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  1. #1
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    [Guida] Acquistare vinile usato


    ATTENZIONE!!! Per eventuali dubbi o richieste di maggiori informazioni relative a qualcuno degli argomenti trattati, aprite direttamente una nuova discussione e non postate in questo thread, dato che al termine degli ultimi inserimenti questo verrà chiuso.


    Ultimo aggiornamento: 25 dicembre 2008


    Ho deciso di realizzare una piccola guida senza pretese per tutti gli appassionati che desiderano acquistare preso negozi "fisici" o online dischi usati in vinile. Come immaginerete, a causa del tipo di supporto (che si consuma a contatto con la testina) la scelta può essere piuttosto delicata, in particolare nel caso di pezzi rari, il cui costo può raggiungere e superare tranquillamente le centinaia (e migliaia) di euro.
    Oltre al consumo del supporto, è importante quello della copertina, che anche in questo caso è molto più esposta rispetto a quella di un CD.

    Per cercare di semplificare la valutazione di un vinile in fase di acquisto, è stata adottata una codifica che identifica lo stato del supprto e della copertina: cercando su un sito specializzato, oppure in un negozio, potreste quindi imbattervi in definizioni tipo [VG/EX], oppure [M/M] e così via.
    Il significato di queste definizoni è il seguente:

    P: Poor (stato: solo una o due canzoni ascoltabili, il resto inascoltabile causa usura e/o danni)
    F: Fair (stato: solo un lato ascoltabile, l'altro inascoltabile causa usura e/o danni)
    G: Good (stato: buono - ATTENZIONE! A volte un vinile definito "G" è in realtà un "F" o un "P")
    VG: Very Goood (stato: molto buono)
    EX: Excellent (stato: eccellente)
    M: Mint (stato: come nuovo)
    S oppure SS: Still Sealed (stato: nuovo)

    Ad esempio, un disco definito [EX/VG] indica un vinile in condizioni Eccellenti (EX) con la copertina in condizioni Molto Buone (VG).

    E' molto importante capire una cosa: si tratta di una valutazione abbastanza soggettiva, e non oggettiva: quindi, sarà possibile che la valutazione fatta dal venditore non coincida sempre con quella dell'acquirente...
    Un disco che il venditore valuta EX o VG++ (Very Good ++, Stato: Ottimo), potrebbe, ad esempio, essere in realtà un semplice G. Diciamo in generale che se la valutazione S (nuovo sigillato) e M (come nuovo) danno poche possibilità di interpretazione, la EX è abbastanza interpretabili e lo è MOLTO la VG. Quindi fate attenzione.

    Cosa dobbiamo aspettarci da un vinile o da una copertina identificati con l'uno o altro parametro? In linea di massima, scartando i vinili "F" o "P", considerate questo:

    G: Vinile: molto usurato con rumore di fondo, a volte letto da giradischi che hanno poco a che fare con il concetto di HiFi, quindi testine con forze di appoggio simili ad un aratro e cose simili. Possibili graffi anche "importanti" sul disco che possono compromettere in alcuni momenti l'ascolto (il classico "toc toc toc"). Copertina: Consumata, con possibili danni irreparabili (buchi, scritte) o riparabili (bordi sfaldati).

    VG: Vinile: usurato, con rumore di fondo e/o graffi che però non ne compromettono l'ascolto. Copertina: consumata, ma senza danni irreparabili (vedi sopra), presenta danni riparabili. Non dovrebbero essere presenti scritte che possano alterare lo stato originale.

    EX: Vinile: stato ottimo, rumore di fondo in minima quantità, ottime condizioni generali, senza graffi di alcun tipo. Copertina: Quasi perfetta, senza segni particolari di usura salvo quelli di tipo "normale" (scoloritura sui bordi degli angoli e/o sulla costina).

    M: Vinile: in perfette condizioni, letto poche volte e sempre con impianti di ottimo livello. Copertina: Senza segni di usura, normalmente conservata nelle apposite buste protettive da 33x33 cm.

    S: Vinile: Nuovo. Copertina: Nuova.

    Ovviamente, migliore è lo stato, più alta sarà la quotazione.

    Ripeto: Attenzione alle valutazioni, sono soggettive e quindi ciò che per me è EX per un altro potrebbe essere M, sia nel caso del supporto che della copertina.

    [--- Continua ---]
    Ultima modifica di Marlenio; 31-12-2008 alle 11:31
    Marlenio
    Adoro fare lo shampoo ai miei dischi.

  2. #2
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    Le altre indicazioni

    Oltre a queste indicazioni, ne troverete altre relative al tipo di copertina del disco:

    Booklet: Contiene una serie di fogli all'interno del disco, in formato album.

    Cut-out: indica che la copertina presenta un foro o un piccolo taglio. Non si tratta di un difetto, ma di una caratteristica di alcune stampe estere.

    Gatefold: copertina che si apre a libro.

    Inner sleeve: presenza di busta interna che contiene il vinile

    Insert: foglio interno, a colori o in bianco e nero.

    Lyrics: sono presenti i testi della canzone

    Obi: fascia presente sulle copertine delle stampe giapponesi

    Shaped: copertina o vinile sagomato

    Sticker: adesivo incollato sulla copertina


    Altre Informazioni utili:

    Prima stampa: si tratta dell'edizione originale, e non di una successiva ristampa. Alcune prime stampe sono pezzi estremamente rari, e in condizioni EX o M possono raggiungere quotazioni elevatissime.

    120/150/160/180/200 gr: si tratta di una ristampa su vinile pesante, quindi ad elevata grammatura. Attenzione! Il fatto che si tratti di una stampa a elevata grammatura garantisce quasi sempre una perfetta planarità del vinile, ma non indica necessariamente una elevata qualità della registrazione.

    Stampa Giapponese: il vinile giapponese è forse il migliore in circolazione per la sua eccezionale silenziosità.

    [--- Continua ---]
    Ultima modifica di Marlenio; 12-05-2008 alle 11:20
    Marlenio
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  3. #3
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    Come capire le condizioni di un vinile

    Il vero "Vinyl Hunter" dà per scontato che nelle sue infinite ricerche di pezzi rari e/o interessanti, a volte possa incappare nella "sòla" (come diciamo a Roma, ovvero nella fregatura). Questo perchè può capitare di incontrare vinili apparentemente in condizioni perfette, che poi all'ascolto si rivelano disastrosi.

    Considerate infatti che alcuni dischi, in particolare quelli del periodo in cui l'HiFi non era così diffusa, sono passati attraverso "torture" fatte di letture tramite testine-aratro, ditate, graffi e altre analoghe piacevolezze.
    Alcuni di questi difetti sono chiaramente visibili (graffi), altri molto meno... e mi riferisco in particolare alle precedenti letture fatte con testine in pessime condizioni o con pesi di lettura esagerati. In questo caso, l'unica soluzione è ascoltare facendo attenzione alla presenza di un fattore in particolare, molto simile al cosiddetto "mistracking".



    I Solchi Distrutti e il Mistracking

    Generalmente con il termine "mistracking" si intende un fenomeno di errato tracciamento della testina che porta come risultato ad una vera e propria distorsione percepibile all'ascolto. Vinili precedentemente letti con testine ad altissimo peso di lettura presentano all'ascolto un fenomeno analogo in termini di ascolto, che potrebbe farci pensare ad una errata taratura del sistema braccio/testina oppure ad una non perfetta messa in bolla del piatto.
    Questo fenomeno si nota in particolare sui passaggi audio più forti, e non sempre è presente sui due canali. A volte infatti si può presentare la situazione in cui il solco è stato danneggiato -per i più svariati motivi- solo su uno dei due canali, e quindi la distorsione sia udibile solo su uno di questi.
    In generale comunque, dischi in queste condizioni non sono da prendere neanche lontanamente in considerazione, dato che sono inascoltabili dal punto di vista audio e privi di valore dal punto di vista collezionistico.



