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Gran Galà Roma - 28 FEB - 1 MAR 2026
Gran Galà Roma - 28 FEB - 1 MAR 2026
Fabio Sacchieri - 07 Marzo 2026
“Per questa edizione, la numerosa adesione dei vari operatori e distributori ha costretto l'organizzatore Giulio Cesare Ricci ad abbracciare anche la seconda struttura dell'hotel, lo Sheraton 2. Tra le tante sale suonanti, il caffè Lavazza e l'immancabile Chinotto Neri, vi raccontiamo quello che ci ha colpito, stimolandovi a presiedere alla prossima edizione.”
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Introduzione


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Durante il fine settimana del 28 Febbraio e 1 Marzo, siamo stati presso il centro congressi dei due hotel Sheraton di Parco De' Medici a Roma per il Gran Galà dell’alta fedeltà, la manifestazione itinerante ideata, organizzata e promossa da Giulio Cesare Ricci. Questa edizione, rispetto alla precedente, è stata più estesa rispetto al solito e la numerosa adesione dei vari operatori e distributori ha “costretto” gli organizzatori ad abbracciare, oltre allo Sheraton 3, anche la seconda struttura dell'hotel, lo Sheraton 2.


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In questa edizione, così come le altre, distributori ed operatori del settore si sono impegnati per trasportare, installare e preparare elettroniche e diffusori per offrire gratuitamente ascolti e visioni del mondo dell’Hifi - e non solo - il tutto con l’aggiunta dell’offerta, da parte dell’organizzazione, del classico Chinotto Neri e del Caffè Lavazza. Un piacevole cadeau, come quello che ogni padrone di casa offre ai propri ospiti. Questa volta il nostro reportage sarà più semplice e meno tecno-descrittivo, cercheremo di raccontare ciò che ci ha colpito stimolandovi a presiedere alla prossima edizione.

SOMMARIO

 

AV Magazine


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Erano le 9:30 e già prima dell’orario di apertura previsto per le 10:00 i curiosi audiofili si erano accalcati davanti agli ingressi dello Sheraton affamati di buona musica ed assetati di novità del settore - come sempre accade e quindi ci stupiamo sempre un po’ meno. Ci piace sempre assistere silenziosamente a questo momento perchè riusciamo a raccogliere quelle sensazioni di trepidante attesa e gli scambi d’informazioni, novità e aspettative che solo chi frequenta questo mondo può oggettivamente comprendere fino in fondo.


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Alle 10:02 si sono aperte le porte del nirvana e si è potuti entrare. Noi siamo partiti, come un adolescente al parco giochi, scivolando tra i già gremiti corridoi delle due strutture, e abbiamo notato da subito una comune direzione di tutte le sale, quella di voler descrivere il setup in ascolto sapientemente appeso fuori dalla porta, come un buon ristorante presenta le sue leccornie per invogliare il commensale all’ingresso. “Chi ben comincia”.


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Quest'anno abbiamo trasformato la piccola sala a vetri che ci è stata concessa da Giulio Cesare Ricci in una specie di piccolo salotto dove incontrare lettori, iscritti al forum o semplicemente amici, anche per confrontarci sui temi più caldi del momento e soprattutto per scambiare opinioni sugli impianti in dimostrazione. Nella sala in "dimostrazione" un proiettore NexiGo Tri, un DLP 4K XPR attualmente sotto analisi nel nostro laboratorio e che sarà presto in prova si queste stesse pagine. 

 

Lyrics Audio


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Strategicamente abbiamo saltato le prime stanze che si stagliavano all’ingresso per evitare l’affollamento famelico iniziale e ci siamo portati subito nella sala di Lyrics, posizionata in fondo al corridoio. Avevamo già saputo del suo piacevole ritorno: sì perché, per chi non lo conoscesse, Antonino, patron instancabile di Lyrics Audio, è uno dei capisaldi dell’audio romano con il suo grande negozio in quel di San Giovanni.


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In fiera ci ha portato un vero e proprio spaccato del suo negozio, un’ambasciata dell’hi-fi, un’abbondanza di elettroniche e diffusori distribuiti sui lati lunghi della sala, esposti anche solo per il piacere della vista. In prova abbiamo potuto ascoltare brevemente due delle diverse coppie di diffusori presenti (Klipsch e Wharfedale), posizionate di fronte alla colonna delle sorgenti dove, tra le altre, spiccavano due macchine Mark Levinson e una sorgente HiFi Rose, subito dietro a due finali valvolari.


