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Recensione Hisense UR9S: il TV RGB Mini LED perfetto per ambienti luminosi
Recensione Hisense UR9S: il TV RGB Mini LED perfetto per ambienti luminosi
Nicola Zucchini Buriani - 02 Settembre 2026
“L'ultimo nato di casa Hisense porta in dote un'elevata luminanza e la più ampia gamma cromatica che abbiamo misurato su un TV, basterà per competere con altri colossi come Bravia 9 II? Questa e altre risposte nella recensione completa, che confronta le prestazioni con l'ammiraglia Sony e TCL C8L.”
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Hisense è stato il primo tra i grandi colossi a credere nella tecnologia Mini LED RGB. L'annuncio dei primi prodotti risale al CES del 2025: sul palco di Las Vegas viene presentato il Trichroma LED TV, un colossale 116 pollici che arriverà poi nell'ultima parte dell'anno anche in Italia, con il nome di 116UXQ. La serie si è poi arricchita con il modello da 100 pollici, ma è solo nel 2026 che arriva il vero salto di qualità con la serie UR9S, la prima pensata per il mercato di massa.

In questo articolo andremo a valutare il 65UR9S, uno dei televisori più avanzati tra quelli in commercio e che recentemente è stato oggetto anche del nostro shoot-out, pubblicato a questo indirizzo, che lo ha visto scontrarsi con il Sony Bravia 9 II, un altro Mini LED RGB, e con il TCL C8L, che è invece basato sulla tecnologia SQD-Mini LED.

 

Sommario

 

La recensione in breve

La nuova serie Mini LED RGB di Hisense è un ottimo tuttofare che garantisce prestazioni convincenti a 360 gradi. Rende bene con sorgenti meno nobili, come quelle a risoluzione standard o HD, è molto luminoso e offre una dotazione completa, che include anche Dolby Vision 2.

Il controllo della retroilluminazione è efficace soprattutto in gamma dinamica standard, mentre in HDR capita di vedere qualche alone nelle scene più difficili. A questi pregi si aggiunge una riproduzione delle scene scure priva di rumore e artefatti nelle sfumature di colore.

C’è invece qualcosa da migliorare nell’esperienza d'uso: per sfruttare al massimo l’HDR occorre sperimentare con la Mappatura dei toni, testando la resa con i singoli contenuti. L’angolo di visione è sicuramente il principale limite: è più ampio della media, ma più ci si allontana dalll'asse centrale, più si notano gli aloni.

I punti di forza:

  • L’alta luminanza rende benissimo con l'HDR e in qualsiasi tipo di ambiente
  • La fedeltà cromatica è generalmente molto alta
  • Le scene scure sono pulite e con sfumature di colore molto precise
  • Ottimo rapporto di contrasto
  • L’elettronica si comporta bene con tutti i contenuti

I compromessi:

  • Il controllo a zone della retroilluminazione non è perfetto, soprattutto in HDR
  • L’angolo di visione non è ampissimo: se si vogliono evitare gli aloni, non ci si può spostare troppo verso i lati
  • Il tone mapping dinamico ha un comportamento incostante, non si può quindi lasciare sempre attivo

Verdetto:

UR9S è il miglior TV Hisense che abbiamo provato fino ad oggi. Il rapporto qualità/prezzo lo rende la scelta migliore per i soggiorni con tanta luce, senza sacrificare la fedeltà dell'immagine nelle scene scure, dove il passo in avanti coi modelli degli anni precedenti è evidente. Bisogna accettare qualche compromesso nel controllo della retroilluminazione, ma si ottiene in cambio un pacchetto solido che include anche Dolby Vision 2.

 

Caratteristiche e design


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Il modello che ho ricevuto in prova da Hisense è il 65 pollici. La serie UR9S comprende anche i tagli da 75 e 85 pollici. Il pannello scelto dal marchio cinese è un LCD Ultra HD di tipo VA a otto domini; la luce viene perciò diffusa con otto angolazioni diverse per allargare l’angolo di visione. Abbiamo poi una frequenza di aggiornamento a 170 Hz e un picco di luminanza dichiarato di 4.000 nit.

La retroilluminazione è Mini LED RGB, cioè con terne di diodi rossi, verdi e blu suddivisi in zone indipendenti. Questa configurazione è diversa da quella solitamente usata sui Mini LED, dove i diodi sono solo blu e vengono affiancati da un film con Quantum Dot per creare alla fine zone di luce "bianca".


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Le differenze rilevanti sono due: la prima è che i colori vengono generati direttamente a livello della sorgente luminosa (la retroilluminazione). La seconda è che il controllo a zone lavora su due livelli: al local dimming, che migliora il contrasto percepito, si aggiunge la gestione individuale di rosso, verde e blu, cioè le cosiddette zone RGB.

