares e si oscilla tra i 13 - 20 megabit al secondo, valori in linea con quelli che avevo visto (negli stessi punti) quando lo streaming era in HEVC. Questo significa che la qualità video è un po’ più bassa: un codec più efficiente riesce a comprimere di più a parità di banda consumata. Non azzardo un confronto a memoria, non avrebbe senso, ma nelle scene scure mi è sembrato di vedere qualche artefatto in più.

L’ultima problematica riguarda il Dolby Vision: VP9 semplicemente non lo prevede, le specifiche del formato non ne includono l’implementazione. Non è un caso che, leggendo l’email inviata agli abbonati, il Dolby Vision non venga rinviato a un futuro non meglio definito, come HDR. Semplicemente è sparito dalla comunicazione: teoricamente il piano Premium lo include, ma il suo eventuale ritorno richiederà valutazioni che evidentemente non si possono fare mentre si cerca di aggirare le ingiunzioni tramite il ricorso al VP9.

 

Altri problemi all’orizzonte


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Se avete pensato che, arrivati a questo punto, la situazione non possa complicarsi ulteriormente, purtroppo vi state sbagliando. InterDigital ha già reagito all’escamotage di Disney presentando nuove richieste urgenti presso l’UPC, sostenendo che anche il ricorso alla tecnologia VP9 viola le sue proprietà industriali. Se il tribunale dovesse riconoscere anche queste rivendicazioni, Disney tornerebbe al punto di partenza, di nuovo senza 4K per il piano Premium.

Josh Schmidt, Chief Legal Officer di InterDigital, ha dichiarato la piena disponibilità a chiudere ogni questione tramite un accordo di lungo periodo che copra tutte le licenze. Ad oggi non risulta una risposta ufficiale rilasciata da portavoce di Disney. A chi si stesse chiedendo se non sia il caso di prendere in considerazione il codec AV1, rispondo citando due problemi distinti.

Il primo è che InterDigital detiene brevetti anche per quel tipo di compressione video, non a caso li cita direttamente nelle azioni contro Hisense e TCL. Non si annullerebbe perciò il rischio, ma si potrebbe invece finire per ampliare ancora di più il terreno di scontro. Bisogna poi tenere in considerazione che la compatibilità con AV1 è arrivata sugli Smart TV alla fine del 2020, per diventare veramente capillare solo dal 2021 in poi. Tagliare i ponti con tutto ciò che non lo supporta, significherebbe rinunciare a svariati milioni di utenti, che dovrebbero acquistare un nuovo dispositivo per ogni schermo non più utilizzabile.

 

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