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Diffusori Magneplanar MG 30.7
Diffusori Magneplanar MG 30.7
Redazione - 16 Ottobre 2020
“Pierre Bolduc ci racconta le sue demo dei Magneplanar 30.7, i successori degli illustri Magneplanar Tympani IVa, tenute durante lo Hi-Fidelity Show all’Hotel Melia di Milano nell’autunno del 2018. Due giorni di set-up e due giorni di fiera per capire le caratteristiche sonore dei nuovi Magneplanar a 3 vie e 2 pannelli per ogni canale…”
Pagina 1 - Introduzione, unboxing e caratteristiche


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Grazie a un accordo preso tra il distributore DML Audio, la Magnepan e Audiophile Sound, la ditta americana ci inviò una coppia dei nuovissimi Magneplanar 30.7 da usare nel nostro impianto durante l’edizione di ottobre del Milano Hi-Fidelity 2018. Era la prima coppia dei diffusori spedita in Europa! Questa edizione dello Hi-Fidelity poteva quindi vantare la prima presentazione europea dei 30.7 nonché il ritorno ‘autonomo’ sulla scena fieristica milanese di Audiophile Sound con la nostra propria sala, con il nostro proprio contenuto editoriale e con l’impianto scelto da noi.


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Tante difficoltà…

Cinque giorni dunque con i successori dei Tympani IVa. Un’esperienza atipica per noi: prima, perché non conoscevo i diffusori; secondo, perché non conoscevo l’amplificazione per pilotarli; terzo, perché non conoscevo l’ambiente, la Sala Jigger al piano 0 dell’albergo. Ma nella mia tasca avevo un’arma segreta: una linea diretta con Wendell Diller, in effetti il numero 1 della Magnepan. In più, potevo sfruttare la costante presenza di Eugenio Lazzari di Nonsolomusica che oltre ad assistermi durante le demo, mi prestò l’amplificazione e le sorgenti digitali e analogiche. A questo doppio colpo di fortuna fu l’ascolto dei nostri nastri master su un registratore a bobine ½ pollice della Sony generosamente prestato da Fabio Liberatore di The Recorderman.  

Senza l’assistenza di Wendell sarebbe stato difficile piazzare correttamente i quattro pannelli dei 30.7 (vedere la pagina seguente a cura dell’Ing. Fulvio Chiappetta). Fu infatti il nostro più grosso problema poiché la difficoltà maggiore era l’enorme volume della Jigger, una sala di circa 18 metri di lunghezza, 6 metri di larghezza e quasi 6 metri di altezza. In un ambiente così massiccio non c’è una coppia di altoparlanti commerciali che riescono a esprimersi al massimo. In più, questi diffusori erano appena arrivati in Italia e dunque senza rodaggio; non solo, dovevamo inserirli in un contesto ambientale senza pubblico, un elemento fondamentale nella costruzione – o dicostruzione – dello bilanciamento tonale di un impianto suonato in una così voluminosa sala di ascolto. 

Tutto questo per dirvi che è stato necessario variare il posizionamento dei diffusori più di una volta e che il rodaggio l’abbiamo realizzato in situ: fattori determinanti che hanno fatto sì che la qualità della resa sonora ha raggiunto il suo livello massimo solo nelle ultimi ore della fiera! Ma anche tenendo conto di queste problematiche, devo dire che sono rimasto sorpreso dei miglioramenti apportati ai 30.7 in confronto alle precedenti ammiraglie, le 20.7.  

  
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Pregi e limiti dei 30.7

I 30.7 godono di due significativi vantaggi rispetto ai 20.7: il primo è l’enorme passo in avanti nella riproduzione del medio-basso e basso, il secondo è una decisiva superiorità della resa del registro alto. Si tratta in entrambi i casi di miglioramenti ottenuti: 1. dallo spostare su un secondo panello il tweeter a nastro e la membrana delle medie frequenze che  nei 20.7 si trovano su uno solo pannello; 2. dall’aggiunta di una seconda membrana per la riproduzione dello spettro inferiore, situati così su un solo panello  senza tweeter e senza membrana dei medi.