    Non è tutto nuovo il vinile che luccica...

    Come mai il vinile [M] o [S] è lucido, mentre dopo qualche lettura si opacizza leggermente? Succede semplicemente che la puntina, anche la migliore, con la lettura "raschia" il vinile (a voler essere precisi, viene raschiato l'acido stearico del processo di stampa), asportandone una quantità infinitesimale e togliendo quindi la lucentezza successiva alla stampa.
    In generale quindi la regola dovrebbe dire che un vinile più è lucido, più è in buona condizioni: in realtà non è sempre così, così come non è sempre vero il contrario.

    Esistono infatti vari modi di rendere più lucido il vinile: dalle varie soluzioni per pulirli, alcune delle quali contengono sostanza con un evidente effetto brillantante, ad alcuni rivenditori poco seri che usano prodotti come il Vetril (esatto, proprio quello per pulire i vetri) che ha un effetto eccezionale a livello ottico: il disco sembra appena uscito dalla pressa. Considerare che il Vetril contiene ammoniaca, quindi vi lascio immaginare il risultato su un vinile.

    Analogo discorso per la situazione opposta: un disco opacizzato non necessariamente sarà inascoltabile, anche se questo indica al 90% un vinile al massimo [G], quindi molto usurato. A volte un lavaggio con appositi prodotti riesce a produrre risultati inaspettati, quasi miracolosi.



    Gli effetti del Lencoclean

    Negli anni '80 uscì un prodotto che ebbe un successo notevole, ma provocò delle conseguenze piuttosto serie. Si trattava di un liquido usato in lettura con un apposito braccetto che lo distribuiva sul vinile, che quindi veniva letto in condizioni bagnate. Come per miracolo sparivano rumori di fondo e i "toc toc" che tutti noi appassionati di vinile conosciamo bene. I risultati erano veramente incredibili.
    Tutto bene quindi? Non proprio. Con il tempo, il Lencoclean creava una sorta di residuo all'interno dei solchi che rendevano il disco come "drogato": se non si continuava ad ascoltarlo bagnato con questo prodotto il vinile diventava quasi inascoltabile per via della presenza di questo deposito. Purtroppo questo difetto persisteva anche dopo parecchi lavaggi con apposite macchine, tanto da rendere -in alcuni casi- il disco inutilizzabile.
    Fate attenzione che nel settore usato capita ancora di incappare in qualche vinile trattato con questo prodotto, e i risultati all'ascolto sono variabili: parecchi lavaggi possono riportare il vinile "in vita", ma non esiste nessuna garanzia che questo avvenga sempre.



    Alcune considerazioni finali sulle condizioni del vinile

    Come avrete capito, quando si cerca vinile usato è facile incappare nel disco "disastrato" come nell'affare d'oro che ti rende felice. In generale, cercate sempre di conoscere il negoziante e chiedete se sia disposto -nel caso il vinile fosse rovinato- a riprenderlo indietro con una sostituzione. Considerate che i negozianti in questo settore acquistano partite di centinaia, se non migliaia di vinili: la loro valutazione è quindi puramente "visiva" e sarebbe assolutamente impossibile per loro ascoltare tutti i pezzi per capire le loro condizioni. Questo per dire che un vinile rovinato non corrisponde necessariamente ad un venditore disonesto, ma la sua eventuale sostituzione lo identifica come un venditore professionista del quale ci si può fidare... cosa importantissima in questo campo.

    Ultimo consiglio: alcuni negozi permettono di ascoltare il disco prima di ascoltarlo, e questo richiede una grande attenzione per le possibili conseguenze di questa estrema disponibilità. Mi spiego meglio: recentemente è capitato di andare da un venditore piuttosto conosciuto qui a Roma, e ho assistito ad una scena da brividi: giradischi iper economico vistosamente pendente da una parte, con testina regolata in maniere molto creativa e forza di appoggio a 4 (quattro grammi). Inoltre, il venditore appoggiava la testina sul solco senza usare l'apposita levetta, ma usando il dito indice... il disco, dopo aver subito questo trattamento, veniva acquistato oppure -cosa molto peggiore- rimesso in mezzo a quelli nuovi. Non si tratta di incuria: tenete sempre presente che nel settore del vinile usato il negoziante è spesso anche lui un grandissimo appassionato, ma non sempre è anche un appassionato di HiFi, quindi non è a conoscenza che alcuni comportamenti possono danneggiare il supporto.

    Nel caso dei negozi online la cosa è ancora più rischiosa, dato che in quel caso non è neanche possibile visionare il disco, e quindi ci si deve fidare delle informazioni del venditore. In quel caso, verificate sempre se è prevista la restituzione del prodotto se non conforme alla descrizione.

    Fiere, mercatini e vendite di privati: in questo caso a volte è possibile fare il vero affare. Capita spesso che qualcuno voglia svuotare la cantina o la soffitta, e in alcuni casi vengono alla luce (è il caso di dirlo) delle prime stampe in condizioni eccellenti, vere [EX] o [M]. I prezzi sono sempre molto molto bassi, quindi anche in caso di acquisto di vinili distrutti (in questi casi è difficilissimo che si riesca a fare un ascolto preventivo), la perdita è irrisoria.

    [--- Continua ---]
    Ultima modifica di Marlenio; 08-05-2008 alle 08:36
    Marlenio
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  4. #4
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    La pulizia del vinile

    Bene, abbiamo comprato il nostro amato discone nero usato. Prima dell'ascolto, sarà opportuno eseguire un'operazione sempre consigliabile anche sui dischi nuovi, ovvero una accurata pulizia con apppositi prodotti.

    In questo campo, le opzioni sono praticamente infinite: si va dai rulli in materiale molto morbido della Nagaoka, che hanno un funzionamento analogo a quello dei rulli adesivi per i vestiti, alle macchine di pulizia che lavano prima ili disco, aspirando poi il liquido sul vinile ed asciugandolo. In generale, possiamo suddividere questi prodotti in tre categorie:

    a) a secco
    b) spray
    b) con lavaggio


    La pulizia a secco

    Nella prima categoria rientrano tutti quei prodotti come il rullo di cui parlavo prima, le spazzole in carbonio, i panni antistatici, i braccetti con pennellino e così via. I risultati possono essere buoni, ma non eclatanti. Il più delle volte infatti la pulizia soddisfa l'occhio, ma non l'orecchio, dato che questa categoria di prodotti lavora a livello superficiale, ovvero rimuove la polvere meno dannosa per l'ascolto, ovvero quella che si deposita sul disco sulla parte superiore del solco. Le componenti che creano i veri disturbi, ovvero i depositi di sporcizia e polvere nelle parti inferiori del solco difficilmente vengono raggiunte, e anche se lo sono non è detto che vengano rimosse a causa del tipo di pulizia, appunto "a secco".

    Prodotti quindi che non vale la pena di utilizzare? No di certo: io personalmente ho un paio di spazzole con peli in carbonio, ma non li reputo prodotti adatti ad una pulizia profonda. Per quella l'unica soluzione è il lavaggio.