Il 65 pollici UR9S dispone di 1.056 zone di local dimming, disposte su una griglia 44 x 24. Le zone RGB sono 3.168 e in ognuna sono presenti quattro terne, per un totale di 12.672 Mini LED. Lo schermo integra il trattamento Anti-Reflection & Glare-Free, un filtro antiriflesso opaco che abbatte i riflessi.


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UR9S supporta HDR nei formati HDR10, HLG, HDR10+ Adaptive, Dolby Vision IQ e, tramite un futuro aggiornamento, anche Dolby Vision 2. Il sistema audio è basato su una configurazione a 4.1.2 canali messa a punto dal marchio francese Devialet, specializzato nella produzione di iconici prodotti di alta fedeltà. Le tracce audio compatibili includono tutti i principali formati, inclusi Dolby Atmos e DTS:X.

UR9S dispone inoltre della modalità Filmmaker e della certificazione IMAX Enhanced. La Smart TV cambia pelle: dal 2026 VIDAA U (il sistema operativo di Hisense) cambia nome e diventa Home OS, con una nuova brand identity rappresentata dal colore giallo. A livello di funzioni è tutto molto simile al passato, se non per una schermata dedicata che accentra il controllo dei dispositivi e fornisce alcuni consigli sui contenuti, inclusi musica, sport, film, canali in diretta e altro ancora.


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Il cuore delle funzionalità smart è rappresentato dal SoC Pentonic 800, il chip più recente e completo tra quelli realizzati da MediaTek. Tutte le tecnologie descritte sono contenute all’interno di uno chassis robusto e un po’ più massiccio della media. Non è una sorpresa: vale praticamente per tutti i Mini LED più sofisticati, dato che ospitare una retroilluminazione evoluta e un impianto audio sopra la media richiede spazio, rendendo praticamente impossibile ridurre gli spessori al minimo.

Il lato frontale è molto pulito: le cornici sono appena visibili ad eccezione di quella inferiore, che ospita anche i loghi Hisense (al centro) e Devialet (a destra). Il lato superiore è quasi interamente costellato di aperture, sia per favorire la dissipazione del calore sia per gli speaker necessari per espandere il suono in verticale.


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Il retro presenta invece una finitura a scacchi, simile a quella che Sony usava fino allo scorso anno. I connettori sono tutti collocati a sinistra (all’interno di una rientranza), paralleli al pannello: spiccano in particolare i tre ingressi HDMI 2.1 capaci di gestire segnali 4K a 170 Hz, Auto Low Latency Mode, Variable Refresh Rate e FreeSync Premium Pro. Su HDMI 3 c’è anche l'eARC. A queste porte si aggiunge anche una USB-C posta sul lato sinistro in basso, separata da tutti gli altri ingressi per facilitare l’accesso.

È una caratteristica unica nel panorama TV che può venire utile soprattutto agli utenti PC: la porta USB-C gestisce i segnali DisplayPort ed è quindi comodissima per collegare un portatile, ad esempio. La base da tavolo è un supporto centrale che fa abbondante uso di metallo e che si può fissare a due altezze, in modo da poter posizionare una soundbar senza coprire lo schermo.


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Complessivamente la costruzione è solida e curata: c’è qualche minima tolleranza o scricchiolio nelle plastiche, ma sicuramente siamo su livelli medio-alti. Il telecomando è praticamente lo stesso che accompagna i TV Hisense di fascia alta da un paio di generazioni. Gli unici cambiamenti sono le serigrafie, soprattutto quella gialla che rimanda alla pagina principale di Home OS.

Il telecomando si ricarica con il pannello solare integrato ma ha comunque una porta USB sul fondo. C’è anche la retroilluminazione che si attiva automaticamente. L’ergonomia è generalmente buona: l’unica riserva riguarda il tastierino numerico in basso, dato che chi non ha le dita lunghe faticherà non poco a raggiungerlo senza cambiare presa.