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Più che un ascolto concentrato è stata una vetrina estesa: l'ambiente, non trattato con elementi passivi e subito occupato dai primi visitatori, era poco predisposto a un ascolto aulico, ma il piacere non è mancato. Girare per la sala osservando i prodotti a 360° e scrutandone i più piccoli dettagli, le finiture e la solidità è stata una piacevole esperienza visiva e tattile, oltre che uditiva.

 

Chario


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Ritornando verso il centro dei corridoi, ci siamo fermati da Chario. Purtroppo è apparso subito evidente che anche qui lo spazio per un ascolto davvero ragionato fosse oggettivamente difficile da ricavare. La sala era organizzata con due file di diffusori per ciascun lato corto, per un totale di cinque coppie per lato. Un colpo d’occhio indubbiamente interessante, ma che dal punto di vista acustico significava una cosa sola: distanza, angolazione e interazioni ambientali diventavano, di fatto, incontrollabili.


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Il quadro era reso ancora più complesso dal fatto che, almeno durante la nostra visita, una coppia per lato risultava in funzione contemporaneamente. Anche in questo caso, il focus sembrava vertere più sulla “vetrina” che sull’ascolto vero e proprio. Nel frattempo il moderatore, con grande cortesia e disponibilità, dialogava con i visitatori, rispondendo alle domande e presentando i prodotti in un clima piacevole e conviviale.


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Era però evidente che, in un contesto simile, l’ascolto si trasformasse in un assaggio piuttosto che in un’analisi. Nei rari momenti di silenzio siamo riusciti a concentrarci sulle piccole bookshelf della serie Aviator, posizionate più al centro e pilotate da un integrato Angstrom Audiolab. La loro anima ci è parsa subito chiara: una riproduzione centrata sul medio, con un accenno di basse frequenze sorprendentemente abbastanza presenti per un diffusore di queste dimensioni.


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Nulla di fisico, sia chiaro, ma una base che sosteneva con discrezione il messaggio musicale. La scena non è apparsa particolarmente profonda; ne è scaturito un suono rotondo, levigato, rassicurante. Forse non particolarmente emozionale, ma certamente coerente. Un'anima centrata.

 

MADFORMUSIC


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Fuori il cartello con la descrizione delle elettroniche. Bene. Siamo entrati e la prima cosa che ci ha colpito non è stato un diffusore, non è stato un rack pieno di elettroniche, ma una curiosa lampada a forma di balena con dentro Pinocchio. Un dettaglio che ha strappato un sorriso e che, in un contesto fieristico spesso un po’ ingessato, raccontava già molto: qui si voleva creare atmosfera prima ancora che impressionare. La sala infatti non era trattata acusticamente in modo evidente. Nessun pannello fonoassorbente, nessuna trappola all’angolo per i bassi. Solo elementi d’arredo piacevoli, scelti con gusto, che rendevano l’ambiente più intimo, quasi domestico.


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E sì, va detto che anche la psicoacustica vuole la sua parte: quando ti senti a tuo agio, ascolti meglio. In riproduzione scorrevano brani essenziali, voce e pianoforte. Una scelta intelligente: pochi strumenti, nessun effetto speciale, solo musica. I diffusori erano di dimensioni contenute, eleganti nella forma, molto curati esteticamente: erano i bookshelf Thrax Audio (brand bulgaro). Piccoli, ma non timidi. Erano alimentati da Kora PR 140 e Keces S300+ insieme a una lunga catena di diverse sorgenti tra lettore CD, DAC, etc. Ci siamo posizionati al centro sala perché qui il focus era finalmente sull’ascolto. La scena si apriva in modo credibile, con una buona organizzazione spaziale.


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La voce era centrata, stabile, ben ancorata tra i diffusori. Non galleggiava, era di fronte a noi. Aveva corpo, aveva una sua fisicità. Il pianoforte si distendeva lateralmente con una discreta aria attorno, senza diventare evanescente. Sorprendente, per la taglia dei diffusori, era la presenza in basso: convincente più per, come dire, “polpa” che per reale profondità. Il colpo c’era, la materia anche. L’equilibrio complessivo restava piacevole e coerente. Il repertorio in ascolto, come detto, era un filo “smaliziato” ma leggermente indulgente in gamma bassa. Questo probabilmente contribuiva a qualche coda che rimaneva un po’ più del dovuto nell’ambiente.