    Gli Spray

    Una volta esisteva il Permostat (a dire il vero, esiste ancora), che garantiva di rendere il vinile refrattario alle cariche elettrostatiche per tutta la sua vita. Questo prodotto ha avuto il merito di aprire al strada ad una nuova di generazione di prodotti caratterizzati da ottime prestazioni in relazione alla loro semplicità di applicazione. Considerate comunque che lo spray vaporizzato raggiungerà le parti più profonde del solco, ma la fase finale sarà poi data sempre dalla successiva asportazione con un panno o una spugna in velluto, e i risultati non sempre sono garantiti. Inoltre ho qualche dubbio su alcuni di questi prodotti, dato che ho l'impressione che contengano qualche additivo per lucidare il vinile, cosa che mi lascia sempre perplesso. Alcuni di loro comunque raggiungono buoni risultati, ma tenete presente che lo scopo di questa categoria di prodotti è prevalentemente indirizzato alla riduzione/eliminazione delle cariche elettrostatiche.



    Il lavaggio

    Il lavaggio rappresenta secondo me la soluzione che garantisce i risultati migliori: è sicuramente lunga e richiede molte più attenzioni del semplice passare un panno sui nostri amati vinili, ma garantisce la vera pulizia a fondo del vinile e il risultato è (quasi) sempre ottimo. Esistono macchine appositamente create per questo scopo (ad esempio le Nitty Gritty o le Clearaudio), ma il principio è sempre lo stesso: una prima fase in cui il disco viene cosparso di un liquido che ha il compito di detergere il disco, ed una seconda in cui il disco viene fatto girare e il liquido aspirato da una pompa, asciugandolo. I risultati sono più che ottimi, il prezzi di queste macchine parte da circa 300 Euro per quelle non motorizzate (il disco viene fatto girare a mano) a parecchie migliaia per quelle professionali.

    Una "scuola di pensiero" propone il lavaggio del disco con l'apposito liquindi di pulizia passato con un pennello largo e piatto a setole morbide. Il pennello deve essere fatto scorrere seguendo i verso dei solchi, e le sue setole asporteranno i deposito e la polvere. Il disco in seguito dovrà essere asciugato. Personalmente ritengo che la soluzione sia fattibile, anche se non mi piace molto l'idea di "spennellare" i miei prezioni vinili.

    L'ultima soluzione è quella che utilizzo da più di 20 anni, e attraverso la quale sono passati tutti i miei vinili con ottimi risultati: la famosa macchina manuale Knosti. Si tratta di una idea semplicissima ma al contempo geniale: una vasca di lavaggio con al suo interno due spazzole. Dentro questa vasca viene versato il liquido di pulizia. Tramite due perni si blocca il vinile, che viene fatto ruotare all'interno di questa vasca, con le due spazzole che puliscono i due solchi. Il disco, una volta lavato viene messo ad asciugare in una rastrelliera. Il liquido di pulizia viene poi recuperato, pulendolo dalle impurità raccolte tramite un piccolo filtrino. Il funzionamento, come avrete capito, è completamente manuale. il costo della Knosti completa di 1 lt di liquido di pulizia costa intorno ai 60 euro.
    La cosa simpatica e che indica la validità dell'idea è che questa macchina è ancora identica al modello presentato più di 25 anni fa.

    Io di solito faccio fare due giri in senso orario al disco, in modo da bagnarlo, e poi lo lascio ad ammorbidire per qualche minuto. Dopo eseguo 20 rotazioni in senso antiorario e 20 in senso orario, infine lo metto ad asciugare.

    Semplice ed efficace: i risultati della Knosti sono superiori a quanto si potrebbe pensare vedendo questo prodotto per la prima volta. Ci si sente molto "Bel lavanderino che lava i suoi dischetti" ma io ogni volta che lavo i miei dischi alla fine mi sento particolarmente soddisfatto... è un "rito" che il CD non mi permetterà mai di fare.

    EDIT del 6 ottobre 2008: Per chi volesse cimentarsi nella realizzazione di una economica macchina lavadischi modulare, trova il progetto con foto e spiegazioni a questo link.



    Per chi vuole provare (e risparmiare): un liquido di pulizia fatto in casa

    I liquidi di pulizia per prodotti come la Knosti o la Clearaudio sono piuttosto costosi: si va da circa 25 Euro fino a oltre 60. Considerate che la loro formulazione è piuttosto semplice: sono infatti composti (generalmente) da acqua distillata, alcool etilico (quello per liquori) e -volendo- un prodotto tensioattivo. L'acqua distillata evita che si depositino sostanze nei solchi, l'alcool deterge e sgrassa, il liquido tensioattivo è del normale detersivo per piatti o -ancora meglio- l'imbibente fotografico. Le miscele che utilizzo normalmente sono realizzate in questo modo:

    Soluzione per lavaggio "normale" o di mantenimento:

    a) 3 parti di acqua distillata
    b) 1 parte di alcool etilico
    c) 5 gocce di imbibente fotografico o prodotto tensioattivo per ogni litro di prodotto.


    Soluzione per lavaggio di casi "difficili"

    a) 1 parti di acqua distillata
    b) 1 parte di alcool etilico
    c) 10 gocce di imbibente fotografico o prodotto tensioattivo per ogni litro di prodotto.

    I costi? Considerate che 2 lt di prodotto costano in totale circa 2 euro.

    Al posto dell'imbibente fotografico è possibile anche utlizzare del normale detersivo per piatti, ma è importante che sia del tipo privo di coloranti e profumi. Quindi evitate i prodotti reperibili per casa, e rivolgetevi ai prodotti professionali (per alberghi e ristoranti). Il mio consiglio è di andare da un rivenditore di materiale fotografico e comprare una confezione di imbibente fotografico: una confezione da circa 200ml costa intorno agli 8 euro, e si evitano in un colpo solo problemi di profumi e coloranti vari.
    La stessa attenzione di deve applicare per l'acqua distillata: alcune di quelle vendute nei supermercati sono addizionate a profumo, e sono da evitare. L'alcool etilico volendo può essere sostituito con quello isopropilico, ma il primo è più semplice da trovare. Uso questa miscela da anni con ottimi risultati, ovviamente in unione alla Knosti.

    EDIT su consiglio di Girmi (che ringrazio ): E' ovvio che parlando di alcool non si deve assolutamente utilizzare quello denaturato che contiene coloranti e sostanze assolutamente incompatibili con il vinile. Altrettanto ovviamente, è vivamente sconsigliabile fumare quando vi maneggiano queste sostanze, così come lavorare vicino a sorgenti di calore elevato (caminetti, fornelli, stufe e compagnia bella).
    Infine, consiglio di scrivere un'etichetta sul contenitore di questo liquido, che chiarisca con simboli e testo che si tratta di liquido tossico, quindi da non ingerire.



    --- Continua ---
    Ultima modifica di Marlenio; 09-10-2008 alle 18:16
    Marlenio
    Adoro fare lo shampoo ai miei dischi.

  5. #5
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    La conservazione dei vinili

    I vinili richiedono particolari attenzioni e cure: il materiale utilizzato è particolarmente elastico e quindi flessibile, e tende a "memorizzare" la forma assunta se piegato. Per questo motivo, è necessario seguire delle semplici regole che garantiranno ai nostri dischi una lunghissima vita. Analoghe attenzioni devono essere riservate alle copertine, realizzate nel 90% dei casi in cartone, quindi anch'esse molto delicate.

