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Il disco del mese - settembre 2018
Il disco del mese - settembre 2018
Marco Cicogna - 18 Settembre 2018
“Non c' audiofilo che non abbia ascoltato con trepidazione il poderoso crescendo dei Pini della Via Appia, che in concerto o con un buon impianto fa venire i brividi. una pagina per grande orchestra che non si limita all'effetto fragoroso ma sa incantare negli episodi pi delicati in cui si coglie il respiro intimo di una formazione sinfonica”
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Perchè proprio Pini di Roma?

La prima risposta, togliamo subito ogni dubbio, sta nel poderoso crescendo dell'episodio conclusivo (Pini della Via Appia) che in concerto e attraverso un buon impianto fa venire i brividi. Non c'è audiofilo che non l'abbia ascoltato con trepidazione. È una pagina per grande orchestra che non si limita all'effetto fragoroso (che non manca) ma sa incantare negli episodi più delicati in cui si coglie il respiro intimo di una formazione sinfonica. Proprio per questo mette in evidenza la capacità dinamica di un sistema di riproduzione anche ai bassi livelli di segnale. E' inoltre una musica italiana. Il nostro Bel Paese, culla musicale nel rinascimento e nel barocco, prosegue musicalmente con il melodramma, ma Ottocento e Novecento sono avari di musica per orchestra. Respighi è una lieta eccezione con il suo linguaggio facile ed immediato. 

Il mio è anche un approccio sentimentale ai Pini di Roma. Mi perdonerete la digressione. Ricordo il mio primo disco di Respighi. Non suonava, o meglio non suonava come mi aspettavo che suonasse. Ero atterrito da quegli ottoni così intensi, l'eccessiva dinamica, il senso di fatica d'ascolto. Preferivo Vivaldi, o semmai i Pink Floyd (era l'epoca del lancio di The Wall, pensate quanto tempo è trascorso). Il problema allora era soprattutto l'impianto, poi l'ambiente, per ultimo la registrazione. Ho passato 40 anni ad ascoltare (anche) Respighi e solo oggi inizio a compiacermi del risultato. 

Non è musica di raro ascolto in concerto; se vi capita l'occasione non mancatela. La nostra orchestra di Santa Cecilia la esegue spesso e con ottimi risultati. Quando la portano in tournèe la standing ovation è assicurata. Ormai uso i “Pini di Roma” anche per valutare le caratteristiche acustiche di una sala da concerto. Ma si sa che sono malato. Tra qualche settimana saranno proprio i Pini di Roma a farmi apprezzare l'acustica del Musikverein di Vienna. Per questo sono tornato ad ascoltare la mia selezione discografica dei Pini di Roma, un approfondimento di ascolto che ho il piacere di condividere con voi. (A Vienna saranno eseguiti in tre serate nel secondo week-end di Ottobre). 

Ma cosa sono questi Pini di Roma?

Tecnicamente si tratta di un “poema sinfonico” eseguito per la prima volta all'Augusteo a Roma nel 1922. Una composizione per orchestra ispirata ad un tema, una suggestione, un'emozione. Del genere dei famosi “Romeo e Giulietta” (Tchaikovsky), “Zarathustra” (Strauss), “The Planets” (Holst). Guarda caso tutti pezzi di grande impatto sonoro. Se vorrete ve ne racconterò ancora su queste pagine. Nel caso del “trittico romano” di Respighi (che comprende anche Fontane di Roma e Feste Romane) l'idea ricorda una serie di “cartoline in musica”, in un linguaggio suggestivo, leggero e mai troppo ardito. Tanto per intenderci: chi ama Brahms probabilmente non sopporta Respighi. Sappiatelo. 


Un assaggio completo da YouTube, con una discreta esecuzione della Orchestra de la Galicia...

Non pago delle risorse della grande orchestra del periodo, Respighi aggiunge alla tradizionale formazione anche organo e pianoforte, rafforza ottoni e percussioni e aggiunge il canto registrato di un usignolo al termine del sognante momento dei “Pini del Gianicolo”. Per non lasciare nulla al caso, sei flicorni (le antiche “buccine” romane) al di sopra dell’orchestra supportano la sezione ottoni nel finale. In tal modo c'è un effetto straordinario di suono ampio e diffuso, con l'organo a riempire lo spazio sonoro e a concretizzare una gamma bassa sulla quale si stabilisce quel pulsare ritmico potente dei timpani e della grancassa. 