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Caratteristiche dichiarate

  • Modello: 65UR9S
  • Diagonale: 65"
  • Risoluzione: Ultra HD, 3840 x 2160 pixel
  • Pannello: LCD di tipo VA
  • Frequenza di aggiornamento: fino a 170 Hz
  • Retroilluminazione: Mini LED RGB con local dimming a 1.056 zone, 3.168 zone RGB
  • Picco di luminanza: 4.400 NIT
  • Tipo HDR: HLG, HDR10, HDR10+ Adaptive, Dolby Vision IQ, Dolby Vision 2 (con aggiornamento)
  • Tipo audio: Dolby Atmos, DTS:X, 4.1.2 canali (2x15 W + 2x10 W + 20 W + 2x10 W)
  • SoC: MediaTek MT9655 alias Pentonic 800
  • Processore: Hi-View AI Engine RGB
  • Ricevitore: DVB-T2, DVB-S2, HEVC 60p
  • App: Netflix, Prime Video, Disney+, Paramount+, Apple TV+, YouTube, Rakuten, RaiPlay, DAZN, Chili
  • Ingressi: 3x HDMI HDMI 2.1 (1 con eARC), 1 USB-C
  • Uscite: 1x audio digitale ottica
  • Uscita cuffie: Sì
  • Calibrazione bianco: 2 punti + 10 o 20 punti
  • Calibrazione gamma: Sì
  • Calibrazione colore: 6 assi (saturazione, tinta, luminanza per primari e secondari)
  • USB: 2x (1x 2.0 + 1x 3.0)
  • Wi-Fi: Sì (Wi-Fi 6)
  • LAN / Bluetooth: Sì / Sì
  • Telecomando: Sì
  • Consumo: 300 W (massimo) / 0,5 W (Standby)
  • Dimensioni: 1.448 (L) × 914 (P) × 290 (A) mm con base (posizione standard), 1.448 (L) × 838 (P) × 45 (A) mm senza base
  • Peso: 29,2 kg (con base) / 28,4 kg (senza base)
  • Prezzo suggerito: 2.299 euro

 

Misure e calibrazione

 
Scala dei grigi e gamut in modalità Standard SDR
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I menu di UR9S sono per molti versi identici a quelli di tanti televisori Hisense usciti nel corso degli ultimi anni. Si parte con la modalità Standard, che come al solito non è assolutamente precisa e va cambiata immediatamente, in modo da sfruttare le vere capacità del prodotto. Le modalità consigliate sono le seguenti:

SDR

  • Ambiente luminoso: Filmmaker con sensore di luminosità attivo
  • Ambiente oscurato: Filmmaker

HDR

  • Ambiente luminoso: HDR Filmmaker con sensore di luminosità o Mappatura dei toni HDR attiva
  • Ambiente oscurato: HDR Filmmaker

 
Scala dei grigi e gamut in modalità Filmmaker SDR
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HDR10+

  • HDR10+ Teatro

Dolby Vision

  • Ambiente luminoso: Dolby Vision IQ
  • Ambiente oscurato: Dolby Vision Scuro

 
Color checker e saturazioni in modalità Filmmaker SDR
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Come sulle generazioni precedenti, si può attivare automaticamente la modalità Filmmaker sui servizi che la supportano, ad esempio Prime Video. Questo automatismo è disponibile anche in combinazione con HDR10+ e Dolby Vision, dove prende il nome di “Autore di film” (traduzione letterale di Filmmaker). In pratica è più o meno l’equivalente di Teatro per HDR10+ e Scuro per Dolby Vision.

 
Scala dei grigi in modalità Standard e Filmmaker HDR
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Segnalo poi che sulla gamma 2026 sono state risolte alcune problematiche che avevo riscontrato su TV e Laser TV (i proiettori a tiro ultra-corto) degli anni precedenti. Dolby Vision IQ permette di disattivare il “motion smoothing”, l’elaborazione che aumenta la fluidità dell’immagine. Su modelli meno recenti la stessa voce era impossibile da modificare.

 
Color match e color checker in modalità Filmmaker HDR
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UR9S supera anche un altro limite che avevo notato nel 2024, quando avevo provato la serie U7N: non c’era una separazione tra le regolazioni in SDR e HDR all’interno della stessa modalità video. Una modifica ai colori o al bilanciamento del bianco apportata alla Filmmaker in SDR, ad esempio, si ritrovava anche in HDR. Qui non succede più: si può utilizzare - ed è quello che consiglio - la stessa base di partenza, dato che i banchi di memoria sono separati ma stavolta è possibile spremere il massimo dal TV con ogni tipo di contenuto.

 
Saturazioni BT.2020 e DCI-P3 in modalità Filmmaker HDR
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Le misure che ho effettuato con il software Calman Ultimate di Portrait Displays hanno evidenziato una buona taratura di fabbrica in modalità Filmmaker. Il DeltaE medio sulla scala dei grigi è 2,7 (massimo 3,6), al di sotto della soglia critica di 3 per l’occhio di una persona media. Il gamma ha un andamento piuttosto lineare, mentre il valore medio è vicino a 2,3 (2,286). La fedeltà cromatica è mediamente ottima, ad eccezione di magenta, rosso e blu con saturazione al 100%, che in alcuni casi arrivano fino a un DeltaE di 5,16. Sulle saturazioni al 100% torneremo in seguito.

 
Copertura BT.2020 e DCI-P3 in modalità Filmmaker HDR
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In HDR la calibrazione di base tende a schiarire leggermente i mezzitoni, come si può vedere dalla gobba tra il 35% e il 50%. Il DeltaE medio è 2,1 con la punta massima che tocca 4,5. Per i colori la situazione è simile: l’errore massimo su Color Checker, Color Match e saturazioni si attesta a 4,58, mentre la media è inferiore a 2, a testimonianza che le impostazioni di fabbrica sono piuttosto precise.