    • i vinili devono essere conservati in posizione rigorosamente verticale, al massimo con una leggera inclinazione di pochi gradi. Non devono essere mai impilati orizzontalmente, così come pile orizzontali non devono essere appoggiate su dischi posizionati verticalmente;
    • capita spesso di trovare dischi usati che conservano ancora la pellicola trasparente usata per sigillare i vinili nuovi. In questi casi il proprietario, al fine di conservare la sustodia, si è limitato a tagliare questa pellicola dal lato di uscita del disco. Rimuovetela immediatamente, e verificate che il disco non presenti flessioni: infatti, l'apertura della pellicola da un solo lato crea delle tensioni che vengono scaricate sulla copertina e -di riflesso- sul vinile. Se volete preservare la copertina, la soluzine corretta non è questa;
    • molte volte il mobile dove abbiamo i nostri dischi è appoggiato alla parete: controllate sempre che questa parete non sia percorsa da tubature del riscaldamento o dell'acqua calda, o da qualsiasi sorgente di calore. Per quanto il vinili possa sopportare delle piccole variazioni termiche, sbalzi costanti e continuati porterebbero a delle alterazioni (avete mai visto un vinile esposto al sole?);
    • conservazione delle copertine: considerate che archiviando i dischi, quindi avvicinandoli verticalmente tra loro, si crea attrito tra le copertine. E' uno dei motivi per cui si vedono spesso definizioni di vinili usati [M/G], quindi vinile perfetto ma con copertina appena discreta. E una copertina [G] fa crollare le valutazioni in notevole percentuale. La soluzione è semplicissima: esistono delle buste fatte appositamente per archiviare i vinili. Sono quadrate, da 33x33 cm, aperte su un lato. Si trovano nei negozi di articoli per cartoleria oppure, per chi preferisce l'acquisto online, su eBay. Il costo è basso, tra i 20 e i 30 centesimi di euro, e vengono normalmente vendute in confezioni da 50/100 pezzi. L'uso di queste buste mantiene le copertine in stato perfetto negli anni;
    • ultimo avvertimento per le "nuove generazioni" che hanno subito di recente il fascino del vinile, ma non hanno avuto modo di sviluppare ancora quella "cultura ed arte" nel setup del giradischi. Curate sempre al massimo il setup del piatto, del braccio e della testina: mettete in bolla il piatto del giradischi, regolate alla perfezione la testina sul braccio, verificando l'errore radiale, il tilt frontale e l'allineamento orizzontale su disco. Pulite frequentemente lo stilo della testina, almeno ogni 2/3 dischi ascoltati (se non puliti: in caso contrario basta una pulizia ogni 10/12 ascolti). Anche in questo caso, senza andare su prodotti esoterici e co$tosissimi, una semplice miscela composta al 50% da acqua distillata e al 50% da alcol etilico farà perfettamente al caso nostro.


    EDIT del 25 dicembre 2008: Un'alternativa per la pulizia dello stilo è rappresentata dal Blu Tak: per chi non lo conoscesse, questo prodotto viene venduto in piccoli fogli, ed ha una consistena simile a quella della plastilina. In HiFi viene usato per svariate applicazioni (smorzatore, supporto, antirisonanza, etc.) ma -dato che non è unto- è ottimo anche per questo scopo. Basta appoggiare un piccolo pezzetto sul piatto e appoggiarci sopra lo stilo, come se dovesse leggere un disco. Essendo leggermente adesivo, tutte le impurità rimarranno sul Blu Tak, e lo stilo risulterà perfettamente pulito.

    --- Continua ---
    Ultima modifica di Marlenio; 31-12-2008 alle 11:29
    Marlenio
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  6. #6
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    Il restauro delle copertine.

    Abbiamo parlato di come pulire il vinile e come cercare rendere nuovamente ascoltabili dischi anche in condizioni difficili, vediamo ora come cercare di rendere presentabile una copertina danneggiata. Per le nostre necessità servono pochi strumenti dal costo irrisorio.

    • un rotolino di scotch per disegnatori (quello semi-opaco usato per gli acetati, non quello trasparente);
    • uno stick di colla per carta;
    • una gomma-pane;
    • un barattolo di colla vinilica;
    • un pennellino doppio 0 ("00");
    • un barattolino per miscelare la colla vinilica con l'acqua;
    • dei foglietti di tessuto non tessuto;
    • un piccolo coltellino con la lama sottile ma non troppo affilata;
    • pinzette da trucco.


    Le copertine dei vinili usati presentano generalmente questi diffetti:

    • Danni da usura, che possono andare dalla semplice scoloritura dei colori al buco/taglio del cartoncino;
    • scritte a pennarello/penna/matita;
    • etichette autoadesive incollate;
    • "apertura" del cartoncino sulla costina o sui bordi aperti dove si inserisce il vinile: in pratica, l'urto dovuto al continuo inserimento del vinile dentro alla custoria provoca lo sfaldamento dei bordi della custodia stessa, che tendono quindi ad "aprirsi".



    Nelle varie operazioni di restauro descritte, ovviamente il disco non deve essere all'interno della custodia ma estratto e custodito in un posto sicuro.


    Nel caso di scoloritura dei colori, c'è poco da fare: il disco non è stato conservato nelle buste protettive, e quindi la copertina si è consumata per l'attrito con le altre copertine. Alcuni non lo considerano un vero difetto (io sono tra questi), ma uno di quei particolari che rende affascinante questo oggetto.

    Quando si trova un buco/taglio nella copertina, siamo in presenza di un danno serio che potrà essere ridotto, ma non eliminato. La valutazione di copertine con questo difetto, anche se ridotto, non potrà mai essere superiore al [G]. Il buco potrà essere esclusivamente sigillato, mettendo da una parte e dall'altra della copertina un piccolo pezzetto di nastro adesivo da disegnatori, in modo da sigillarlo ed evitare che si ingrandisca ulteriormente. Attenzione a non usare il normale scotch trasparente!!! Questo infatti invecchiando si indurisce e assume una colorazione giallastra. In seguito si stacca, lasciando sulla copertina uno strato di colla indurita ineliminabile.
    Ovviamente, non usate strati di nastro lunghi metri e metri. Un piccolo pezzetto, che copra il buco da entrambi i lati e i suoi contorni. L'importante è impedire un eventuale ulteriore allargamento.

    Per i tagli la procedura è simile, con una distinzione: se il taglio attraversa la copertina, la soluzione da applicare è identica a quella usata per i buchi. Nel caso sia superficiale, l'alternativa può essere costituita da una miscela costituita al 70% da colla vinilica e al 30% da acqua. Si mescola bene, e si applica la miscela all'interno del taglio con un pennellino, facendo attenzione a non farlo fuoriuscire dai bordi. Il taglio poi deve essere richiuso tamponando con i foglietti di tessuto non tessuto eventuali piccole fuoriuscite di miscela vinilica. Infine, la copertina può essere messa sotto un oggetto pesante che "pressi" il taglio schiacciandolo e quindi richiudendolo. In alcuni casi i risultati ottenuti sono eccellenti, in particolare nel caso di tagli netti.

    Scritte a pennarello/penna/matita: per i primi due mettetevi l'anima in pare e rassegnatevi. L'unica cosa che potete fare è chiedere uno sconto sul prezzo di acquisto. Per quelle a matita, non usate mai la classica gomma da matita (per intenderci, quella color mattone) o -ancora peggio- quella da penna (colore blu): sono molto abrasive, e oltre alla scritta a matita asporterebbero la stampa originale della copertina. Usate invece la normale gomma-pane da disegno, morbidissima, passandola delicatamente sulla scritta fino a cancellarla. Anche in questo caso, i risultati sono ottimi.

