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Netflix: raddoppio "proprie" serie TV nel 2014

di Nicola Zucchini Buriani, pubblicata il 31 Maggio 2013, all 10:40 nel canale SOFTWARE

“Il principale fornitore di servizi streaming VOD (seppur non ancora accessibile in Italia) annuncia l'intenzione di investire sempre di più nei contenuti prodotti in prima persona, raddoppiando il numero di serie disponibili a partire dall'anno prossimo”

Il fatto che Netflix creda fortemente nella necessità di produrre contenuti in prima persona non è una novità: abbiamo parlato più volte delle serie prodotte, a partire dalla prima esclusiva, House of Cards. I risultati fin qui raccolti, estremamente positivi, hanno convinto la compagnia a proseguire per la strada intrapresa: è stato infatti annunciato ufficialmente, per bocca di Ted Sarandos, Chief Content Officer di Netflix, che il numero di serie prodotte in esclusiva raddoppierà nel 2014. Questa decisione ci porta a riflettere sul futuro dei servizi di streaming e sulla questione delle licenze: è ormai chiaro che la gestione dei diritti è materia complessa e zeppa di punti oscuri. Basti pensare alla recente sparizione di ben 1800 titoli proprio dal catalogo di Netflix (vedi news). Ma questa è probabilmente solo la proverbiale punta dell'iceberg: chi ha potuto “sfogliare” il catalogo offerto negli USA raffrontandolo, ad esempio, con la versione britannica, avrà sicuramente colto le enormi differenze presenti. Se il servizio accessibile dagli americani è ricolmo di serie TV di ogni genere, e di moltissimi film, quello inglese presenta una quantità e una qualità di contenuti assolutamente non paragonabile.

A questo punto sorge spontanea una domanda: se Netflix ha scelto di puntare con tanta decisione sulle serie prodotte in proprio, riscontrando difficoltà persino in madrepatria con la gestione delle licenze e dei diritti, che futuro ci si può attendere per il mercato globale? La necessità di trattare separatamente Paese per Paese ha già tarpato le ali a questo tipo di servizi, specialmente in Europa, data l'ingente frammentazione linguistica e in materia di diritti (pensate alla SIAE e a tutti gli omologhi presenti nei singoli Stati: ad oggi è necessario trattare con ciascuno di questi enti, singolarmente o quasi), e il futuro non solo non sembra più roseo, ma rischia anzi di tingersi di tinte più fosche. Oltre alla gestione dei diritti per aree geografiche o geopolitiche, problema che come abbiamo detto è sempre stato presente, si sta profilando all'orizzonte la questione delle esclusive per le singole piattaforme che forniscono i servizi di streaming (uno dei possibili motivi per la cancellazione dei 1800 titoli dal database di Netflix). Potremmo quindi avere film di alcune Major disponibili solo tramite alcuni fornitori di contenuti o magari per mezzo di servizi gestiti in prima persona (Warner Bros si sta muovendo, apparentemente, proprio in questo senso), oppure serie TV gestite allo stesso modo. A questo quadro va quindi aggiunto l'ultimo tassello: i contenuti prodotti in proprio. Prendiamo proprio l'esempio di Netflix: il colosso americano sarà interessato a distribuire le proprie serie anche in Paesi in cui non è direttamente presente? In che modi ed in quali tempi? Il rischio è non solo di avere un'offerta sempre più “spezzettata” su diversi servizi, ma anche di poter accedere ad una parte dei contenuti solo con molto ritardo oppure di non potervi accedere affatto se il fornitore dei servizi non opera nella propria nazione. In sostanza l'utente potrebbe ritrovarsi, in un prossimo futuro, a non sapere se e dove potrà seguire le proprie serie preferite o se i film cui è interessato saranno sempre disponibili presso un determinato servizio di streaming. Un'incertezza che porterebbe detrimento all'intero mercato. Ci auguriamo che si trovi presto una via per regolamentare la materia con più razionalità, svecchiando un sistema di business che pare incompatibile con la velocità e la globalità che la rete ha ormai imposto.

Fonte: Flatpanels HD



Commenti (5)

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Commento # 1 di: Deuced pubblicato il 31 Maggio 2013, 20:09
Questi son pazzi

Ormai più va avanti il progresso e più i nodi vengono al pettine,le major e le varie siae sparse per il globo non sembrano recepire che i loro modelli di business sono arretrati!

Tutte queste manfrine vanno a danno dei soli utenti onesti..e ne abbiamo viste di tutti i colori,con bluray monchi nelle tracce video e/o audio,uscite posticipate rispetto ad altri paesi,streaming non per tutti,qualità spesso scadente,prezzi esorbitanti e drm di ogni forma e tipo,ecc ecc

Hanno decisamente vita più facile i pirati,pagando zero.Così è ovvio che continueranno a perdere soldi
Commento # 2 di: amd-novello pubblicato il 01 Giugno 2013, 22:39
Veramente! È ridicolo. Spero gli crollerà tutto addosso. Pensare se ci fossero degli accordi commerciali internazionali lungimiranti potremmo bypassare le nostre vetuste tv e vedere le nuove serie direttamente dagli usa ovviamente pagando. No invece se esce game of thrones bisogna aspettare due anni perchè potrebbero vendere i diritti qui. Che nervi!

Le cose che fanno ai bd sono oscene. In primis a volte i subs non levabili
Commento # 3 di: gioo pubblicato il 02 Giugno 2013, 21:43
beh, un uomo con la musica c'è riuscito e si chiama iTunes store. Il precedente esiste, quindi credo proprio che sia solo una questione di tempo, la linea è già stata tracciata con buona pace delle lobby.
Commento # 4 di: amd-novello pubblicato il 02 Giugno 2013, 22:03
si ma per il video sempre prezzi altissimi in confronto ai sistemi in usa
anche con abbonamenti
Commento # 5 di: Onslaught pubblicato il 02 Giugno 2013, 22:10
La musica è un mercato diverso: non riesco a figurarmi un disco realizzato in esclusiva per un singole store, mentre per le serie tv lo stiamo già vedendo accadere.