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Anche Google punta ai servizi TV

di Gian Luca Di Felice, pubblicata il 17 Luglio 2013, all 11:50 nel canale HT

“Dopo Intel, Sony e Apple, anche Google starebbe trattando accordi con i principali broadcaster televisivi e via cavo per acquisire i diritti di trasmissione dei contenuti da integrare poi in nuovi servizi streaming per le proprie piattaforme. Perché tutto questo interesse da parte dei colossi dell'elettronica?”

Solo ieri vi davamo notizia di indiscrezioni pubblicate dal Wall Street Jourmal secondo cui Apple starebbe stringendo accordi con i broadcaster TV per avviare una piattaforma "web TV Premium" priva di interruzioni pubblicitarie (vedi news). A distanza di 24 ore, lo stesso autorevole quotidiano economico statunitense afferma che anche Google starebbe lavorando nella stessa direzione, ovvero l'acquisizione dei diritti per la trasmissione in streaming di contenuti broadcast (anche se in questo caso non si parla di formula priva di interruzioni pubblicitarie). Google non è certo nuova a questo tipo di trattative e soluzioni, potendo già partire dalle esperienze di Google TV (sostanzialmente fallimentare proprio perché non ci fu un preventivo accordo con i broadcaster), YouTube e Google Fiber (servizio in fibra ottica già lanciato con successo a Kansas City e IPTV inclusa).

Come se non bastasse, anche Intel dovrebbe lanciare entro l'anno un inedito set-top box completo di servizi TV in streaming. Il servizio di Intel potrebbe chiamarsi "OnCue" e i primi prototipi mostrati dal colosso dei processori avrebbero già favorevolmente impressionato gli stessi broadcaster TV. Infine, Sony, che ha recentemente richiesto una nuova registrazione del marchio "PlayStation TV" (vedi news) e che potrebbe avviare un servizio televisivo in streaming in contemporanea con il lancio della console PlayStation 4, da allargare poi anche a Smart TV e lettori Blu-ray "connessi". Ma perché tutto questo interesse per i contenuti broadcast da parte dei principali colossi hardware e software, pronti a sborsare milioni di dollari? Nonostante il successo dei servizi in streaming on-demand (vedi Netflix o Hulu), i contenuti televisivi rimangono ancora di gran lunga i più apprezzati e seguiti dal grande pubblico. La mossa sembra quindi finalizzata all'integrazione dei contenuti televisivi all'interno di eco-sistemi hardware e software: nuove interfacce, accesso diretto e sincronizzato ad ulteriori informazioni (banche dati, social network, ecc...), servizi correlati e accesso multi-device. Il tutto per incrementare gli introiti legati ai servizi, fidelizzare gli utenti all'eco-sistema e di conseguenza vendere i relativi nuovi dispositivi. Chi la spunterà?

Fonte: WSJ / Redazione



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