    Le etichette autoadesive sono una cosa che odio particolarmente: a volte purtroppo capita addirittura che gli stessi negozianti le incollino sulle copertine per indicare il prezzo o le caratteristiche, ignorando i danni che la colla può provocare alle stesse. Purtroppo non c'è molto da fare, e molto dipende dal tipo di colla usata nell'etichetta. Alcune etichette infatti si comportano come il famigerato scotch trasparente: la colla invecchia, si indurisce, l'etichetta si stacca facilmente ma lascia sulla copertina la sua "impronta" di colla solidificata.
    In questi casi potete fare molto poco, salvo versare lacrime amare e pretendere uno sconto nel caso la copertina fosse stata definita più che [VG] dal venditore.Ci sono poi le etichette con la colla peggiore, quella che io definisco "simil attack": queste etichette diventano praticamente tutt'uno con la copertina, e tentare di distaccarle provoca dei danni irreparabili, strappando il primo strato della copertina stessa. Anche in questo caso, io mio consiglio è di pensare a godersi il disco e di fare finta di considerare l'etichetta come facente parte della copertina. Un possibile tentativo è provare ad utilizzare un normale phon per capelli riscaldando l'etichetta. Se si è fortunati la colla si ammorbidisce ed è più semplice staccarla.
    Ultimo tipo, le etichette più semplici, quelle con un adesivo simile a quello usato nei famosi Post-It: si tratta di una colla molto delicata, che non lascia residui. In questo caso la rimozione è semplice: prendete il coltellino con la lama sottile e arrotondata, e facendo attenzione a non graffiare la copertina alzate delicatamente l'angolo dell'etichetta. Fatto questo rimuovetela molto delicatamente con le pinzette da trucco, tirandola con molta attenzione. Procedura analoga può essere utilizzata per il primo tipo di etichette che ho descritto, ma in questo caso rimarrà l'impronta della vecchia colla.

    Infine, il caso di "apertura del cartoncino": generalmente è un difetto da usura che si presenta sugli angoli e sul lato della copertina dove si inserisce la busta con il vinile. In pratica, gli strati che compongono la copertina si sfaldano e si aprono. In questo caso la soluzione è molto semplice: prendere lo stick di colla e passatelo delicatamente sul vordo della copertina sfaldato. Prendete poi un foglietto di tessuto non tessuto e passatelo sull'area danneggiata, comprimendola con le dita. In questo modo, otterrete uno schiacciamento degli strati, che rimarranno poi incollati tra loro. Anche in questo caso, quando applicate la colla dello stick fate attenzione a non spargerla per tutta la copertina. Se il lavoro viene fatto con cura, il risultato è ottimo.


    --- Continua ---
    Ultima modifica di Marlenio; 09-10-2008 alle 18:19
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  7. #7
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    I "pezzi" rari: dove trovarli e come valutarli - Parte 1

    Iniziare l'hobby del collezionismo di pezzi rari in vinile all'inizio rischia di lasciare l'appassionato un poco disorientato. Infatti, si tratta di un settore piuttosto "drogato", dove è facile trovare valutazioni con cifre
    differenti tra di loro anche dell'80%. Analogamente, ci sono differenti valutazioni tra paese e paese: una prima stampa che in Italia costa 40 euro, in Inghilterra potrebbe benissimo costare la metà.

    Ho parlato di mercato "drogato", ma in realtà ho usato un termine piuttosto forte per descrivere una situazione dove è richiesto muoversi con i piedi di piombo, dato che i fattori di valutazione sono veramente molti, e basta poco per far passare un vinile dalla categori "pezzo raro" a quella di "pezzo di scarso interesse".

    Vi elenco alcuni parametri di valutazione:

    • prima stampa, seconda stampa, ristampe successive, rimasterizzazioni;
    • condizioni vinile;
    • condizioni copertina;
    • paese di stampa (provenieza originale o stampa locale);
    • packaging originale o modificato.


    Per semplificare il discorso, mi servirò di qualche esempio con titoli che ho acquistato nel tempo.

    Iniziamo dal principio: uno dei titoli che negli ultimi tempi ha maggiormente impegnato la mia attività di "Vinyl Hunter" è stato il meraviglioso "Storia di un minuto" della Premiata Forneria Marconi. Di questo disco possiedo già il Cd con la remasterizzazione a 24 bit, ma volevo assolutamente avere la prima stampa con etichetta "Numero 1". Questo disco ha avuto un successo enorme, e quindi ne sono uscite svariate stampe: la cosa interessante è stato il packaging, che ha subito alcune trasformazioni con il tempo. La prima edizione si apriva a libro, senza inserti interni, ma aveva una particolarità molto difficile da trovare: l'uscita del disco non era verso la destra dell'album, ma alla sua sinistra. Inoltre, la parte sinistra dell'album era costituita da un singolo foglio di
    cartoncino anzichè un foglio doppio. Quest'ultima caratteristica rendeva la copertina di questo disco delicatissima e molto sensibile a danneggiamenti da usura. La seconda edizione non aveva più l'uscita del vinile a sinistra, ma superiore. Corre voce di alcune copie con
    l'uscita classica a destra.
    Le ristampe successive invece avevano la custodia con un bordo nero, e la copertina sinistra di cartoncino di maggiore spessore. In linea di massima, considerate che solo le edizioni italiane di cui ho notizia sono più di quattro. Per avere un'idea delle differenze di valore, considerate che una prima stampa di questo disci che sia almeno [EX]/[EX] vale tra i 50 e i 60 euro. Il prezzo di una seconda stampa nelle medesime condizioni si aggira sui 25 euro, mentre per le stampe successive la valutazione crolla sui 12 euro.

    Per avere un'idea dei tempi necessari a trovare un disco raro, la ricerca di "Storia di un minuto" in prima stampa originale mi ha portato via circa tre mesi prima di trovare un ottimo affare sulla baia in ottime condizioni... a
    soli 15 euro. Ma non sempre si è così fortunati.


    Riconoscere un'edizione

    Come riconoscere le varie edizioni tra prime e seconde stmpe, ristampe e remastering? Quando voi stessi non conoscete le caratteristiche di una prima stampa originale, ci sono vari modi: il primo è quello di rivolgersi ai
    forum di appassionati su Internet, veri e propri "centri di scambio" frequentati da personaggi che hanno delle culture musicali che non esito a definire immense. Esistono poi parecchi libri (divisi per generi), che possono fornire indicazioni preziose, almeno sui titoli più conosciuti.
    Verificate poi il paese in cui è stata eseguita una stampa: i titoli di grossa tiratura infatti venivano stampati localmente, cosa che invece non avveniva per le tirature ridotte. In altre parole, per titoli di gruppi famosi come i Beatles è facile trovare "prime stampa" italiane, che comunque non hanno il valore della "prima stampa" inglese.
    Verificate sempre quindi il paese dove è stata fatta la stampa: a volte la scritta è sull'etichetta del disco, altre sulla copertina.
    Un piccolo particolare che può aiutare a riconoscere una prima stampa è la scritta stampata sulla parte interna di vinile, quella dove la puntina scorre alla fine di un lato. Generalmente le prima stampe hanno il codice scritto in stampatello, mentre le ristampe lo hanno scritto in corsivo.
    In altri casi è possibile trovare l'anno di prima stampa seguito da quello della ristampa (es: 1972/2006).