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Nulla di drammatico, sia chiaro. Un leggero rigonfiamento che in fiera ormai conosciamo bene e che faceva parte del gioco. Alle volte più, alle volte meno. Nel complesso, è stato un ascolto sincero, godibile, domestico nel senso più bello del termine ma anche solido. Anche se qualche brano più complesso e sfidante avremmo voluto ascoltarlo per fermarci qualche minuto in più.

 

Audio Living Design


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A differenza delle sale viste sino ad ora, qui si è percepita subito un’impostazione più scenografica: un plotone di amplificatori finali mono Soul Note mod. M3 X era schierato sul fondo della sala (che però non era trattata). Quando siamo entrati — o meglio, quando siamo riusciti a entrare — stava suonando Joe Bonamassa. Davanti alla porta si era formato un piccolo assembramento: segno che la curiosità era alta e che chi era dentro non aveva fretta di uscire. Il primo impatto di ascolto è stato quello che ci si aspettava da un impianto di questa caratura e dalle Albedo Aglaia: un basso presente, piuttosto pesante ma pulito, con una buona articolazione.


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La chitarra era solida, materica, intensa. Aveva corpo e una certa fisicità che rendeva il blues credibile, tangibile. Nei passaggi più complessi, però, quando il mix si infittiva e l’energia cresceva, qualcosa tendeva a compattarsi e a perdere aria. Non è stato un crollo, ma una lieve perdita di leggibilità. E la stanza, inoltre, non ha perdonato. In alcuni passaggi il medio-basso sembrava attivare troppo l’ambiente. L’energia si accumulava e rimaneva lì un istante di troppo.


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Il brano è cambiato: è entrato il Marcin Wasilewski Trio. L'atmosfera è stata completamente diversa. Ritmo blando, tessitura semplice, strumenti ben distanziati. Qui l’impianto giocava in casa. Era difficile metterlo in difficoltà con un programma così lineare, ed era altrettanto difficile individuarne limiti evidenti. Tutto scorreva con ordine, con una buona separazione e una scena composta. Col passare dei minuti, purtroppo, il silenzio rituale si è incrinato. Qualche bisbiglio, qualche movimento, e l’atmosfera si è dispersa. È la dinamica tipica delle fiere. L’ascolto, sin a quel momento, nel complesso, ci era sembrato un po’ conservativo.


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Poco sfidante nella scelta dei brani, timido nell’osare. Abbiamo quindi deciso di fare un secondo passaggio il giorno successivo: l’organizzazione era passata a demo strutturate da 15 minuti. Una scelta che abbiamo apprezzato molto: ordinata ma veloce e concreta. Si entrava, si ascoltava, si usciva. Senza dispersioni. È partito un brano di sola batteria. La dinamica è stata uno dei punti forti: le salite erano gustose, le discese rapide. La chitarra si muoveva con grande energia, quasi fisica. È stato un ascolto che non ha lasciato indifferenti. Poteva dividere, ma non ha annoiato. Buona la seconda!

 

Centro Musicale


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I corridoi erano ormai una fila unica, siamo riusciti a fatica a entrare da Marantz Italia. Qui si respirava subito un’aria diversa: abbiamo notato subito un setup più semplice del precedente ma non banale. La dimensione della stanza era ben calibrata rispetto al tipo di impianto presentato. Non c’era nulla di lasciato al caso e ovviamente il suono riempiva l’ambiente in modo omogeneo, senza code o saturazione, segno evidente di uno studio preliminare intelligente.


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Non era solo questione di componenti, ma di equilibrio complessivo senza voler strafare. Si cambia brano ed è partito un pezzo jazz, semplice, rilassato. Una tromba elegante, educata, con una curva di fiato molto naturale ben posizionata di fronte a noi, alla giusta altezza. L’incisione — non commerciale ma prelevata da un club newyorkese e proposta dal solito instancabile Product Manager di Marantz Italia Roberto Pedrazzini — restituiva quella sensazione raccolta, quasi fumosa, che avvolgeva senza invadere.


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Eravamo anche noi in quel club. Non conoscendo il brano, è stato difficile isolare il carattere specifico del diffusore, ma la sensazione è stata piacevole, un ascolto composto e molto credibile. Non c’era nulla che ci sembrasse mancare. Altro cambio traccia: “Siren Singing”. Qui sono arrivati i bassi. Il colpo c’era, deciso, seguito da una scomparsa veloce e controllata. Nessuna coda evidente, nessun rigonfiamento artificiale. Per un diffusore - Polk Audio R700 - che si posiziona attorno ai 3.000 euro la coppia, è stato un risultato tutt’altro che scontato.