Come si sa, quasi tutti gli strumenti musicali hanno le fondamentali nelle gamme medio basse e basse. Spesso non ci si rende conto che strumenti che pensiamo facciano parte della gamma alta - come i flauti per fare uno solo esempio - scendono fino a circa 250 Herz, un po’ al di sopra della gamma medio bassa, ma comunque sempre relativamente a frequenze basse. I colpi dei timpani, così tanto amati dagli audiofili, appartengono solidamente alla gamma medio-bassa (circa 80-100 Herz), senza parlare di quasi tutti gli altri ottoni e legni nonché di tanti strumenti a percussioni. È un punto importante perché se le fondamentali si sviluppano in modo sbagliato ne risultano i soliti suoni gonfiati e scuri.

Chiaro, un impianto non riuscirà mai a sviluppare le fondamentali in modo perfetto, ma diffusori come i Magneplanar mostrano seri vantaggi su speaker tradizionali e prima di tutto perché i pannelli dei planar non subiscono le pressioni sonore create dagli ambienti chiusi dei diffusori tradizionali. Dentro mobili chiusi, o quasi chiusi, i movimenti dei coni di altoparlati tradizionali vengono assai disturbati nel loro spostamento; e, a sua volta, i movimenti non lineari dei coni producono importanti colorazioni. In altre parole, è molto difficile, direi anzi impossibile, che il cono dentro un diffusore chiuso si muova avanti-dietro in maniera veramente lineare. Con i loro pannelli aperti i diffusori planar non soffrono di questi problemi e così godono di un basso assai articolato e trasparente. 


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Avendo sottolineato i pregi, non possiamo passare sotto silenzio le debolezze associati a pannelli cosi grandi. Muovere linearmente membrane con grande superficie limitano anche un pochino la loro performance nelle zone inferiori dello spettro; non in termini di velocità e di trasparenza come già notato, ma nella loro capacità di produrre una pressione sonora come alcuni dei loro concorrenti tradizionali e specialmente quando equipaggiati con numerosi woofer. Per tanti audiofili la mancanza di quel punch potrebbe essere una pecca. 

Ma devo sottolineare che grandi pressioni sonore vengono purtroppo associate a ‘un grande basso’ che spesso non è altro che un boom nella zona medio bassa. Riprodurre una nota grave correttamente è molto, molto, difficile da fare, direi impossibile. La scelta qui è fra l’uno o l’altro compromesso: il suono più limpido, trasparente e veloce ma con la profondità un po’ sacrificata dei pannelli aperti (vero anche per i Quad) o un basso più profondo ma al costo della stessa trasparenza, limpidità e velocità dei sistemi tradizionali. Il diffusore che fa entrambi perfettamente non esiste anche se è un fatto sostenuto dai protagonisti dei due campi.

Non per niente, per ovviare questa limitazione la Magnepan ha scelto di aggiungere nel nuovo modello top un pannello extra per ogni canale, dedicato solamente alle medie e alte frequenze liberando così l’altro pannello per ospitare solo membrane dedicate alla zona inferiore dello spettro sonoro. Attenzione, questi diffusori possono produrre un grande basso; in termini di confronto è soltanto con diffusori come i top di gamma Wilson Audio, Magico, B&W, Vivid, ecc – infatti con tutti i grandi diffusori tradizionali -  che sarà possibile sentire un basso più compatto ma dinamicamente un tantino più debole nella zona grave dello spettro.  

 

Pagina 2 - La tecnica, a cura di Fulvio Chiappetta


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I diffusori Magneplanar 30.7 hanno dimensioni davvero importanti, ma non sono tali per mera grandeur, quanto piuttosto per consentire di raggiungere il massimo delle prestazioni ottenibili con la tecnologia dipolare o, per lo meno, di approssimarvisi il più possibile. Parlando di una persona di alta statura, si commenta spesso che “altezza è già mezza bellezza”; questa affermazione, frutto della saggezza popolare, si attaglia benissimo al caso dei diffusori a dipolo e ne spieghiamo immediatamente il perché nel prossimo paragrafo.