    Scoprire l'oro... o la pirite

    Il titolo di questo paragrafo è chiaro: l' "oro" è il pezzo raro, il disco che hai cercato da una vita e che magari riesci a trovare su una bancarella di uno sconosciuto mercatino. La "pirite" (definita "l'oro degli sciocchi") è
    invece il disco che si rivela come una bufala, cosa che si verica abbastanza spesso.
    Come dicevo in precedenza, il vero collezionista non sempre si rivolge ai punti vendita online o "fisici", anzi: il vero piacere sarà quello di "scoprire" il pezzo raro, cercarlo per mesi e poi -magari- riuscirne ad impossessarsene ad un prezzo conveniente. Con questo non voglio dire che i negozi siano da scartare, ma semplicemente che sarà molto difficile "spuntare"prezzi convenienti, anche se la contropartita sarà la garanzia di avere un disco in condizioni ottime, o perlomeno la possibilità di restituirlo in caso le condizioni siano [F] o [P].
    Ferme restando queste condizioni, io personalmente ricerco sempre vinili su giornali di vendite online come Porta Portese (a Roma), annunci di mercatini di quartiere oppure più conosciuti come Porta Portese, annunci sui quotidiani, fino ad arrivare al passaparola tra amici che magari voglioni disfarsi della loro collezione di vinili dato che "il CD occupa meno spazio e suona meglio".
    Spesso capita di trovare gente che vuole liberare la soffitta o la cantina, e quindi vende intere raccolte. In questo caso difficilmente è possibile l'acquisto del pezzo singolo, ma con un paio di centinaia di euro è possibile portare via parecchie decine di vinili, con magari al loro interno un sinsgolo pezzo che vale più della cifra spesa.

    Parliamo ora della "pirite": non esiste nulla di peggio di trovare un pezzo veramente raro con il vinile in condizioni [F] o [P]: se poi questo vinile ha magari la copertina in condizioni realmente [VG] o superiore (quindi in ottime condizioni), la cosa è ancora peggiore.
    Purtroppo, il vinile non permette di capire chiaramente come suonerà con una semplice visione superficiale, un pò come accade con il CD: con quest'ultimo infatti, la presenza di parecchi graffi sul lato di lettura mi farà capire che almeno i circuiti di correzione dovranno lavorare parecchio, fino ad arrivare ai veri e propri "clic" in riproduzione. Il vinile invece, salvo graffi profondi, potrebbe apparire in ottime condizioni "fisiche" per poi
    rivelarsi invece pessimo in fase di ascolto.
    Parlavo in uno dei post precedenti sul lavaggio dei dischi, del Lencoclean: i dischi trattati con questo prodotto sono apparentemente in ottime condizioni, ma all'ascolto presentano un rumore di fondo molto elevato. Analogamente, un disco letto da una "fonovaligia" con 100 gr di appoggio della testina potrebbe essere in APPARENTI ottime condizioni... ma avete un'idea di come sarà ridotto il solco? Tenete presente che il vinile è deformabile, immaginate quindi il danno che può produrre uno stile con elevate pressioni di appoggio o -ancora peggio- usurato.

    Questa lunga premessa per chiarire che pensare di avere trovato l'oro, e accorgersi poi di avere trovato pirite può capitare: comprando nei mercatini o da privati il rischio di comprare dischi distrutti è dietro l'angolo, e deve essere messo in conto. Del resto, come dicevo i prezzi sono veramente ridotti, e poi andare a caccia di vinili è divertente... prendetelo quindi come un hobby dove investire qualche euro, con il "rischio" di trovare un piccolo tesoro.
    A me tempo fa è capitato -cercando nei dischi di mio padre- di trovare le prime stampe delle prime sette incisioni di Fabrizio De Andrè in condizioni [EX]/[EX]: sette gioielli neri. Un'altra volta ho trovato in un negozietto la copia promozionale di "In the court of the King Crimson" (quella senza apertura gatefold), pagata 7 euro (vale 10 volte il prezzo pagato). Questo per dire che -a volte- è possibile trovare cose rare molto più vicino di quello che si potrebbe pensare.

    Se invece non volete rischiare, per motivi di tempo o per voler andare a colpo sicuro, evitate mercatini e privati e rivolgetevi direttamente a negozi online o "fisici" di provata serietà. Come dicevo in precedenza, il serio professionista sarà quello che vi sostituirà senza il minimo problema un vinile eventualmente danneggiato o rovinato oltre l'apparenza superficiale. Il negoziante non potrà mai ascoltare tutti i vinili che vende, quindi la codifica assegnata al pezzo venduto sarà solo "visiva": la sostituzione, se il disco all'ascolto si dovesse rivelare inascoltabile (grade [F] o [P]), lo identificherà come serio professionista del settore. Ma attenzione, può capitare anche il venditore che per non restituire i 10 euro di un disco difettoso è disposto a perdere il cliente... in questo caso, cancellatelo dalla lista dei vostri "spacciatori di vinile" senza troppi rimpianti.

    EDIT del 25 dicembre 2008: Per avere un'idea generale delle quotazioni di un disco, potete visitare Popsike, un sito che riporta le offerte registrate per dischi messi in vendita. E' possibile inserire il numero di catalogo dell'edizione, in modo da avere una valutazione quanto più precisa possibile.

    --- Continua ---
    Ultima modifica di Marlenio; 31-12-2008 alle 11:30
    Marlenio
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  8. #8
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    I "pezzi" rari: dove trovarli e come valutarli - Parte 2

    Le rimasterizzazioni, le edizioni celebrative e quelle numerate

    Argomento che genera vespai tra gli appassionati ogni volta che viene trattato: il remaster di un'opera ne stravolge il senso oppure lo migliora? Purtroppo non esiste una risposta assoluta: alcuni lavori, originariamente poco brillanti dal punto di vista del lavoro del tecnico del suono, compiono un vero e proprio salto qualitativo con la nuova edizione rimasterizzata. Esiste un 3D in questa stessa area su un disco che ha tratto notevoli benefici a tal proposito.
    In altri casi invece, il tasto sbandierato remaster altro non è che uno specchietto per le allodole, dato che gli unici interventi sono piccole modifiche e aggiustamenti che hanno effetti nulli nell'ascolto.
    Personalmente non ho una grande passione per queste operazioni, a cui dò un valore più commerciale che effettivo (leggi: "cambiamo qualcosa così l'appassionato ricompra il disco"). Inoltre, voglio sottolineare che i remaster a volte peggiorano stampe magari ottime in origine: è il caso di lavori passati su supporti a grammatura pesante, editati purtroppo da etichette che intervengono sulla registrazione originale stravolgendo completamente la registrazione (compressione sparata al massimo, la cosiddetta "loudness war"). Nulla di paragonabile al altre etichette specializzate in queste edizioni, le cui edizioni su vinili pesanti sono fantastiche (un nome su tutti: MFSL). Attenzione quindi a quelle ristampe pesanti da parte di etichette sconosciute: spesso l'unico uso valido di queste copie è come sottopiatto a tavola.
    Stendo un velo pietoso poi sulle remasterizzazioni su vinile derivate da master originariamente pensati per essere stampati su CD... meglio parlare d'altro.