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Anzi. Polk Audio continua così il suo percorso virtuoso di ritorno nel mercato italiano con un approccio incrementale, sobrio, concreto, onesto e senza proclami. Il Marantz Model 30 insieme al resto della catena ha fatto il suo lavoro, così come gli era richiesto. È stato un ascolto concreto con un listino intelligente, una proposta solida e un suono che privilegiava la sostanza. Non è stato un ascolto che voleva stupire nei primi trenta secondi. È stato un ascolto che voleva restare. E, per molti appassionati, è esattamente ciò che conta.

 

Il Tempio


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Il tempio ci ha sempre abituato a una certa sacralità mediata con cura da Dario Candarella, deus ex machina della società: una catena ricca, scelta con criterio e senza compromessi e un’esperienza di ascolto preparata. Siamo entrati e subito abbiamo avuto l’occasione di ascoltare un interessante spiegazione sulla disposizione della zona di ascolto e dei diffusori con una logica “in terzi” rispetto alla lunghezza della sala: un approccio didattico sempre efficace quando applicato con consapevolezza. La sorgente era Lumin, l’amplificazione Balanced Audio Technology (VK-85), il finale Plinius e l’integrato Sugden A21SE.  In prova c’erano i diffusori Vienna Acoustics, dal form factor, a dir la verità, compatto per essere un diffusore full range. La sala era molto lunga, sviluppata in profondità. I diffusori erano staccati con decisione dalla parete di fondo: una scelta intelligente. Eravamo seduti esattamente al centro dello sweet spot. La prima impressione è stata una scena ampia e, soprattutto, profonda, molto profonda. I diffusori sparivano completamente.


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Il volume era tenuto leggermente basso — probabilmente una scelta consapevole per non mandare in saturazione l’ambiente. Quando infatti si è alzata un po’ la manopola, l’organo lo ha dimostrato subito: la stanza reagiva, si attivava, restituiva energia. È partita la Toccata e Fuga in Re minore BWV 565 di Bach. Un brano coraggioso da proporre in fiera. Bravi. Complesso, dinamico, con frequenze che scendevano e salivano senza pietà. È stata una scelta che trasmetteva fiducia nel sistema, e questo è sempre un bel segnale. Ma ciò che davvero ha colpito è stata ancora una volta la scena. Non era ancorata ai diffusori. Era proiettata in avanti, completamente separata dai cabinet. Si materializzava in una zona virtuale, eterea ma concreta allo stesso tempo. Il piccolo diffusore, qui, ha compiuto una magia: era sparito. Eccolo. Era stato quel momento in cui l’impianto ha smesso di essere oggetto ed era diventato una finestra.

 

Audio Plus


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Entrare nella sala di Audio Plus ha significato trovarsi davanti a una imponente quantità quasi scenografica di elettroniche: pesanti e visivamente importanti. Una presenza che si era fatta notare prima ancora di sedersi. Solo per citare alcuni componenti di uno dei due sistemi presentati: amplificatore Soulution 717, preamplificatore Soulution 727, preamplificatore phono Soulution 757, Giradischi Techdas Air Force IV + braccio AF 10. L’ambiente, invece, era trattato in modo minimale — sostanzialmente un tappeto a governare le prime riflessioni. Una scelta che inevitabilmente rendeva l’equilibrio più delicato. In riproduzione al nostro ingresso c’era Draw Your Swords. Il suono era quello a cui Audio Plus ci aveva abituati negli anni — e siamo ben abituati. Pieno, ricco, ampio. La materia c’era, l’aria anche. Nei passaggi più articolati, però, si percepiva una leggera confusione. Difficile stabilire se fosse la registrazione, l’ambiente o il comportamento del diffusore, che conoscevamo bene e che in altre occasioni ci aveva convinto pienamente.