 
Picchi di luminanza in SDR e HDR
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La copertura dello spazio colore BT.2020 arriva al 93,29% xy e al 93,65% uv, mentre per il DCI-P3 ho misurato il 98,96% xy e il 99,73% uv. I picchi di luminanza in HDR sono i seguenti:

  • Area all’1%: circa 2.039 NIT
  • Area al 2%: circa 2.256 NIT
  • Area al 5%: circa 2.984 NIT
  • Area al 10%: circa 3.453 NIT
  • Area al 25%: circa 2.748 NIT
  • Area al 50%: circa 1.704 NIT
  • Area al 75%: circa 1.165 NIT
  • Area al 100%: circa 976 NIT

 
Scala dei grigi e gamut in modalità Filmmaker SDR calibrata
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Nelle modalità Standard, Dinamica e Sport si superano i 1.000 NIT (con un picco di 1.056 NIT) col bianco al 100%, ovviamente a spese dell'accuratezza. In gamma dinamica standard, invece, UR9S tocca gli 852 NIT con il bianco a tutto schermo. Il livello del nero nativo, misurato su schermata ANSI 4 x 4 a local dimming spento, è di 0,033 NIT, con un rapporto di contrasto pari a 3.900:1.

 
Color checker e saturazioni in modalità Filmmaker SDR calibrata
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Con local dimming attivo si sale tra 21.000:1 e 22.000:1, a seconda della modalità scelta. L’impostazione che ho preferito è Medio: assicura il miglior bilanciamento, aumenta il contrasto e non è troppo aggressiva. Il controllo della retroilluminazione non va mai disattivato perché gestisce anche i colori: senza il suo contributo la copertura degli spazi colore si riduce vistosamente.

 
Scala dei grigi in modalità Filmmaker HDR calibrata con e senza regolazione del gamma
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Tarare UR9S non è difficile: tutti i controlli rispondono puntualmente e c'è anche la regolazione del gamma, che funziona bene anche in HDR, permettendo di correggere i piccoli eccessi sui mezzitoni. Se si sceglie questo approccio bisogna però tenere in considerazione la perdita di circa 200 nit sul picco e una maggiore difficoltà nel regolare poi i colori - specialmente gli errori relativi alla luminanza.

 
Color match e color checker in modalità Filmmaker HDR calibrata
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Segnalo anche che i 20 punti per il bilanciamento del bianco in HDR non corrispondono a passi del 5%. Occorrono perciò alcune prove per capire su quali livelli si interviene effettivamente. In gamma dinamica standard la calibrazione fa scendere il DeltaE medio a 0,2, con una linearità praticamente perfetta (gamma 2,396 anziché 2,4). Bisogna solo prestare attenzione ai punti intorno al 40% di grigio: lì alcuni controlli agiscono a cavallo tra più livelli, quindi va fatta una media.

 
Saturazioni BT.2020 e DCI-P3 in modalità Filmmaker HDR calibrata
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I colori migliorano ulteriormente: l’errore si attesta mediamente tra 1,16 e 1,18, ben al di sotto della soglia visibile. Non si risolve però del tutto la questione relativa alla saturazione massima di magenta, rosso e blu: al 100% il DeltaE sale anche oltre il 4. È un comportamento che ho già visto sul Sony Bravia 9 II, che condivide la stessa tecnologia, e anche sugli SQD-Mini LED di TCL. Evidentemente gestire la massima saturazione di quei tre colori in SDR non è così semplice quando ci si trova a lavorare con lunghezze d’onda così strette e in cui la fondamentale non coincide con il riferimento dello spazio colore, come spiegato in questo articolo.

 
Copertura BT-2020 e DCI-P3 in modalità Filmmaker HDR calibrata
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Fortunatamente il problema quasi non si pone: sono davvero poche le occasioni in cui su schermo compaiono tinte alla massima saturazione. Anche in HDR si confermano i benefici della taratura: gli scostamenti sulla scala dei grigi sono trascurabili, mentre resta valido il discorso sull’uso del gamma per linearizzare perfettamente la risposta ai segnali (allego i grafici con entrambe le soluzioni). Migliorano anche tutti i toni campione: quelli specifici per l’alta gamma dinamica (il color match), quelli più generici (color checker) e le saturazioni. L’errore medio non oltrepassa mai 2,27; quello massimo arriva fino a 4 e corrisponde sempre alle misure che comprendono anche la luminanza.

 
Saturazioni in DCI-P3 con stimolo al 15% e 25%
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La copertura degli spazi colore è del 93,19% xy e 93,5% uv per il BT.2020, con il DCI-P3 che si assesta invece al 98,5% xy e al 99,72% uv. Hisense lavora molto bene anche sulle saturazioni a bassa luminanza, un aspetto spesso poco considerato che merita tuttavia attenzione. In HDR, con un livello del segnale al 15% o al 25%, lo scostamento arriva a un massimo di 1,49, con una media che non supera lo 0,3.