    Le edizioni celebrative sono invece interessanti, anche se ho qualche dubbio sul loro valore dal punto di vista del collezionista. Si tratta generalmente di edizioni che -a distanza di 20 o 30 anni. "replicano" esattamente l'album originale, in tutto e per tutto. Non solo la copertina quindi, ma l'interno, le label, il foglio dei testi, l'etichetta del disco. Sono interessanti per le nuove generazioni che non hano avuto modo di avere l'originale, oppure per chi non ha avuto modo di comprare l'edizione originale. Un esempio attuale è la bella edizione in occasione del trentennale di "The Dark Side of the moon", che contiene anche il poster originale.

    Infine, le famigerate ( ) edizioni numerate, che personalmente ho un poco in antipatia: è infatti palese la volontà di creare un mercato parallelo all'edizione "normale", facendo pagare di più un prodotto che ha come unica differenza (il più delle volte) un semplice nnumero progressivo e qualche inutile gadget. Attenzione poi ad un "giochetto" fatto da alcune case discografiche sul numero di copie garantite: di solito si dice "edizione speciale stampata in 9999 copie", quindi il la copia numero 1 dovrebbe essere la "0001/9999", la seconda "0002/9999" e così via, fino ad arrivare a "9999/9999". Qualche volta è capitato di vedere album stampati in 3000 copie numerati come "00001/03000"... avete notato lo zero aggiuntivo? Credo che immaginerete cosa rende possibile fare...


    I prezzi

    E qui si ritorna al punto di partenza di questo post: mercato "drogato", prezzi completamente sfalsati. Considerare che non solo l'età di un disco che fa il suo prezzo, ma anche il numero di copie tirate per quella edizione. Una prima stampa di "The Wall" dei Pink Floyd avrà sicuramente avuto una tiratura superiore a "Storia di un minuto" della P.F.M.

    In realtà dobbiamo fare una distinzione: personalmente considero il "vero collezionista" come colui che prende anche il vinile in considerazione non solo del suo valore sul mercato, ma dandogli principalmente un valore "affettivo". Personalmente ho tantissimi vinili che dovendoli rivenderli mi farebbero guadagnare ben poco... ma il loro valore per me è ben altro: un momento della propria vita, ricordi... in altre parole, "sentimentale".

    A volte capita però di desiderare il pezzo raro, sia per investimento che per puro piacere personale. Aprirei una piccola parentesi sul discorso dell'acquisto per investimento: il mercato del vinile ha una notevole richiesta, quindi effettivamente il vinile può essere una forma di investimento interessante... ma voi riuscireste a separarvi dai vostri pezzi rari? Per me rigirarmi tra le mani la prima stampa Pink Label di "In the court of the Crimson King" è un piacere "quasi fisico" (per favore, non datemi del pervertito! ), non me ne separerei mai.
    Il collezionismo ha una componente troppo grande di feticismo, quindi quella dell'investimento è per me semplicemente una giustificazione da raccontare alla propria moglie o compagna per giustificare i 200 Euro spesi per una prima stampa rarissima ed evitare che la stessa preziosissima stampa ci venga rotta in testa.

    Questa guida è orientata agli appassionati di vecchia o nuova data che vogliono espandere la loro collzione oppure iniziarne una nuova... quindi i prezzi trattati saranno anche "entry level". Inoltre, i riferimenti saranno a vinili [EX] e copertina almeno [VG+] o superiore: questo per non avere un impatto negativo ascoltando il supporto.

    Parlando di acquisti nei negozi, I prezzi mediamente partono dai 7/10 euro per stabilizzarsi intorno ai 20/25 euro. Intorno a questa cifra si trovano l'80% delle prime stampe senza particolare mercato, oppure le seconde stampe e successive. L'usato a queste cifre è praticamente sempre in ottime condizioni, e si trovano parecchi incisioni molto interessanti. Per chi desidera iniziare una collezione, questa è la fascia iniziale da darsi come target.
    Oltre i 25 euro iniziamo ad entrare nel settore dei "pezzi rari", e qui la forbice si allarga parecchio: diciamo che si va dai 30 euro fino ai 300 e (parecchio) oltre, anche se la stragrande maggioranza va dai 30 ai 150 euro, con valutazioni che variano molto da paese a paese. Un esempio? Quel mio oggetto del desiderio che è "In the Court of the Crimson King" dei King Crimson (Pink Label, prima stampa inglese) mi è costato 150 euro in condizioni [EX]/[M], ma in america c'è gente che lo ha pagato più di 300 dollari, e qui in Italia mi hanno proposto più di 200 euro per riacquistarlo. Mercato strano o drogato? Sì e no: il collezionismo sfugge alle valutazioni oggettive.

    A parte le spese folli, considerate una media di 12 euro per vinile usato in ottime condizioni: se possibile, cercate le stampe estere dando precedenza a quelle inglesi, olandesi, tedesche e americane, che hanno il migliore vinile. Quelle del nostro paese -salvo edizioni di gruppi italiani- cercate di evitarle, dato che le nostre stampe non blillavano per la qualità del materiale utilizzato.
    Per il discorso ristampe un occhio particolare a quelle giapponesi, mediamente sui 20 euro anche se su grammature pesanti, dato che il vinile "dagli occhi a mandorla" è eccellente per la sua silenziosità.


    --- Continua ---
    Ultima modifica di Marlenio; 25-12-2008 alle 18:37
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  9. #9
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    I "pezzi" rari: dove trovarli e come valutarli - Parte 3

    I bootleg

    Un vero e proprio mercato parallelo: il bootleg si differenzia dal "Live ufficiale" per una caratteristica particolare relativa alla qualità sonora, che va dallo scarso all'inascoltabile. Del resto, i bootleg fino a metà degli anni '80 erano ripresi con registratori analogici a compact cassette oppure, nel peggiore dei casi a micro cassette: in ogni caso nati per il parlato, raramente c'era la possibilità di collegarsi al banco mixer.
    In generale quindi, salvo pezzi di valore "storico" (mi viene in mente la registrazione a Pompei dei Pink Floyd), i bootleg hanno uno scarso valore, anche dal punto di vista collezionistico. A questo poi va aggiunto il discorso della prolificazione incontrollata di queste registrazioni (che è da sottolineare, sono quasi sempre illegali), che rende molto facile avere la stessa identica registrazione pubblicata con 20 copertine differenti, proprio per attirare l'appassionato. Fermo restando il valore dei dischi live, posso solo consigliare di provare ad ascoltare un bootleg... vi passerà immediatamente la voglia di averne nella vostra collezione di vinili.


    Esistono solo i CD masterizzati? No no, forse "masterizzavano" anche i vinili!

    Solo a titolo di curiosità, vi segnalo una cosa alla quale non volevo credere, ma mi sono dovuto arrendere quando mi è stata messa davanti l' "originale". Piccolo antefatto: un mio amico qualche anno fa cercava l'album di una nota cantante americana di cui era grandissimo ammiratore. Per una serie di fattori il disco -uscito in america- non sarebbe stato pubblicato in europa prima di tre mesi. Tramite amici e conoscenze (Internet era anocora all'inizio), il mio amico riusci' a trovare un negozio all'estero (ma in Europa) che aveva questa copia direttamente dall'America... ad un prezzo tutto sommato acquistabile. Odine tramite fax, pagamento tramite bonifico, dopo 10 giorni circa arriva il disco. Il mio amico nota alcune piccole imperfezioni sulla copertina, ma l'entusiasmo di avere una incisione in anticipo sul mercato europeo gli impedisce di approfondire. Qualche mese dopo parte per l'America, e un giorno entra in un negozio di dischi per vedere di comprare qualcosa di interessante, e trova lo stesso disco. Per avere un'altra copia, lo compra per pochi dollari. Arrivato a casa, per caso confronta l'originale appena comprato in America con la copia acquestatat in precedenza e... sorpresa! L'edizione acquistata in Europa è chiaramente contraffatta: l'immagine della copertina è chiaramente fotocopiata ed incollata sulla copertina del disco, che si rivela essere una semplice custodia in cartoncino bianco, anche se fatta molto bene. Il colore inoltre è stranamente virato al viola. Idem per l'etichetta del disco: identica all'originale, ma virata al viola. Veramente incredibile: ripeto: se non lo avessi visto, non ci avrei mai creduto.