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Il mediatore, o meglio il Maitre, con la sua consueta eleganza, ha introdotto un nuovo brano su vinile. È arrivato quel leggero scoppiettio, quel calore analogico che ha creato subito atmosfera. Ora abbiamo riconosciuto chiaramente le Marten. Il Maitre, con un sorriso, ha iniziato poi a presentare la sua “carta dei vini”: le Marten Coltrane Extreme, medio-basso in berillio, tweeter in diamante, produzione limitata a dieci coppie nel mondo. Il giradischi era sospeso su cuscino d’aria, braccio anch’esso flottante, disco aspirato con una pompa sorprendentemente silenziosa. Un esercizio di raffinatezza tecnica che sfiorava l’arte meccanica. È partita Slow Train. La voce country era ruvida, profonda, con una malinconia che attraversava la sala. Forse si stagliava un filo troppo in avanti rispetto al resto della scena, ma l’effetto era comunque coinvolgente. Come da tradizione Marten, il dettaglio non era mancato. C’era forza, velocità, trasparenza.


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Ogni micro-informazione veniva restituita con precisione. Al cambio brano, la voce restava protagonista. Ma quando gli strumenti entravano, arrivavano con l’energia giusta. Cambio brano, un brano decisamente dall’impronta ancora più country. Il nostro piede ha subito iniziato a battere a terra quasi senza accorgersene. Era uno di quei momenti in cui la tecnica passava in secondo piano e ti ritrovavi a pensare che quasi avresti voluto indossare un cappello da cowboy. Questo è il potere della musica quando l’impianto riesce a trasmetterla. In definitiva, un ascolto elegante, raffinato, molto focalizzato sulla qualità della riproduzione e sulla coerenza timbrica. Non ci aspettavamo nulla di diverso da Emanuele Bassetti (patron di Audio Plus): quando la musica parte, l’emozione arriva. E resta.

 

Sigma Design e Capecci


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Appena entrati, il mediatore ci ha accolto subito illustrando la filosofia dietro la costruzione dei diffusori Sigma Acoustics Orchestra 2.5 con tweeter a tromba Fostex T500A MkIII separati. Il tono era pacato, curato, e invitava a concentrarsi sul dettaglio del racconto. C’è stata una lunga, molto lunga, sessione di (in)formazione sulle logiche di costruzione del diffusore con particolare riferimento al medio alto e altissimo. Il mediatore ha selezionato poi alcuni brani per portare l’attenzione su alcune caratteristiche peculiari di questo progetto. La sala era gremita, ma si percepiva rispetto: un silenzio attento accompagnava l’ascolto didattico. L’ambiente era stato trattato con tappeti, quadri, e grandi pannelli posteriori: una cura evidente. L’impressione è stata quella di un living elegante, classico, ben calibrato. È partito un brano con l’arpa. Lo strumento si è sentito con una naturalezza delicata e armoniosa. Tuttavia, la posizione di ascolto non era ideale: la folla attorno e la direzionalità marcata del diffusore limitavano un po’ la percezione complessiva. Cambio brano: voci in una chiesa.


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L’ambienza era ben restituita: le voci scivolavano tra i diffusori senza perdersi eccessivamente nell’ambiente. La sensazione era di precisione e controllo. C’era una bella sensazione di trasporto in culla. Si è passati ad una riproduzione di Bach, Goldberg Variations, BWV 988: Aria. Ancora una volta, delicatezza e naturalezza sono state evidenti. Tuttavia, con strumenti così isolati il carattere intrinseco del diffusore rimaneva difficile da percepire. Di nuovo, cambio brano. È arrivato un organo. Qui il sistema ha iniziato a mostrare la sua forza. La profondità era tangibile e le note basse si facevano sentire con una certa presenza. Non un colpo “allo stomaco”, né un’estensione da terra a cielo, ma c’era sostanza, corpo e stabilità. Si è cambiato ancora. Dobbiamo ammettere che il cambio così rapido dei brani, sempre mirato alla musica classica, ha limitato la possibilità di esplorare appieno il diffusore.


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Si è avuta la sensazione di dover saltare da un dettaglio all’altro senza mai soffermarsi veramente sul carattere del sistema. Era quella fretta di chi freme per raccontare una bella storia. Con il brano Zima, accompagnato dalla fisarmonica di Marcin Wyrostek, il quadro era cambiato leggermente. Conosciamo il brano e abbiamo potuto apprezzare la gestione di tutti i micro-movimenti dello strumento. La catena ha mostrato velocità e corpo insieme, una combinazione non scontata: dettagli nitidi e movimento sicuro anche nelle frasi più rapide della fisarmonica. In sintesi, l’alchimista Capecci ha proposto un ascolto molto didattico, guidato, elegante, sempre attento alla naturalezza e al controllo. Forse non immediato nel trasmettere la personalità dei diffusori, ma convincente quando si voleva seguire con attenzione l’evolversi della musica classica. Un percorso raffinato, che ha privilegiato la condivisione sulla spettacolarità.