Scala dei grigi in Dolby Vision
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Con il Dolby Vision c’è però qualcosa da ottimizzare nella EOTF: il TV tende ad aprire troppo l’immagine tra il 70% e il 90%. In realtà con contenuti reali il tone mapping sembra capace di restituire immagini molto più corrette, e anzi, nella prova di visione vedremo che è a suo agio anche con quelli più luminosi. Ho comunque segnalato il tutto a Hisense: dovrebbe bastare un aggiornamento per ottenere una maggiore aderenza al riferimento.

 

La prova di visione


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Il primo contatto con UR9S mi ha trasmesso una sensazione di familiarità: il passaggio a Home OS è in realtà ancora in atto e, se si esclude l’apposita schermata richiamabile tramite il pulsante dedicato, è rimasto praticamente tutto come sulle recenti versioni di VIDAA U. Ho iniziato i miei test con le sorgenti a definizione standard e HD, come faccio di solito.

In questo caso però ero particolarmente curioso di valutare gli eventuali passi in avanti nell’elaborazione del segnale. Hisense era decisamente migliorata fin dall’adozione dei SoC MediaTek Pentonic 700 e con l’arrivo dei Pentonic 800 aveva raggiunto buone prestazioni a tutto tondo. La serie top di gamma 2026 non cambia il chip ma sfrutta nuove ottimizzazioni coadiuvate dall’intelligenza artificiale, e la differenza si vede.


Lucy
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I modelli 2024 (Pentonic 700) avevano una discreta capacità di ricostruire il dettaglio, specialmente con materiale a risoluzione HD o Full HD. I dettagli più fini erano però molto meno nitidi e questo portava a una perdita di profondità in alcune scene, che apparivano più piatte.

La generazione successiva, quella 2025 (Pentonic 800), aveva già alzato l’asticella: alcuni particolari più fini risaltavano meglio e il quadro era più compatto e convincente, anche se qualcosa continuava a mancare. UR9S va ancora oltre: adesso anche gli elementi più fini e complessi sono più definiti. Lo si nota in Lucy, nei primi piani su Scarlett Johansson all’inizio del film. I capelli sono caratterizzati da tante piccole sfumature che ne ricreano la corretta tridimensionalità e donano profondità anche al volto.


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Non siamo ai livelli di Sony o LG, che riescono a intervenire con ancora maggiore precisione ed equilibrio, riducendo ogni effetto negativo praticamente a zero. Se però si valutano le prestazioni in assoluto, il risultato espresso è ormai più che buono: Hisense è riuscita a scrollarsi di dosso l’etichetta di “marchio buono solo per contenuti in 4K”. Si può usare di tutto e con soddisfazione, ovviamente con aspettative realistiche: il digitale terrestre, ad esempio, è popolato anche da canali molto scarsi e quelli non rendono più di tanto, senza alcuna eccezione (neanche Sony e LG).

La gestione delle immagini in movimento mi è invece sembrata praticamente invariata: i contenuti a 24 fotogrammi al secondo (film o serie TV) non hanno bisogno di regolazioni particolari, dato che in modalità Filmmaker vengono già trattati perfettamente, senza introdurre micro-scatti o conversioni che ne alterano la fedeltà. Si possono ovviamente modificare le impostazioni scegliendo tra varie modalità, tra cui spicca Personalizzato, che consente di intervenire separatamente su fluidità (che aumenta il numero di fotogrammi) e sfocatura (che migliora la nitidezza).


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Se ci si limita ad apportare pochi tocchi (consiglierei non più di 3), il TV risponde bene: non ci sono artefatti evidenti e anche l’effetto soap opera - troppi fotogrammi aggiunti che snaturano il look cinematografico dei contenuti - non è eccessivo. Andare oltre implica l'insorgere di tutti i difetti appena descritti: qui secondo me c’è ancora margine di miglioramento, la soglia di tolleranza si potrebbe portare un po’ più in alto.

Mai usare per nessun motivo la funzione “Annulla Clear Motion”, quella che inserisce fotogrammi neri per attenuare la sfocatura. Le motivazioni sono le stesse che mi hanno sempre portato a bocciarla su (quasi) qualsiasi prodotto, a prescindere dalla marca e dalla tecnologia: riduce drasticamente la luminosità, introduce scatti asimmetrici (forza l’aggiornamento a 60 Hz) e genera un fastidioso sfarfallio.