Il sistema dipolare


Figura 3
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Un sistema dipolare, come le Magneplanar, è fondamentalmente costituito dall’insieme di due lamine che si fronteggiano poste parallelamente a brevissima distanza tra di loro. Nello schema rappresentato qui in alto osserviamo una sezione sagittale delle due lamine (vista laterale) in modo da comprenderne la struttura macroscopica ed evidenziare le reciproche posizioni delle due lamine. Nota bene: le immagini e le relative descrizioni desiderano indicare solo concettualmente le modalità di funzionamento del diffusore, la cui realizzazione pratica si discosta sensibilmente dalle schematizzazioni qui riportate, schematizzazioni che, per motivi di chiarezza espositiva, sono state volutamente semplificate al massimo.


Figura 1
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La prima lamina, robusta ma leggerissima e composta di materiale isolante, è mobile ed è incollata ad un lungo filo elettrico nel quale scorre corrente (quella proveniente dall’amplificatore di pilotaggio). Nello schema in alto a sinistra, osserviamo la lamina mobile vista dall'alto, con il filo elettrico in nero. La seconda lamina è fissa e rigida e supporta numerosi magneti, piccoli, potentissimi, disposti simmetricamente e opportunamente collocati e orientati. Al variare del segnale inviato al lungo conduttore elettrico - solidale alla prima lamina - si genera un campo magnetico che, congiuntamente a quello stazionario dovuto ai molteplici magnetini solidali alla lamina fissa, porta le due lamine stesse ad attrarsi o a respingersi in maggiore o minore misura, in dipendenza della polarità e della intensità del segnale applicato: in altre parole esse vibreranno una rispetto all’altra al ritmo imposto dalla tensione di pilotaggio. La lamina mobile, con il proprio movimento determina una compressione o una depressione dell’aria, generando così un suono che dipende dalla tensione applicata: in altre parole, si è in tal modo realizzato un altoparlante in grado di trasdurre un potenziale elettrico in un suono.


Figura 2
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Perché il suono possa uscire all’esterno e non vi siano fenomeni di compressione o di rarefazione che ostacolino il libero movimento della lamina, lo statore (così viene tecnicamente indicata la lamina fissa che supporta i magnetini) deve essere opportunamente forato. Il suono si presenta sia davanti sia dietro al pannello, determinando in tal modo la cosiddetta emissione dipolare. Purtroppo, proprio a seguito di tale doppia emissione (in ogni istante se l’aria viene nella parte anteriore del dipolo spinta in avanti e pertanto compressa, nella parte posteriore subisce una decompressione e viceversa) si crea una sorta di cortocircuito acustico che risulta particolarmente sensibile alle frequenze più basse della gamma audio. Ecco delineato il fondamentale limite dei diffusori a emissione dipolare: il cortocircuito acustico, che interviene in modo sensibile allorquando le dimensioni del pannello sono piccole in rapporto alla lunghezza d’onda del suono e dunque in corrispondenza dei suoni più gravi, limita grandemente le prestazioni all’estremo inferiore della banda audio.

A seguito di questa spiegazione del principio di funzionamento di un diffusore Magneplanar, dovrebbe apparire evidente quale enorme vantaggio si raggiunge ampliando la superficie della lamina irradiante: innanzitutto le sue maggiori dimensioni consentono di muovere una massa d’aria più importante, la qualcosa implica la capacità di gestire grandi volumi sonori anche a frequenze molto basse. Ma non basta: la maggiore superficie del pannello radiante sposta verso i suoni maggiormente gravi il fenomeno del cortocircuito acustico. Alla luce di queste considerazioni si può ben dire che per un dipolo a lamina vibrante davvero la grandezza è già mezza bellezza. Nota bene: anche un dipolo costituito da un ampio supporto che sorregge un altoparlante in aria libera si avvantaggia della maggiore superficie del supporto, ma nel caso delle Magneplanar il risultato viene ulteriormente accentuato, per la contemporaneità di due vantaggi, essendoci, in concomitanza alla maggiore superficie schermante anche un analogo accrescimento di quella radiante. Si potrebbe dunque, in forza delle affermazioni precedenti, desiderare di ampliare, ipoteticamente all’infinito, le dimensioni del pannello: il cuore direbbe sì, ma la logica impone delle ferree limitazioni. Ne parliamo nel prossimo paragrafo.


