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House of the Dragon | stagione 1 | recensione
House of the Dragon | stagione 1 | recensione
Fabrizio Guerrieri - 08 Novembre 2022
“Ad Approdo del Re, Viserys Targaryen regna da alcuni anni cercando di mantenere una pace duratura. Ma quando decide che a succedergli dovrà essere sua figlia Rhaenyra, gli equilibri di palazzo iniziano a tentennare fino a scatenare una serie di reazioni imprevedibili e drammatiche.”
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Ad Approdo del Re, Viserys Targaryen regna da alcuni anni dopo essere succeduto a suo nonno Jaehaerys, che lo ha preferito a sua cugina Rhaenys, stimata dal popolo per il quale resterà la “Regina che non fu”. Unica sopravvissuta della prole di Viserys e sua moglie Aemma è l’adolescente principessa Rhaenyra, legata al suo drago Syrax, naturale pretendente al Trono di Spade, visti i modi risoluti ma al contempo imprevedibili ed eccessivi del fratello del re, Daemon, che dopo aver ristabilito l’ordine per le strade di Approdo del Re con inaudita violenza al comando della guardia scelta, trascorre le notti fra alcol e bordelli. Viserys decide così di nominare Rhaenyra quale erede al trono confidandole la profezia chiamata il Canto del Ghiaccio e del Fuoco, derivante dal sogno premonitore del primo Targaryen a regnare su Westeros, Aemon il Conquistatore, che vide la probabile fine dell’umanità evitabile solo riunendo sotto il Re e i suoi draghi tutte le forze del Continente.


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Basata su Fuoco e sangue di George R. R. Martin del 2018, spin-off della saga delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, la prima stagione di House of the Dragon è ambientata circa 200 anni prima del Trono di Spade, per la precisione 172 anni prima della nascita di Daenerys. Mentre l’opera originaria metteva al centro i Lannister, qui il cuore della storia parte dalla famiglia Targaryen, formata da uomini e donne dalle folte capigliature biondo ghiaccio in contrasto col loro carattere caldo e istintivo vicino a quello dei draghi con cui stabiliscono un rapporto simbiotico inscindibile se non a seguito della morte di uno dei due. Fin dalle prime immagini si avverte una tensione rara, frutto della sinergia tra tutti i reparti tecnici e artistici della serie, a partire dalle scenografie monumentali e dai costumi sfarzosi, passando per una regia molto solida, per terminare su una recitazione non solo carismatica ma anche ben calibrata e curata in ogni aspetto. Una costruzione sontuosa che accostata a dialoghi chiari e avvolgenti mette immediatamente e letteralmente i brividi.


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Gli incroci tra personaggi sono molto efficaci, ognuno di loro ha un suo spazio d’azione ben congegnato e messo in scena, e un suo spessore differente che si incastra con quello più prossimo. Se la ricerca di equilibrio e di pace di Viserys tiene le fila di una storia che tende invece a uscire dai binari mirando a guerre devastanti, la figura che spicca su tutte è quella di sua figlia Rhaenyra, che da giovane cavalcadraghi e dal sangue caldo diventa un’adulta ancor più determinata a fare ogni cosa serva a portarla allo scranno di metallo. Rischia di trovarsi come sua zia Rhaenys perché una donna non è ben vista in un ruolo tanto complesso, peraltro in una società iperpatriarcale come quella nata dalla mente di Martin. Allo stesso modo chi si prende la scena è Daemon, dalle espressioni facciali alquanto fredde ma il cui comportamento trabocca di un bisogno di violenza fuori misura, figlio di un’enorme brama di potere. Alicent è timida e delicata fin quando il suo nuovo status non le imporrà di prendere atto delle macchinazioni continue attorno a lei e diventare altro da sé. Suo padre Otto Hightower (un Rhys Ifans maturo, decisamente opposto allo Spike di Notting Hill) cerca di guidarla come può, provando a mantenere sempre un’obiettività impossibile da sostenere.