L’idea di “musica a programma” non può essere negata. L’apertura è con i “Pini di Villa Borghese”, dai toni brillanti nel richiamo a giochi di bambini, con tanto di canzoncine popolari spontaneamente introdotte nel testo. Non c’è soluzione di continuità tra i quattro “quadri”.  L’atmosfera si incupisce nei “Pini presso una Catacomba”, in cui il solenne canto dei tromboni conduce ad un crescendo dai toni solenni, col pedale profondo dell’organo a sostenere l’armonia. Nei “Pini del Gianicolo” si coglie la raffinatezza di un paesaggio notturno illuminato dal chiarore della luna. Il lungo ed espressivo assolo del clarinetto si trasfigura in un lontano canto d’amore. Entra in gioco l'usignolo (già nella prima del 1922 si usava il canto di un vero usignolo registrato e riprodotto con un grammofono).

Senza interruzione prende avvio l'episodio dei “Pini della Via Appia” sui violini in un pianissimo impalpabile (non esagerate con il volume, altrimenti vi tocca abbassarlo dopo), scandito dai timpani e dalle note basse del pianoforte. Nel programma l'autore descrive una legione romana che percorrendo la Via Appia si avvicina al trionfo del Campidoglio. Il tema sempre sul ritmo incalzante di marcia. La melodia dapprima è sui clarinetti nel timbro vellutato in ottava bassa. A seguire l'assolo del corno inglese con una sinuosa melodia, un po' orientaleggiante, nello stile del Ben Hur cinematografico per intenderci. Dopo il secondo minuto cercate di cogliere il momento in cui entra la grancassa assieme al pedale dell’organo. Sommessa dapprima, poi sempre più intensa verso la conclusione.

A poco a poco l’esercito si avvicina alla città, è un lungo ed inesorabile crescendo; al terzo minuto entrano i flicorni soprani, tenori e baritoni, le famose “buccine” cui Respighi fa riferimento nel suo programma. Di solito sono collocati nei posti del coro, o anche tra il pubblico, in alto e ai lati dell'orchestra per dare la sensazione di un suono ancora più ampio ed avvolgente. Anche l'organo suona non soltanto sul pedale in gamma bassa, ma con il grande organo in “ripieno”, con un effetto che ovviamente dal vivo dipende dalla potenza dell'organo nella sala, in disco più semplicemente da come è stato registrato. Mi vengono i brividi solo a scrivere queste righe. Da qui gioca in primo piano tutta la sezione ottoni, impegnata allo spasimo. Dopo il quarto minuto la grancassa raddoppia il ritmo, in fortissimo sino alla conclusione assieme agli spettacolari rintocchi sui timpani suonati ad accordi e lo scroscio del tam-tam (gong).

 

Discografia

Penso che per la comprensione di una pagina così suggestiva (a meno di non goderla dal vivo) il supporto delle immagini sia fondamentale. Il solo Blu-ray Disc disponibile con i “Pini di Roma” è offerto dalla Filarmonica di Berlino condotta dall'italiano Riccardo Chailly. Il titolo dell'album è un suggestivo “Fellini, Jazz & CO”, a raccontare una serata all'insegna del jazz sinfonico con la “Jazz Suite” di Shostakovich e le italianissime partiture di Nino Rota tratte dal film “La Strada”. A complemento del programma le “Fontane di Roma” e la incisiva “Danza Guerresca” dall'opera “Belkis”, sempre di Respighi, una chicca davvero di raro ascolto densa di percussioni. E' una serata originale con repertorio mai scontato, scelta coraggiosa per l'occasione di un evento all'aperto. Il concerto documenta il concerto “live” (2011) di Waldbuhne, il mitico spazio in cui i Berliner offrono un concerto al pubblico berlinese.

Programmi godibili anche dai non specialisti, ma sempre di alto profilo. Orchestra impeccabile in ogni sezione, con una regia che sa condurre per mano l'ascoltatore attraverso queste partiture. Proprio nei “Pini della Via Appia” si apprezzano le suggestive inquadrature riservate al timpanista, che “conduce” il ritmo di questo brano e che verso il finale suona davvero a tutta forza, con effetto visivo di grande suggestione cui fa da complemento la buona ripresa audio, priva di disturbi nonostante l'evento “live” e per di più all'aperto. Musica in Video di grande coinvolgimento questo di Chailly. LO trovate oltre che in Blu Ray anche sulla Digital Philharmonie, il servizio in streaming dei Berliner Philharmoniker.