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La risonanza della membrana

La risonanza della lamina, che vibrando emette il suono, è un fenomeno che diviene sempre più gravoso al crescere delle dimensioni della lamina stessa e che pertanto impedisce di ipotizzare dimensioni iperboliche del sistema. Non si stenta a immaginare che la risonanza di una membrana di ampie dimensioni è funzione della forza con la quale viene tensionato il pannello. Il problema a tal riguardo nasce dalla necessità di dover scegliere un giusto compromesso tra due opposte esigenze: infatti, per evitare che la frequenza di risonanza cada in banda audio, bisognerebbe tendere poco il pannello, allo scopo di abbassare la frequenza critica e portarla nel range degli infrasuoni, mentre dall’altro lato sarebbe opportuno evitare che una bassa tensione della membrana consentisse alla stessa di formare un’ampia pancia che facilmente potrebbe nel suo moto urtare contro lo statore, la cui distanza non può essere maggiorata più di tanto, pena la riduzione del campo magnetico e il conseguente abbattimento della efficienza. Inoltre, è opportuno evidenziare che la risonanza della lamina vibrante comporta, oltre alle problematiche su accennate, anche una scorretta riproduzione dei suoni più gravi: infatti, indipendentemente dalla frequenza del segnale di pilotaggio, purché essa sia prossima a quella di risonanza della membrana, quest’ultima, una volta che è stata così eccitata, tende a vibrare alla propria frequenza di risonanza e non più a quella del segnale di pilotaggio. Tale fenomeno, detto in gergo ‘basso continuo’ o anche ‘effetto juke box’, inquina irrimediabilmente la riproduzione della parte grave dello spettro audio con l’emissione di suoni di fatto non correlati con il messaggio musicale. 

Dunque, in un pannello di grandi dimensioni - che non dimentichiamolo è la scelta principe per assicurare una corposa riproduzione anche delle frequenze più gravi della banda audio - la inevitabile risonanza del pannello stesso è un gran bel guaio. Ecco che a questo punto, per minimizzare il problema, il progettista delle Magneplanar ha scelto di suddividere, sotto il profilo funzionale, la membrana in tante piccole frazioni (suddivisione ottenuta bloccando la lamina vibrante in diversi punti strategicamente individuati) in modo da non avere più un’unica risonanza particolarmente pronunciata, bensì più fenomeni di minore entità e spalmati opportunamente nella zona a frequenze più basse della gamma audio. Anche le Magneplanar più piccole adottano lo stesso stratagemma, ma nel caso della 30.7 il lavoro di ottimizzazione è risultato ovviamente molto più gravoso: solo una attenzione maniacale, quale indubbiamente è stata riservata dal costruttore al suo prodotto di punta, ha consentito di controllare al meglio il fenomeno evitandone praticamente del tutto i risvolti negativi sul suono. 


Wendell Diller, numero uno della Magnepan
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L’interfacciamento delle 30.7 con l’amplificatore e l’ambiente

Meglio dirlo subito, senza girare intorno al problema: interfacciare la 30.7 non è assolutamente semplice. Affrontiamo l’argomento partendo dall’esaminare le problematiche inerenti la scelta della amplificazione adatta. Ben sappiamo che due sono i parametri del diffusore che influenzano tale scelta e precisamente l’andamento della impedenza dell’altoparlante e la sua efficienza. Purtroppo il grosso sistema Magneplanar non solo costituisce un carico nient’affatto semplice, quanto per giunta è caratterizzato da una sensibilità davvero limitata.