 

Luxury Audio


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Ci siamo spostati allo Sheraton 2, e siamo entrati nella sala di Luxury Audio. Sala piccola e priva di trattamento acustico. Il volume era alto, e l’impressione iniziale è stata di un ascolto libero, senza filtri né formalità: nessun rituale, nessuna spiegazione, solo musica che scorreva ad un volume forse lievemente eccessivo - ma abbiamo notato che il mediatore lo teneva sotto controllo con il telecomando. È partita Caught a Touch of Your Love. Il ritmo era fluido, vivace, libero di espandersi. I diffusori Revival Audio Atalante Grande Rèserve con i loro grandi woofer facevano sentire la loro presenza: spingevano una pressione ricca e palpabile. La sala entrava in risonanza, e il mediatore, con buon senso, modulava un po’ il volume. La porta era aperta, il via vai presente: un ascolto piacevole ma un po’ confuso.


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È seguita Sei come sei / Just How U Are. Anche a volume contenuto si percepiva l’interazione tra diffusori e ambiente. Non era semplice trovare il punto ideale: pur stando abbastanza centrali, si notava più la presenza di un diffusore rispetto all’altro. Ci siamo spostati esattamente al centro: subito il quadro si è stabilizzato un po’. La voce si collocava meglio, con dettaglio e naturalezza. La saturazione e la risposta della sala restavano presenti, ma facevano parte del gioco. Come da prima impressione, questo è stato un ascolto caratterizzato dall’effetto live: libero, immediato, senza artifici e troppa concentrazione. Non c’era ricerca della profondità o della scena tridimensionale; qui la musica era piacevolmente protagonista, nel senso più diretto e fisico. Cambio programma: sono entrati i Pink Floyd, saremmo rimasti di più perchè, tutto sommato, l’ascolto era coinvolgente ma il tempo era tiranno e siamo passati oltre.

 

Indiana Line


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La sala era ancora più raccolta della precedente. C’era però silenzio e rispetto. Si è partiti con Hotel California. Il basso appariva un po’ timido e la scena rimaneva relativamente bassa, ma il dettaglio c’era, e c’era anche un piacevole calore. Subito abbiamo riconosciuto il carattere tipico di Indiana Line: un suono classico, senza fronzoli, equilibrato e naturale. Rotondissimo. Non erano in prova le nuove Lira 6, ma altri diffusori della gamma posizionati subito a fianco, le Utah, abbinati alle elettroniche Exposure e al DAC Wiim Pro. Non c’erano estremizzazioni in nessuna parte dello spettro: tutto rimaneva centrato, lineare e corretto. Gli strumenti mantenevano una distribuzione naturale nella scena, che restava però, come anticipato, un po’ bassa per le dimensioni della sala. Abbiamo apprezzato la scelta del volume, calibrato per non attivare interazioni con l’ambiente.


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È stato un tipo di ascolto che non stancava mai: sobrio, coerente, ma non cercava emozioni estreme. Un setup coerente con la filosofia Indiana Line: buon dettaglio, equilibrio e soprattutto ottimo rapporto qualità-prezzo, quello stesso standard che il marchio ha consolidato negli anni - anche se le Lira 6 iniziano a posizionarsi su listini più elevati ed avremmo voluto ascoltarle proprio per questo. Cambio brano: la scena è restata bassa, ma la voce era ben riprodotta. Geoff Castellucci emergeva - o meglio scendeva - timidamente, con la sua impostazione vocale molto bassa, profonda e calda. Alzando il volume, però, si percepiva un lieve accenno di distorsione nei passaggi più articolati, un limite dovuto più al contesto e alla gestione dell’energia che al diffusore stesso. In sintesi, è stato un ascolto lineare, equilibrato, sobrio da Indiana Line: perfetto per chi cercava una riproduzione naturale e piacevole senza strafare, senza effetti speciali, ma abbastanza coerente e affidabile.