    Quanto costerebbe infatti fare un lavoro simile, solo di presse necessarie per la stampa? E quante copie "fake" dovrebbero essere stampate con la garanzia di venderle, prima di rientrare dalle spese?
    Un'idea che ho avuto è che si trattasse di una sorta di "pre-serie", arrivata chissà come in vendita. In ogni caso, quil mio amico conserva ancora entrambe le copie.
    Ultima modifica di Marlenio; 12-05-2008 alle 15:46
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  10. #10
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    Cosa comprare, CD o Vinile?

    Ovvero, quale supporto devo scegliere avendoli a disposizione entrambi? Io seguo una regola molto semplice: se il lavoro è precedente all'arrivo del digitale nelle sale di registrazione, allora prendo il vinile. In caso contrario, se si è ricorsi al digitale nelle sedute di registrazione, mixing, editing o masterizzazione, allora ho una certa tendenza a scegliere il CD.

    Ho parlato di "certa tendenza": il che significa che non sempre preferisco il supporto digitale. Se da una parte una registrazione analogica al 100% per me trova nel vinile il supporto perfetto, dall'altra non è sempre detto che delle "fasi digitali" debbano per forza portare a scegliere il CD... soprattutto con i lavori odierni dove il digitale permette di compiere delle vere e proprie "violenze" sul segnale che ai tempi del vinile non si usavano.

    Qualcuno avrà capito di cosa sto parlando, della tristemente famosa "loudness war", che porta a usare i compressori in maniera esagerata, appiattendo di fatto la dinamica. In alcuni casi (e sottolineo "alcuni casi"), il vinile mostra una dinamica superiore al CD (affermazione che potrebbe sembrare quasi assurda), o comunque un suono che possiede un maggior "respiro" rispetto alla versione CD.

    Ripeto, per i lavori precedenti agli anni '80 e in tutti quelli dove sono (ragionevolmente certo) sicuro dell'uso di apparecchiature di registrazione analogiche, il vinile è la scelta (secondo me) logica... ma se avete la possibilità, ascoltate sempre anche la versione "vinilica" del lavori attuali, potreste avere piacevoli sorprese.
    Ultima modifica di Marlenio; 25-12-2008 alle 18:58
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  11. #11
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    Sound Guard

    Gia' che hai parlato del LencoClean (da me provato e scartato subito) vorrei parlare di un prodotto misteriosamente scomparso, e che invece era prodigioso: il Sound Guard.
    Distribuito negli anni '70 da Gaudi (lo stesso di Sansui, Tannoy, etc.) tale prodotto consisteva in una boccetta di vetro con sprtuzzatore ed un'annessa spazzola simile a quella per togliere i peli dai vestiti, con la quale si poteva distribuire uniformemente il prodotto su tutto il vinile, rigorosamente nel senso di lettura della testina. Cosa faceva? Depositava una pellicola protettiva su ogni solco, tale da preservarne l'intergrita' anche dopo 100 ascolti! E funzionava davvero! Ricordo un The Dark Side of The Moon che, pur con una timbrica eccellente, dopo il primo ascolto era una litania di scricchiolii... Ne presi un'altro identico, trattandolo subito col Sound Guard, risultato: perfetto ad ogni ascolto. Tra l'altro questa pellicola aveva anche un forte potere elettrostatico, nel senso che la polvere attecchiva molto meno. esisteva poi anche un prodotto "complementare" per la pulizia accurata, anchìesso ottimo. Dopo un po' questo prodotto e' sparito, ed un negoziante mi diede una sibillina risposta "....non e' che non andasse bene, anzi, andava TROPPO bene!"
    Salotto: Belkin Pure AV30 - Ampli Vintage Sansui AUG-77X - Cavi HiDiamond Petit Black - Denon DCD-700AE - Diamond 9.6 in bi-wiring - Subwoofer Jensen RS300 - cavi G & BL da 4mmq | HT: TV Philips 42" Full-HD 5603 - Oppo 981HD - DVD Recorder Philips 3300H - Denon AVR-3805 - Diamond 9CS in biwiring - 4 x WH-20 bipolari - Jensen RS300 + Ciare YAS100 [Emtec S800]

  12. #12
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    bootleg

    in effetti la loro qualita' e' sempre stata indecente. Tranne in un rarissimo caso: "Liver than you'll ever be" dei Rolling Stones. Chi l'ha ascoltato lo defini' "registrato superbamente" al punto che la EMI fu "costretta" a "far fabbricare" al piu' presto agli Stones il celebre "Get yer ya's ya's out", proprio per tagliare le gambe al superbo bootleg di cui sopra. Infatti l'unico altro Live dei tempi per gli Stones era il primo "Got Live if you want it" interessante musicalmente, ma pessimo tecnicamente
    Salotto: Belkin Pure AV30 - Ampli Vintage Sansui AUG-77X - Cavi HiDiamond Petit Black - Denon DCD-700AE - Diamond 9.6 in bi-wiring - Subwoofer Jensen RS300 - cavi G & BL da 4mmq | HT: TV Philips 42" Full-HD 5603 - Oppo 981HD - DVD Recorder Philips 3300H - Denon AVR-3805 - Diamond 9CS in biwiring - 4 x WH-20 bipolari - Jensen RS300 + Ciare YAS100 [Emtec S800]

  13. #13
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    E meno male...

    ...che nel primo post di questo 3D avevo scritto:

    ATTENZIONE!!! Per eventuali dubbi o richieste di maggiori informazioni relative a qualcuno degli argomenti trattati, aprite direttamente una nuova discussione e non postate in questo thread, dato che al termine degli ultimi inserimenti questo verrà chiuso.



    Vabbè, non è un grosso problema: continuiamo qui.
    Marlenio
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  14. #14
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    Citazione Originariamente scritto da querelle61
    vorrei parlare di un prodotto misteriosamente scomparso, e che invece era prodigioso: il Sound Guard.
    C'era anche il Permostat, molto simile, che funzionava benissimo: il disco trattato non aveva più bisogno di essere passato con altri prodotti. Ho parecchi vinili trattati con questo liquido spray più di 10 anni fa, e sono ancora perfetti.
    Marlenio
    Adoro fare lo shampoo ai miei dischi.

  15. #15
    Data registrazione
    Sep 2004
    Località
    Roma
    Messaggi
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    Citazione Originariamente scritto da querelle61
    in effetti la loro qualita' e' sempre stata indecente. Tranne in un rarissimo caso: "Liver than you'll ever be" dei Rolling Stones.
    Sicuramente sarà stato ripreso attaccandosi direttamente al banco del mixer, e non con delle apparecchiature di fortuna come accade per i bootleg classici.

    Anzi, adesso con i registratori digitali a microcassette la qualità è abbastanza decente, ma una volta si usavano spesso quelli microcassette analogiche e la qualità era infima. Io stesso mi ero attrezzato con un piccolo registratore della Sony...
    Marlenio
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