Partiamo dall’andamento della impedenza: non l’abbiamo misurata, ma ci sembra invero eccessivamente ottimistico il dato fornito dalla casa madre di 4ohm, resistivi e sostanzialmente costanti su tutta la banda audio. Nei nostri test di impiego pratico, abbiamo constatato che un amplificatore incapace di gestire i carichi più bassi, da 4ohm in giù, è assolutamente inadeguato nel fornire un pilotaggio autorevole al sistema: per carità, anche in caso contrario, il suono viene fuori lo stesso liquido e dettagliato, ma risulta sostanzialmente privo di quell’impatto e di quella articolazione della gamma bassa di cui il trasduttore è indubbiamente capace. Molto oculatamente la Magneplanar consiglia di scegliere le amplificazioni la cui potenza raddoppia o quasi al dimezzarsi del carico: quindi, paradossalmente, un amplificatore da 100W su 8ohm e 200W su 4ohm è ok, mentre un altro da 150W su 8ohm e 200W su 4ohm, molto probabilmente, non è adatto (infatti, una scarsa crescita della potenza al diminuire del carico potrebbe essere un segnale di insufficiente dimensionamento degli stadi finali e/o dell’alimentazione). Dopo aver riflettuto sulla capacità di erogazione richiesta in corrente al finale impiegato per il pilotaggio, affrontiamo le problematiche relative alla sua potenza: in merito a quest’ultima, seppure 100W di qualità eccelsa potrebbero bastare, abbondare di certo non guasta. Infatti la sostanziale mancanza di colorazione del suono, la pronunciata micro dinamica e in generale la piacevolezza della riproduzione, tutte qualità insite nel DNA delle 30.7, portano ad ascoltare a volumi sostenuti, senza nemmeno rendersene conto: questo è un gran complimento per il diffusore, ma è anche un oneroso impegno per il componente che lo pilota. 

Un cenno ora all’interfacciamento con l’ambiente. È fornita una serie ben nutrita di suggerimenti per un posizionamento ottimale sul sito del costruttore; rimandiamo pertanto alla sua consultazione gli interessati che volessero saperne di più. Qui ci limitiamo a dare delle indicazioni di massima. Le dimensioni della sala d’ascolto devono possibilmente andare da un minimo di 40/45 metri quadrati fino a un massimo di 80/100; è inoltre opportuno che la sua altezza non sia inferiore ai 3 metri, meglio se di più. Le motivazioni alla base di tali consigli sono presto dette: dovendo i pannelli essere convenientemente distanziati dalla parete di fondo (minimo 2/2.5 metri) e da quelle laterali (minimo 80/100 centimetri) e anche ascoltati a una distanza non inferiore ai 4/5 metri, un’estensione di 40 metri quadrati è davvero il minimo. D’altro canto, benché il sistema non sia particolarmente avaro riguardo al massimo livello sonoro emesso, siamo in ogni caso al cospetto di un diffusore che in termini di macrodinamica (la micro dinamica è sempre spaventosamente corretta, per non dire esaltante) esibisce qualche limitazione se portato oltre la zona di piena linearità e ciò impone di non esagerare nelle dimensioni del locale, pena un impatto e un’articolazione in basso che potrebbero deludere, almeno con alcuni generi musicali particolarmente impegnativi in relazione a questi parametri. Alla luce di tali considerazioni riteniamo il limite dei cento metri quadri centrato, anche se non del tutto invalicabile. Infine il soffitto, se troppo basso, funge da specchio sonoro nei confronti della emissione del diffusore, la quale, stante anche il considerevole sviluppo verticale del pannello, si proietta in buona misura pure verso l’alto: dunque molto meglio, come su accennato, non scendere al di sotto dei 3 metri per evitare che un pregio, il notevole sviluppo dell’immagine nelle tre dimensioni, si trasformi in uno svantaggio.
Un fenomeno inaspettato… 


