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The Gentlemen | la recensione
The Gentlemen | la recensione
Fabrizio Guerrieri - 01 Dicembre 2020
“Guy Ritchie torna al tono brutto, sporco e cattivo che lo ha contraddistinto lungo la sua carriera iniziata con l’ottimo Lock & Stock. Ne viene fuori un film ben fatto, che in tempi di politicamente corretto diventa una vera e propria boccata d’ossigeno ristoratrice.”
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L’articolo che state per leggere contiene sesso, droga, violenza, arroganza, spocchia, volgarità, Madonna e qualsiasi altra cosa la fetida mente di chi scrive abbia fermentato dopo la visione di questo film. Il suo linguaggio è fatto apposta per turbare benpensanti, moralizzatori, politicamente correttissimi, ladies, gentlemen ed altre categorie assimilabili. A tutti gli altri, buon divertimento.


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Mickey Pearson, boss della cannabis, è intenzionato a vendere la sua attività consistente in diversi laboratori nascosti al miliardario americano Matthew Berger per 400 milioni di sterline, al fine di ritirarsi a vita privata con la moglie Rosalind e godersi i frutti del suo lavoro. Il suo braccio destro Raymond Smith riceve la visita inaspettata dell’investigatore privato Fletcher che ha una storia su Mickey - riportata su un dossier scritto a mo’ di sceneggiatura - che ha intenzione di cedere per 20 milioni di sterline minacciando in alternativa la pubblicazione su un noto tabloid scandalistico inglese. Intanto anche Occhio Secco, vice del gangster cinese Lord George, propone di rilevare l’attività di Mickey ma lui rifiuta. Un gruppo di ragazzi dediti alle arti marziali fa irruzione in un laboratorio portando via diverse piante, ma quando Coach, il loro allenatore, lo scopre corre a scusarsi proponendo di eseguire alcuni servizi per Mickey oltre alla riconsegna della marijuana. Le cose si complicano sempre di più e sarà difficile capire quali siano le verità in mezzo a una serie di manipolazioni messe in atto per rovesciare il potere di Mickey che non sa di chi possa davvero fidarsi.
Stati Uniti, la Camera approva la depenalizzazione della marijuana - La proposta di legge che eliminerebbe le sanzioni penali per la produzione, distribuzione e possesso della droga è passata con una larga maggioranza democratica ma ci sono scarsissime possibilità che sia votata al Senato a maggioranza repubblicana | Repubblica.it, 4 dicembre 2020


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Per essere il re della giungla non basta comportarsi da re. Devi essere il re. E non devono esserci dubbi, perché i dubbi creano caos e ti portano alla rovina.
Titoli di testa sporchi su carattere arancione. Pensi subito “Bentornato Guy”. La premessa è chiara: o mangi o vieni mangiato. E come nella storia di leone e gazzella, qui non si sa esattamente chi sia a correre dietro a chi, ma si sa che tutti devono correre se vogliono restare vivi. Non è la vittoria che conta davvero in fondo, ciò che conta è la sopravvivenza. Per mantenere la quale, il politicamente corretto è costretto a farsi da parte.
Il primo piacere pieno è uno Hugh Grant in versione bastardo sboccato cui non siamo abituati. E neanche lui. Ma nonostante questo mostra una perfetta padronanza della materia, non come se avesse sempre ricoperto ruoli simili, ma come quello che urla “Quanto c***o di tempo era che aspettavo un personaggio così?”


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Lock & stock, Snatch, RocknRolla, Sherlock Holmes, Sherlock Holmes - Gioco di ombre, Operazione U.N.C.L.E. e il prossimo Wrath of Man. Nel miglior cinema di Guy Ritchie raramente si trovano personaggi buoni(sti) per cui fare un tifo incondizionato, ci sono delinquenti, balordi, drogati e infami, alcuni dei quali, nonostante tutto, diventano simpatici perché in qualche modo seguono regole non scritte di dignità, valore, rispetto e onore misti a etica professionale. Anche quando la professione non è poi così onorevole (anche nel suo live action di Aladdin il protagonista è un ladro, sebbene in salsa disneyana). Il regista dimostra la solita dimestichezza nel maneggiare il genere gangster anche stavolta. Nel suo curriculum esiste un’unica sbavatura o, per meglio dire, un errore grosso come una casa: Travolti dal destino, remake di Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto di Lina Wertmüller (già la differenza fra i titoli suggerisce qualcosa), con l’allora moglie Madonna che dopo Evita pensò (male) di potersi misurare con un’icona come Mariangela Melato. Errore. Grosso. Come una casa. A lui lo perdoniamo. E anche a lei visto che dopo quel flop decise che non avrebbe più recitato come protagonista in nessun film e finora sta tenendo fede al patto continuando invece a fare ciò per cui è nata: cantare (bene) e a tempo perso attaccare personaggi come Donald Trump.

Il cinema di Ritchie è sporco, brutto (anche se qui ci sono non pochi belli) e cattivo, sempre in linea con l’idea che non esistono santi, esistono solo esseri che pur di sopravvivere e/o dominare sarebbero in grado di fare praticamente qualsiasi cosa. Animali insomma.


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- Ciao amore... - Ciao amore.

Il Mickey di Matthew McConaughey - al suo primo film con Ritchie - è scaltro, elegante, sprezzante. Ha iniziato a fare i soldi vendendo erba ai colleghi studenti al college abbandonando poi gli studi per creare un business milionario. È determinato nel voler abbandonare l’attività non perché ritiene di essersi rammollito con gli anni, bensì perché capisce, da bravo imprenditore, quand’è il momento di farsi da parte.