In "semplice" CD

  

Ad un prezzostracciato” voglio segnalare la bella lezione di Giuseppe Sinopoli alla testa della Filarmonica di New York. Il disco della Deutsche Grammophon comprende anche Feste Romane e Fontane di Roma. Una valida alternativa è Louis Lane con la Atlanta Symphony su album Telarc. Non da strapparsi i capelli, ma l'orchestra è pienotta e corposa, con un bel basso e timbro non affaticante nel classico stile di quella gloriosa etichetta. La più nobile e grandiosa lettura dei “Pini” è però quella di Karajan con i Berliner. Siamo nel 1978 e quindi si tratta di un tardo analogico. Lo smalto sonoro dell'orchestra difficilmente eguagliabile, fraseggio curatissimo. Dinamica e gamma bassa un po' lacunose. Anche la versione “liquida” in 24/96 non aiuta più di tanto, però per curiosità potreste acquistare e scaricare solo la traccia con i Pini della Via Appia. Imperdibile come esecuzione. 

Da segnalare anche l'edizione Reference Recording con Oue e la Minnesota Orchestra. Anche in versione liquida alta risoluzione e in vinile. L'interesse del disco non si limita ai “Quadri”. Troviamo anche una pagina di Respighi poco conosciuta e scarsamente frequentata in discografia. Si tratta della suite dal balletto “Belkis, Regina di Saba”, articolata in quattro movimenti per una ventina di minuti che vanno a completare il programma. Pezzo fortemente descrittivo in cui Respighi si lascia andare con una strumentazione ampia e variegata. Nel brano “Danza Guerriera”, come è intuibile, c'è un risalto particolare alle percussioni. Tra timpani, tamburi e grancassa abbiamo qui un altro pezzo sfavillante per gli appassionati del sound orchestrale vigoroso. 

In SACD. 

La storica edizione di Ozawa con la Boston Symphony è disponibile sui preziosi SACD della serie SHM realizzata in Giappone. Attenzione solo due canali e singolo strato SACD (non è ibrido e non suona con un normale lettore CD). Grande lettura, dai timbri nobili e seducenti. La sezione ottoni americana è tirata a lucido e Ozawa coglie ogni preziosismo strumentale. Suono piuttosto leggero che può diventare appena affaticante nelle parti più intense. Il multicanale offre un supporto notevole al realismo delle grandi masse sonore. Avete mai fatto caso come si sente bene la musica delle (buone) colonne sonore al cinema? In SACD multicanale si ascolta bene l'edizione della BIS con l'orchestra di San Paolo (Brasile). Non storcete la bocca prima di averla ascoltata. 

Vinile

Su questo supporto “vintage” si trovano almeno due eccellenti versioni, oltre quella già menzionata della Reference Recording che però dovrebbe derivare da master digitale. Intanto c'è Fritz Reiner con la Chicago Symphony nella storica serie “Living Stereo”. Una lettura espressiva e potente, che cura i particolari più intimi; suggestiva nel lungo e sognante episodio dei Pini del Gianicolo e affronta con ritmo da divisione Panzer la marcia finale della Via Appia. Suona ancora molto bene e per l'età del master è un miracolo di efficacia discografica.

L'altro contendente sul supporto analogico è Lorin Maazel in uno storico Decca anni Settanta. L'orchestra è quella di Cleveland e l'album contiene anche Feste Romane. Maazel è bravo con questo repertorio, cura una concertazione attenta e raffinata ma non si tira indietro nelle parti più spettacolari. A suo tempo la versione OMR di questo disco la pagavamo ben volentieri 50.000 lire per ascoltare quei bassi profondi e ottoni corposi dal timbro effettivamente realistico. Se avete un giradischi di alto livello non potete non averla. 

Come sempre mi aspetto un confronto con le vostre opinioni ed esperienze d'ascolto. Prima o poi riusciremo ad organizzare delle dimostrazioni audio (magari anche in video) dove potremo scoprire insieme il suono e i segreti della grande orchestra.