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Il connubio tra pannello ed elettronica è efficace nel riprodurre fedelmente le sfumature di colore, anche nelle condizioni più difficili. Le sequenze più ostiche di Sir Gawain e il Cavaliere Verde non mostrano alcuna incertezza: il passaggio tra i gradienti è morbido e naturale anche nelle parti molto scure, dove colori come il rosso sfumano progressivamente nel nero. Ho potuto confrontare UR9S con il TCL C8L e il Bravia 9 II di Sony (ne parlo in dettaglio in questo articolo), e non ho visto differenze realmente apprezzabili a occhio.

Non c’è banding - strisce di colore che si formano tra una gradazione e l’altra - e non si nota rumore di alcun tipo. Il livello offerto è perciò decisamente alto, da questo punto di vista. Il processore si occupa anche di pilotare la sofisticata retroilluminazione: ho apprezzato in particolar modo la prontezza nel modulare la luce emessa dai Mini LED RGB. Anche nei passaggi repentini da chiari molto intensi a nero quasi totale, non si vedono mai sbalzi causati da un ritardo nel ciclo di accensione/spegnimento (o viceversa).


Il cielo stellato in Gravity
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La stessa reattività si ritrova anche quando il controllo a zone deve seguire oggetti luminosi che si muovono rapidamente su sfondi neri, una delle situazioni più complicate per i televisori dotati di local dimming. I bordi degli oggetti rimangono abbastanza compatti e non si restringono significativamente, posizionando UR9S molto sopra la media. Per dare un riferimento più preciso, il Bravia 9 II è ancora più preciso e stabile sui bordi, ma non di molto. Se si considera il delta di prezzo tra i due prodotti, credo che non ci sia molto altro da aggiungere.

In gamma dinamica standard, il pacchetto predisposto da Hisense si comporta molto bene anche nel contenere gli aloni di luce che si formano intorno a oggetti luminosi su sfondo scuro - in gergo si parla di blooming. In Gravity lo spazio costellato da stelle non evidenzia problemi, pur trattandosi di uno scenario solitamente critico per i sistemi di local dimming. Gli unici casi dove gli aloni fanno capolino sono i segnali test - per esempio una schermata nera con tantissime stelle in movimento - e la visione da posizioni decentrate, perché l’angolo di visione ne accentua la visibilità.


Gli aloni sulle scritte bianche a sfondo nero
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In HDR il processore gestisce solitamente bene il compromesso tra la luminanza molto più alta e la ricerca del massimo rapporto di contrasto percepito, che è infatti ottimo. Il bilanciamento non è comunque sempre perfetto: il limite è sempre rappresentato da scritte (come i sottotitoli) o piccoli oggetti molto luminosi circondati dal nero. Lo si nota ad esempio nel primo capitolo di Dune: quando la nave della Gilda Spaziale si avvicina al pianeta natale degli Atreides, ci sono due inquadature dove si vedono lo spazio e le stelle.

Il TV schiarisce leggermente le basse luci per diminuire lo stacco tra le stelle e i punti più luminosi. È lo stesso tipo di approccio che adotta anche il Sony Bravia 9 II - anche se in misura minore - e che definisco “furbo” perché serve a compensare i vincoli imposti dalla tecnologia. Avvicinare i due estremi aiuta a nascondere meglio il blooming, ma non riesce a eliminarlo del tutto. Attorno alle stelle qualche alone c’è, e a differenza della gamma dinamica standard, si vede anche sedendosi frontalmente, per poi accentuarsi quando ci si sposta di lato. In parole più semplici, la gestione a zone della retroilluminazione è mediamente efficace ma scende a qualche compromesso in più - nei casi limite - rispetto a Bravia 9 II o al C8L. Non è del resto una sorpresa inaspettata: il numero di zone indipendenti è più basso, sono 1.056 per Hisense contro 1.530 per Sony e 2.040 per TCL.


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Trattandosi poi di un Mini LED RGB, va valutata la modulazione della luce non solo bianca, ma anche rossa, verde e blu, cioè delle zone RGB. La sfida da affrontare è simile a quella del local dimming tradizionale: ottimizzare al massimo i colori sfruttando 3.168 aree (sono il triplo perché i diodi rossi, verdi e blu sono indipendenti) su oltre 8 milioni di pixel.

Senza una corrispondenza perfetta tra i pixel e la singola area da pilotare, l’elettronica deve trovare il giusto equilibrio tra la fedeltà cromatica e il color crosstalk. Con questo termine si intende la sovrapposizione tra i colori generati da zone adiacenti che fa virare alcune tinte. La via percorsa da Hisense ha molti punti in comune con la filosofia abbracciata dagli RGB Mini LED Sony. Gli incarnati hanno sempre la priorità: UR9S preserva il tono naturale della pelle e ha perfettamente senso, perché anche un occhio non allenato si accorge immediatamente quando un volto assume un aspetto itterico, paonazzo o bluastro.