 

AGD


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Un nome nuovo, almeno per noi, proviamo a spendere due righe per raccontarlo. AGD Productions è un’azienda fondata ad Aprile 2015 a Los Angeles da Alberto Guerra, ingegnere italiano con un lungo curriculum in ricerca e sviluppo nel settore dei semiconduttori di potenza e dei transistor al nitruro di gallio (GaN). Il marchio si è da sempre focalizzato sullo sviluppo di amplificazioni in classe D basate su moduli proprietari con stadio di uscita integrato in capsule di vetro ispirate alla forma delle valvole.


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Appena entrati e ovviamente da subito il setup ci ha colpito a livello estetico: abbiamo ritrovato la presenza di quei suddetti circuiti esterni alle elettroniche, a forma di valvola: un dettaglio che trasmette attenzione al design e alla tradizione, senza sacrificare la modernità. Gli alti diffusori elettrostatici (Prodigo WR1 Ultra, marchio ungherese che sviluppa artigianalmente diffusori elettrostatici) dominavano la scena acustica con il loro fascino caratteristico: trasmettevano ambienza, spazialità e un alto dolce sempre molto coinvolgente.


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Abbiamo preso posto ed è partito un brano corale: etereo, perfettamente gestito. Le voci si muovevano con naturalezza, lo spazio si apriva davanti all’ascoltatore senza alcuno sforzo. Cambio brano: è arrivata una chitarra. Realistica, piena, ben distribuita nell’ambiente. Anche il medio-basso si è fatto notare: non profondissimo, ma sufficientemente presente da dare corpo al fraseggio senza dominare.


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Abbiamo ritrovato tutti gli aspetti positivi dei diffusori con questa progettazione e tecnologia. In generale, anche se privo di una presentazione - almeno durante la nostra presenza - l’ascolto è stato curioso e piacevole: esteticamente nuovo, dolce, etereo. Un’esperienza che ha mescolato fascino visivo e musicale, capace di sorprendere senza eccessi, con una musicalità elegante e delicata che è rimasta impressa. Benvenuto Alberto al Gran Galà dell’alta fedeltà!

 

Sound by Hari


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Eravamo quasi alla fine del giro delle sale e avevamo visto da fuori un diffusore particolare che ha catturato subito l’attenzione: un design originale, un grande trapezio bianco poggiato su basi in vetro, elegante e distintivo. Siamo entrati ed è partito subito un brano da vinile, con quel tipico scoppiettio che ha trasmesso subito atmosfera. Il dettaglio era notevole, così come la scena: il suono si distendeva nello spazio con naturalezza. La sala non era trattata, ma la notevole distanza dalla parete posteriore aiutava a generare un’ottima ambienza. Stavamo ascoltando le FM Acoustics Inspiration System, così citava il cartello correttamente predisposto davanti a uno dei due diffusori.


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L’ascolto è proseguito e in alcuni passaggi, però, la saturazione dell’ambiente è emersa, creando un lieve senso di confusione che ha sottratto un po’ del buon dettaglio presente. Finito il brano il mediatore ha salutato tutti e ha deciso di spendere qualche secondo per parlare a tutti i visitatori. Giusto per ricordare, Sound By Hari, con sede a Šempeter pri Gorici (Slovenia) opera principalmente come distributore e promotore di diversi prodotti audio hi-fi nel mercato europeo, giusto per citarne alcuni Zellaton, FM Acoustics, Taiko Audio e altri.


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Durante questi secondi, il mediatore ha raccontato con entusiasmo le proprie percezioni, le esperienze d’ascolto e la storia dietro al disco che stava per mettere in riproduzione. La passione traspariva: non era una spiegazione tecnica sterile, ma una breve condivisione sincera e gioiosa. E’ stato un approccio che ha aggiunto valore all’esperienza, coinvolgendo chi ascoltava. Si è quindi passati al blues. Subito siamo stati trasportati in un club anni ’50, con una registrazione vintage, calore estremo e profondità della voce.


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Il basso non scendeva in modo monumentale, ma la distribuzione nella sala restava ordinata e coerente, anche considerando l’età del vinile. L’ascolto ha avuto un effetto quasi scenografico: si è trasportati in un’altra realtà, sorseggiando un vecchio distillato su una poltrona in pelle, lasciandosi avvolgere dalla musica, rilassati e completamente immersi. Un’esperienza che ha mescolato fascino estetico, musicalità e atmosfera, con il sapore autentico del vinile e la grande passione che traspariva da chi la raccontava.