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Una ultimissima osservazione di ordine pratico-operativo. Grazie a una serie di prove effettuate in ben tre differenti installazioni dei grandi pannelli della Magneplanar 30.7 abbiamo rilevato un fenomeno inaspettato, cui però, con il senno di poi, sono state ben comprese le motivazioni teoriche. Ecco di cosa si tratta. In più di un caso, abbiamo  constatato che variare la fase assoluta nel collegamento dei diffusori comportava delle differenze soniche ben più marcate di quelle riscontrate con diffusori basati su una tipologia differente: ciò è facilmente spiegabile e tutto sommato potevamo attendercelo. Quello che invece ha costituito una inaspettata novità è stato il constatare che in alcune installazioni il suono risultava più pieno e realistico collegando i diffusori con polarità invertita rispetto alla giusta fase assoluta. La motivazione teorica del fenomeno è la seguente: partecipando consistentemente al suono totale anche la emissione posteriore del diffusore, che giunge alle nostre orecchie grazie alle varie riflessioni soprattutto quelle della parete di fondo, la combinazione del suono diretto e quello riflesso comporta avvallamenti e picchi dipendenti dalle relazioni dimensionali in gioco. Poiché è estremamente difficile, se non addirittura impossibile, determinare a tavolino gli esiti ultimi di tali riflessioni, il nostro consiglio è quello, una volta ottimizzata la posizione in ambiente dei diffusori, di provare a invertire la fase assoluta. Le differenze in genere sono più che significative, tanto da poter scegliere senza incertezze e/o successivi ripensamenti la connessione che garantisce le migliori sonorità. 

 

Pagina 3 - Ascolto e conclusioni


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Ascolto durante la fiera

Per quattro giorni, più o meno, dalla mattina alla sera, ho potuto suonare fonti analogiche (LP tramite un giradischi e pre Verdier) compreso copie di nastri master della nostra collana The Reel To Reel Collection prodotti grazie al nostro accordo con Warner e Abbey Road Studios. Con fonti così eccezionali è stato possibile confrontare con vera obbiettività fonti originali e vedere i livelli di colorazione apportati dai diffusori. Non voglio qui entrare troppo nei dettagli legati a problemi metodologici relativi a tali confronti, ma le situazioni erano abbastanza controllate per arrivare a conclusioni valide. 

L’ascolto di master veri e di file in altissima risoluzione (DSD e PCM) ha rivelato un medio basso di una rara trasparenza. Questo posso affermarlo con certezza perché si avvicinavano al livello di coerenza e di trasparenza prodotte dai Dionisio di Bé  Yamamura pilotati con i suoi nuovi finali in corrente e con lo stesso DAC resistivo Nonsolomusica inseriti nella catena. Uno degli obiettivi della nostra demo era di provare che i giudizi tecnici dati nelle nostre recensioni (sia hardware, sia dischi) su Audiophile Sound fossero veri e non scritti per fare un piacere a chi ci manda i prodotti da recensire. Allora tra i numerosi dischi ascoltati, ne ho fatto sentire due in particolare che ho recensito estesamente su due numeri recenti della rivista: 1. Wagner, La Walkiria, Atto 1, SACD UCGD 9047 (sul n. 169 della rivista) e 2. Vienna Holiday SACD UCGD 9046 (sul n. 166 della rivista), entrambi due SACD non ibridi della Decca/Universal Music Group Japan importati dalla Sound and Music.  I nastri originali di entrambi i due titoli erano stati recentemente rimasterizzati in DSD dagli Emil Berliner Studios a Berlino; si tratta di due dischi che ho inserito nella mia ‘PB LIST’ su Audiophile Sound, quell’elenco di dischi che secondo me meritavano di trovarsi nella famosa ‘TAS LIST’ di Harry Pearson (The Absolute Sound) ma che a causa del  ‘penchant américain’ di Pearson non furono mai inseriti.