Il color crosstalk (l'effetto in foto è enfatizzato)
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Come sul Bravia 9 II, non è facile osservare come opera il controllo della retroilluminazione in questi casi: il modo migliore è ricorrere a segnali test creati ad hoc, con uno sfondo uniforme e un mezzo busto o un viso in primo piano. Per lasciare inalterato il volto, il televisore crea un piccolo alone tutto intorno, sbiadendo leggermente il colore nelle immediate vicinanze, mentre tutto il resto rimane uguale.

Lo si nota più facilmente con il blu - come sul Sony, è il colore dove si vede meglio - ma è un effetto che non spicca nemmeno con segnali fatti apposta per evidenziarlo. Per questo motivo l’incidenza in condizioni di utilizzo reali, con immagini in movimento e senza riferimenti precisi, è marginale. Ogni tanto può capitare di scorgerlo, soprattutto se si conosce molto bene la scena, ma molto difficilmente diventa una distrazione che penalizza l'esperienza.


Shark - Il primo squalo
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Passando all’HDR, UR9S esegue un tone mapping molto convincente: i contenuti vengono adattati alle capacità del pannello senza sacrificare molti dettagli nelle parti più brillanti. Le sorgenti masterizzate a 1.000 NIT sono praticamente perfette come del resto era prevedibile, visto che la retroilluminazione permette di arrivare a valori superiori di oltre il triplo. Dai 4.000 nit in poi il TV non scurisce il quadro ma sacrifica qualche dettaglio e sbiadisce progressivamente i colori.

Questa compressione della gamma dinamica si acuisce con i rarissimi dischi a 10.000 NIT, ma l’impatto visivo non è così evidente grazie al lavoro svolto dal processore video. Nel menu c’è una voce capace di recuperare dettaglio: è la Mappatura dei toni HDR, cioè il tone mapping dinamico, che analizza il segnale in tempo reale e lo ottimizza fotogramma per fotogramma. Non è però una funzione a costo zero, che si attiva una volta per poi dimenticarsene.


Lo stesso contenuto in HDR con impostazioni di base e tone mapping dinamico
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I motivi sono due: la tendenza a schiarire l’immagine e l’incostanza dei risultati ottenuti. Il tone mapping dinamico tende ad aprire troppo sia le ombre sia le alte luci. In pratica “pompa” la luminosità a 360 gradi: può essere utile in soggiorni molto soleggiati, ma altera sensibilmente la volontà artistica del regista. Bisogna poi tenere presente che il processore non interviene sempre in modo coerente: è strettamente dipendente dal contesto, per cui può portare vantaggi tangibili in un titolo e peggioramenti in un altro.

Faccio alcuni esempi: in Shark - Il primo squalo ci sono diversi passaggi caratterizzati da elementi molto luminosi - uno su tutti il sole - ma ricchi di sfumature e di particolari molto fini. Qui la Mappatura dei toni HDR è efficace: ripristina quello che altrimenti si perderebbe, senza pregiudicare la fedeltà in modo evidente.


Top Gun: Maverick
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Il contraltare lo si trova invece in Top Gun: Maverick: tutta la parte iniziale, dove Tom Cruise si infila la tuta, mostra colori scuri desaturati, con il blu che diventa quasi nero. Basta disattivare la funzione per vedere che il colore non sbiadisce più. In pratica il tone mapping dinamico si può usare se si ha la pazienza di testarlo di volta in volta: in alcuni casi migliora, in altri è meglio spegnerlo.

Se si esclude questa variabile, i colori sono molto fedeli in quasi tutte le situazioni. Sulle basse luci alcuni colori possono comunque perdere saturazione, anche se in misura minore, a dispetto delle misure che, come abbiamo visto, sono ottime. Succede per esempio in Pan – Viaggio sull'isola che non c’è, quando il veliero entra nelle grotte e ci sono i bambini in penombra sul ponte.


Pan – Viaggio sull'isola che non c’è
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La responsabile è quasi sicuramente da cercare nell'elaborazione: per mantenere un maggior controllo e contenere gli aloni, è probabile che non ci sia una perfetta sinergia tra la retroilluminazione e il tone mapping, con desaturazione e modulazione del gamma che finiscono per essere troppo eccessivi. Attenzione però a non farsi un’idea sbagliata: l’effetto non è molto pronunciato, se non avessi avuto altri Mini LED affiancati non me ne sarei accorto facilmente. Non va paragonato al tone mapping dinamico, che impatta molto di più.

Sono rimasto invece stupito dal Dolby Vision: a dispetto delle misure non perfette, il livello di dettaglio è altissimo, anche con contenuti masterizzati a 10.000 NIT. Un altro grande pregio di UR9S è la capacità di adattarsi quasi perfettamente agli ambienti fortemente illuminati, grazie alla sua retroilluminazione fuori dal comune che non teme nemmeno le condizioni più difficili.