 

Polaris Audio


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Per chi non lo sapesse, Polaris Audio è uno dei più grandi distributori italiani specializzati in soluzioni per l’alta fedeltà con sede a Roma (nonché uno dei primi distributori italiani ad includere nel proprio portafoglio prodotti di estremo oriente di cui tanto si inizia a parlare). Tra i marchi che tratta - e che ci ha portato qui in fiera - ci sono HiFi ROSE, Shanling, ONIX, LAiV Audio, Denafrips, AUNE Audio. Appena siamo entrati le numerose ma discrete elettroniche erano distribuite su un un mobile lungo a fondo parete ed a cantare per noi c’erano le Cabasse Murano Alto.


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Non c’era alcun trattamento acustico, tutto era lasciato libero di muoversi. Prendiamo posto in zona centrale ma c’era un continuo via vai di visitatori. E qui è arrivata la sorpresa: brano dei Metallica - Enter Sandman. Scelta davvero insolita, inaspettata e sfidante. Bene così. Non è un brano da ascolto chirurgico, da vibrazioni di dolci corde di chitarra o soffio di tromba. E’ un brano energico, vivo, duro, diretto e queste caratteristiche le abbiamo sentite tutte.


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Un brano che non chiede permesso, ma che esige muscoli e velocità. E siamo riusciti a sentire questa energia: i colpi della batteria erano forti così come gli assoli di chitarra erano veloci e ben amalgamati con il resto della riproduzione. È raro trovare espositori che abbiano il coraggio di indossare gli "scarponi di pelle" in un contesto spesso dominato dal velluto. Questa libertà d'azione non è solo una scelta di marketing, ma una dichiarazione di fiducia nei propri mezzi. Anche questo, in fondo, è il bello del Gran Galà.

 

Conclusioni


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Una finestra sulla verità”, è così che il Maestro Giulio Cesare Ricci ha voluto chiudere la prima giornata dell’edizione del Gran Galà romano 2026 sottolineando quanto gli impianti di riproduzione siano “solo” - senza voler sminuire il senso - un veicolo attraverso il quale la musica e, soprattutto il suo messaggio, entra nella nostra testa. Ecco, questa è la chiave per poter comprendere cosa sia veramente questo evento che ormai ci accompagna anno dopo anno, alla scoperta della musica. Uscendo dallo Sheraton, con le orecchie ancora piene di note e la mente che tenta di riordinare questo caos armonioso di valvole, transistor e membrane, ci è tornata in mente proprio quella frase del Maestro Ricci: “L’impianto audio è una finestra sulla verità”. Abbiamo attraversato sale dove la tecnica cercava di scomparire per lasciar spazio all’emozione uditiva, visiva e tattile. 


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Dove l’estetica e l’ingegno reclamavano orgogliosamente il loro posto sotto i riflettori. Abbiamo ascoltato il rigore didattico della classica, la polvere dei club jazz newyorkesi, le vibrazioni delle chitarre, la profondità di voci suadenti e persino il coraggio sfacciato dei Metallica. Ma alla fine di questo lungo giro, ciò che resta non è solo il numero di decibel o la profondità di una scena acustica. Ciò che resta è la conferma che questa fiera è un rito collettivo. È il piacere di ritrovarsi tra i corridoi a scambiarsi pareri. Gli impianti, lo abbiamo capito una volta di più, sono davvero il veicolo ed il viaggio, quello vero, lo facciamo noi ogni volta che chiudiamo gli occhi davanti a quei diffusori e a quel singolo brano che ci cattura.


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Il Gran Galà di Roma 2026 ci ha ricordato che, in un mondo che corre sempre più veloce abbiamo ancora un bisogno fisico, quasi viscerale, di fermarci ad ascoltare. Di aprire quella finestra e, per un istante, guardare dentro la musica. Se non siete riusciti a passare quest'anno, vi abbiamo lasciato questi brevi appunti proprio per stimolarvi a farlo la prossima volta. Perché un reportage può raccontare la cronaca, ma l'emozione della "verità" la si può cogliere solo stando lì, seduti nello sweet spot, lasciandosi avvolgere dal suono.

Arrivederci alle prossime edizioni del Gran Galà dell'Alta Fedeltà che sono in programma, quindi a Bologna il 21 e 22 marzo, a Milano - con il gran ritorno nel Quark Hotel, il 3 e 4 ottobre, a Palermo il 21 e 22 novembre e a Padova il 5 e 6 dicembre.

Per maggiori informazioni: grangaladellaltafedelta.com