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Iniziamo con Vienna Holiday, inciso nel 1957 a Vienna. Ho l’LP originale (Decca SXL 2016) e il confronto tra quello e l’edizione SACD è stata illuminante per chi crede ancora che l’LP regna sempre supremo e che sia ancora anni luce in avanti rispetto al digitale. L’LP fu suonato da un pre e giradischi Verdier con braccio SME e testina Soundsmith. Pur essendo  sicuramente non un front-end mid-level, l’SACD ha semplicemente distrutto il vinile. La cosa che mi ha sconvolto di più è come l’SACD sia riuscito a ricreare la fotografia sonora, quasi il gusto tonale di un’incisione Decca dell’inizio dell’era stereofonica, proprio come si sente sui vinili dell’epoca della casa inglese. In termini di macro e micro dinamiche e anche in termini di trasparenza e di correttezza tonale, il vinile, confrontato con l’edizione SACD, suonava povero, compresso. E siccome quest’incisione non ha molti bassi, i 30.7 hanno riprodotto esattamente questo: senza alone artificiale nella zona del grave, senza un’ombra di boom nel medio-basso e con un livello di trasparenza che ha lasciato tanti ascoltatori a bocca aperta. Le percussioni – penso anche ai lunghi assolo della cetra nell’ultimo pezzo, il walzer Tales From The Vienna Woods, nonché  percussioni come il triangolo e soprattutto le ottave superiori della cetra, hanno dimostrato un miglioramento sostanziale nella gamma medio-alta e alta dei 30.7: il suono era cristallino, un ascolto senza fatica. L’unico parametro dove l’LP ha superato l’SACD era in quanto si percepiva più aria intorno agli strumenti e un senso più marcato dell’ambienza della sala.  


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Ma la vera sorpresa fu quando ho messo l’SACD sempre single layer dell’atto primo della Walkiria di Wagner. L’ascolto ha subito creato una sensazione inaspettata: quella di essere al teatro! Essenzialmente perché lo stesso livello di trasparenza sentito in Vienna Holiday era rimasto intatto, ma adesso si trattava di un’incisione munita di un vero medio-basso e basso ed era di una trasparenza singolare ; la differenza era tale che un ascoltatore nella sala si è alzato per dirci che aveva sentito la stessa opera recentemente a La Scala di Milano e che “ero vicino alla fossa e il suono era molto simile”. L’effetto fu tale che dopo ogni demo molti ci chiedevano se avessimo il disco in vendita… che naturalmente non era il caso perché era della Decca! Sì, audiofili, un disco di Wagner… con cantanti! L’isolamento delle medie e degli alti dal pannello dedicato al basso per me ha trasformato l’ammiraglia della Magnepan:  le voci, e in particolare quella di Kirsten Flagstad nel Walkiria, risuonavano nella grande sala Jigger in maniera impressionante, come se fossimo seduti molto vicino al palcoscenico, una voce con una sorprendente solidità e matericità. E senza neanche un soupçon di suoni ovatatti!

Conclusioni

Anche l’importatore tedesco delle testine London (Decca) mi guardava con due grandi occhi. Quest’uomo ha circa 30.000 LP di jazz ed è l’importatore più importante di supporti audiofili in Germania. Dopo la demo è venuto a chiedermi: “What was THAT recording”!!!? Di sicuro l’incisione stessa della Decca del 1957 (notate la data!) spiega anche l’impatto avuto su tanti ascoltatori. Ma sarebbe sciocco concludere che era il protagonista della demo; i veri protagonisti erano i nuovi 30.7. 
Quindi, sottolineiamo: ci sono due fattori: 1. il fatto di aver separato i pannelli su due supporti separati (per canale) e 2. il fatto di dedicare un pannello solo alla gamma inferiore dello spettro. Cose che in verità spiegano molto il successo della demo. Pierre Bolduc / Editore Audiophile Sound 

PER ULTERIORI INFORMAZIONI: AUDIOPHILE SOUND

DISTRIBUZIONE & PREZZO 
DIFFUSORI MAGNEPLANAR 30.7
Distributore: DML Audio
tel. 0541 623 905 (Sig. Massimo La Vigna)
mail: info@dmlaudio.it 
web: www.dmlaudio.it
PREZZO 43,000.00 euro