Un sequenza in Dolby Vision masterizzata a 10.000 nit
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Il trattamento antiriflesso contribuisce a determinare il risultato, ma con una riserva: la sua natura opaca (anche se non eccessivamente) attenua soprattutto i riflessi diffusi, ma è molto meno prestante su quelli diretti. Bisogna quindi evitare di posizionare il TV di fronte a finestre o a fonti di luce artificiale. L’angolo di visione è discreto: non è ampio come quello di Bravia 9 II ma si pone un gradino sopra C8L per tenuta del contrasto e dei colori. Il blooming non permette però di sfruttarlo appieno: più ci si avvicina al limite, più è facile notare gli aloni.

L’impianto audio firmato Devialet offre una pressione sonora piuttosto elevata, che conserva anche un certo margine prima di introdurre distorsioni troppo evidenti. La presenza degli speaker ai lati e sul bordo superiore amplia effettivamente il fronte sonoro, ma non riesce a ricostruire l’origine dei suoni con precisione. I dialoghi sono chiari e c’è un buon bilanciamento generale. Non mi ha invece completamente convinto la timbrica, specialmente sui medi, che a volte sembrano un po’ “inscatolati”.


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Le basse frequenze sono presenti ma non hanno l’articolazione necessaria per una vera esperienza home cinema. Per l’utilizzo quotidiano, con intrattenimento a tutto tondo senza troppe pretese, le prestazioni sono discrete e superiori alla media. A chi vuole qualcosa di più consiglio un sistema audio separato.

Concludo con il gaming: UR9S risponde prontamente ai comandi, grazie a un input lag di circa 13 millisecondi a 60 Hz che scende a circa 8 millisecondi a 120 Hz. Collegando un PC si può andare ancora oltre, fino a 170 Hz o 330 Hz se si sacrifica la risoluzione, accontentandosi del Full HD.

 

Conclusioni e pagella


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UR9S non è solo il primo RGB Mini LED Hisense pensato per un ampio mercato, ma è prima di tutto un buonissimo TV. È perfetto per gli ambienti luminosi grazie all’altissima luminanza e a un filtro antiriflesso abbastanza efficace, anche se con qualche riserva sulle fonti di luce diretta. L’elettronica è ulteriormente migliorata ed è perfettamente a suo agio anche con sorgenti a definizione standard e HD.

Il pannello LCD sfoggia un ottimo rapporto di contrasto nativo che migliora ulteriormente grazie al controllo della retroilluminazione. Non è però tutto perfetto: in gamma dinamica standard gli aloni sono rarissimi, mentre in HDR possono fare capolino negli scenari più difficili, che solitamente coincidono con piccoli elementi luminosi nelle scene più scure, oppure nelle scritte bianche a sfondo nero.


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La gestione dei LED RGB è invece convincente: qualche sbavatura c’è, è inevitabile, ma solitamente non rappresenta un vero elemento di disturbo e l’incidenza reale è quindi bassa. In HDR si apprezzano gli alti picchi di luminanza, il buon dettaglio anche nelle parti più brillanti e una notevole fedeltà cromatica.

Le funzioni accessorie, come la Mappatura dei toni HDR, vanno invece usate “cum grano salis”, perché richiedono di conoscere i compromessi a cui si va incontro. La qualità audio è sicuramente superiore alla media ma non è all'altezza del comparto video: è più che adeguata per una fruizione standard, ma a chi ricerca una vera esperienza home cinema a tutto tondo consiglio di dotarsi di un impianto separato, anche pescando tra i prodotti Hisense.

Completano la dotazione le numerose funzionalità legate al gaming, la compatibilità con quasi tutti i formati HDR, incluso Dolby Vision 2, e la Smart TV ricca di applicazioni. Il rapporto qualità/prezzo è buono se si considera lo street price, sceso ormai a poco più di 1.200 euro, molto più conveniente rispetto al listino.

Perfetto per…

  • Ambienti molto luminosi: non esiste un’alternativa migliore allo stesso prezzo
  • Chi cerca un buon tuttofare con dotazione molto ricca
  • Chi usa spesso il laptop collegato al TV: la porta USB-C sul lato è molto comoda

Meno adatto per…

  • Chi ha bisogno di un ampio angolo di visione: gli aloni sono più visibili da posizioni decentrate
  • Chi cerca la miglior esperienza HDR “out of the box”: la mappatura dei toni dinamica non è infallibile e va valutata contenuto per contenuto

La pagella secondo Nicola Zucchini Buriani: voto finale 7,8

  • Costruzione: 8,0
  • Versatilità: 8,0
  • Menu e taratura: 9,0
  • Prestazioni in SDR: 8,0
  • Prestazioni in HDR: 7,5
  • Riproduzione audio: 7,0
  • Rapporto Q/P: 7,5

Per maggiori informazioni: sito ufficiale Hisense

 

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