Rosalind (Michelle Dockery | Downton Abbey), la moglie di Mickey, è una donna manager risoluta, tosta, un maschiaccio direbbe qualcuno, una femmina nel senso più alto direbbe qualcun altro. Quando si dice che (dietro, ma in questo caso è preferibile) di fianco a un grande uomo c’è una grande donna si intende una donna come lei. È forte e sensuale al pari - se non oltre - della Naomi/Margot Robbie, moglie di Jordan Belfort/Leonardo DiCaprio di The Wolf of Wall Street: ricordate la scena in cui lei (la Robbie), seduta per terra con lui di fronte, gli mostra tutta la sua femminilità e, quando lui cade a terra - a quattro zampe, adorante, a bocca spalancata - e va verso di lei, lei lo tiene a bada con la suola della scarpa sulla di lui fronte? Sì che la ricordate. Bene Rosalind supera quel concetto, andate a vedere come, se non l’avete già fatto.

Digressione: tra l’altro, in TWoWS c’era anche McConaughey che interpretava il broker esaltato che invitava DiCaprio a mugugnare un motivetto battendosi il petto col pugno. Chiusa digressione.


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Vedi: il problema non è il primo pezzo di domino che cade, Michael. Il problema è l’ultimo.
Jeremy Strong (Succession, Il processo ai Chicago 7) è perfetto nel ruolo del viscido uomo d’affari americano Matthew Berger. Spocchioso e vigliacco cerca un modo per comprare l’attività al prezzo più basso possibile, cercando di giocare d’anticipo e, soprattutto, di nascosto.
Charlie Hunnam - che torna col regista dopo essere stato il protagonista del suo King Arthur - Il potere della spada - è Raymond, braccio destro di Mickey che non è un banale galoppino ma un uomo intelligente capace di sorprendere al momento giusto.
Hugh Grant, dopo aver girato Operazione U.N.C.L.E. con Ritchie, torna col personaggio di Fletcher, un investigatore privato avido ma divertente e ironico, che cerca di estorcere soldi al protagonista. Un ruolo brillante che lo rende uno dei principali punti di forza del film.
Il Coach di Colin Farrell è un altro personaggio delizioso. Un allenatore di arti marziali costretto a rimediare ai pasticci dei suoi ragazzi per evitare che vengano coinvolti in cose più grandi di loro. Con quel fare a tratti nervoso, altri sbarazzino crea più di un corto circuito che impreziosisce la storia con imprevedibilità e risate.


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Perché bisogna guardare The Gentlemen? Perché riesce a mescolare con meticolosità azione, commedia e thriller - generi che difficilmente si impastano così bene - con la naturalezza che solo Guy Ritchie - e pochi altri - riesce a far sembrare tanto semplice, un po’ come quando si guarda un esercizio ginnico eseguito da Jury Chechi.
Verso il finale c’è una citazione (volontaria? involontaria? rimando? plagio? chi se ne frega?) di un episodio di Black Mirror, su cui non scendiamo in particolari per evitare spoiler. E se non avete ancora visto Black Mirror siete delle pessime persone.


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Intanto è in pre-produzione una serie basata su The Gentlemen che porta lo stesso titolo, scritta e diretta da Ritchie. Non ci sono ancora notizie sul cast, sulla trama o su una data di uscita. Il 15 gennaio 2021 dovrebbe poi uscire - complicazioni da COVID-19 permettendo - il film Wrath of Man che vede il regista al suo quarto film con l’attore Jason Statham dopo Lock & stock (1998), Snatch (2000) e Revolver (2005). Attendiamo con fiducia e ardore.


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Nota tecnica a cura di Emidio Frattaroli
Il nuovo film di Guy Ritchie è molto ben fotografato da Alan Stewart (Aladdin) e che ha già al suo attivo parecchie collaborazioni  (Spectre, Creed, Ready Player One) anche con lo stesso Ritchie (Sherlock Holmes - Gioco di ombre). Già disponibile su Amazon Prime in semplice full HD e in SDR, negli Stati Uniti è fruibile in Blu-ray UHD 4K con HDR e bitrate adeguato all'alta qualità del film. Tra le caratteristiche più interessanti segnaliamo risoluzione e dettaglio da primi della classe, correzione colore rigogliosa e grande eterogeneità di inquadrature sia per luminosità che per colore. Colonna sonora in Dolby Atmos in lingua originale (al momento soltanto su disco USA) e buon doppiaggio in lingua italiana in 5.1, sebbene a basso bitrate, almeno su Amazon Prime.

VALUTAZIONI

regia 8 sceneggiatura 7 recitazione 8.5 fotografia 8 musiche 8
film 8

The Gentlemen
thriller, azione, commedia | USA, UK | 2019 | 113 min | Amazon Prime Video

regia Guy Ritchie soggetto Guy Ritchie, Ivan Atkinson, Marn Davies sceneggiatura Guy Ritchie fotografia Alan Stewart musiche Christopher Benstead

personaggi interpreti
Michael “Mickey” Pearson Matthew McConaughey
Raymond Smith Charlie Hunnam
Fletcher Hugh Grant
Coach Colin Farrell
Occhio Asciutto Henry Golding
Rosalind Pearson Michelle Dockery
Matthew Berger Jeremy Strong
Big Dave Eddie Marsan

critica IMDB 7.8 /10 | Rotten Tomatoes 6.5 /10 | Metacritic 51 /100

incassi $ 115 MLN | budget: 22 MLN

camera Arri Alexa XT Plus, Panavision Primo and Angenieux Optimo Lenses
formati D-Cinema
aspect ratio 2.39 : 1 (una scena 1.85 : 1)
formato audio Dolby Digital | Dolby Surround 7.1 | Dolby Atmos