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Dicono che i Targaryen siano più Dei che uomini. Ma lo dicono perché noi abbiamo i draghi. Senza di loro siamo come chiunque altro.
I doveri regali sono il tema portante di questo primo capitolo della serie. I rapporti tra consanguinei utili a mantenere il potere o stringere alleanze funzionali sono la norma a corte. Le donne servono principalmente a generare figli, possibilmente maschi. Il racconto vive nella difficoltà nel riconoscere una regina reggente perché ritenuta debole, oltre quella di dover accettare o meno un re non adatto perché dedito agli eccessi e quindi inaffidabile e violento ma più facilmente decodificabile per la plebe e che incuta il giusto timore in chi pensa di poter prendere il potere e violare i confini. Le scelte da compiere sono continui bivi, di fronte cui è messo chi si trova a doversi prendere un’eredità gigantesca, che lo voglia o no. Non tutti infatti mirano alla corona, ma quasi tutti per un motivo o per l’altro sono portati a non poter scegliere del proprio futuro, eredi di una terra in perenne pericolo di conquista. E se tra gli uomini nessuno risulta perfetto, tra le donne appare un barlume in più di saggezza. Che però non è destinata a durare.


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Noi giochiamo un gioco spregevole.
Le miserie della nobiltà risultano peggiori di quelle del popolo. Persino le anime più pure vengono prima o poi corrotte sotto la sferzante degenerazione di palazzo. La linea tra il compromesso e la corruzione è molto labile e lo diventa sempre di più via via che i piccoli equilibri che sembrano tenere in piedi la stirpe reale vengono modificati in favore di qualcuno e a sfavore di qualcun altro. Il tono della messa in scena è decisamente truculento, in alcuni passaggi in maniera purtroppo esagerata, come a cercare un effetto del tutto superfluo agli occhi dello spettatore. Così come la sceneggiatura è fortemente shakespeariana, per la concentrazione di accadimenti che riguardano principalmente l’interno della famiglia e i continui giochi di potere, e per via della mancanza di grandi battaglie che in qualche modo avrebbero migliorato e cadenzato il ritmo.


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Siamo ancora lontani dalla capacità evocativa e soprattutto dalla forza creativa del Trono di Spade, che era in grado di mescolare sapientemente ogni aspetto possibile di questo genere di storia. L’inizio è molto denso e ben delineato, tra i drammatici intrighi di corte e l’azione delle scene del torneo e quelle di guerra. Poi si resta troppo sul tema delle successioni e solo nell’ultimo episodio si sente forte che il prossimo capitolo sarà ricco di una certa potenza. Gli eventi si succedono piuttosto rapidamente lungo gli episodi con salti temporali di alcuni anni a sottolineare la volontà di chiudere alcune questioni per far evolvere le successive. Insieme a un evento drammatico e catastrofico che porterà alla cosiddetta Danza dei Draghi (cioè le lotte intestine per la successione al trono), il finale stabilisce chiaramente che nel prosieguo si assisterà al coinvolgimento delle altre casate (come ha rivelato anche Jefferson Hall, l’attore che interpreta i gemelli Jason e Tyland Lannister), particolarmente, si spera, anche di quelle che ancora non sono state mostrate. Le riprese della seconda stagione (confermata cinque giorni dopo la messa in onda dell’episodio pilota) partiranno all’inizio del 2023 per terminare verso la sua metà. La sua uscita dovrebbe quindi arrivare nella seconda parte del 2024.


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VALUTAZIONI

dal trailer all’intera serie
Aspettativa 8 Potenziale 9

soglia d’attenzione
Scorrevolezza MEDIA Impegno MEDIO/ ALTO

visione
Intrattenimento 7,5 Senso 8 Qualità 8,5
Giudizio Complessivo 8

House of the Dragon | stagione 1
drammatico, fantastico | USA | 29 ago - 31 ott 2022 | 10 ep / 59 min | Sky Atlantic

ideatori Ryan Condal, George R. R. Martin basata su Fuoco e sangue di George R. R. Martin

personaggi interpreti
Viserys I Targaryen Paddy Considine
Daemon Targaryen Matt Smith
Rhaenyra Targaryen Emma D'Arcy
Alicent Hightower Olivia Cooke
Otto Hightower Rhys Ifans
Corlys Velaryon Steve Toussaint
Rhaenys Targaryen Eve Best
Mysaria Sonoya Mizuno
Criston Cole Fabien Frankel
Rhaenyra giovane Milly Alcock
Alicent giovane Emily Carey
Harrold Westerling Graham McTavish
Larys Strong Matthew Needham
Jason / Tyland Lannister Jefferson Hall

critica IMDb 8,6 /10 | Rotten Tomatoes critica 8,7 /10 utenti 4,2 /5 | Metacritic critica 69 /100 utenti 5,4 /10