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I guardiani del destino

di CineMan , pubblicato il 21 Novembre 2011 nel canale SOFTWARE

“Un altro racconto di Philip K. Dick diventa un film, stavolta in una produzione all'altezza del leggendario romanziere di SF. Distribuzione Universal”

Il giovane David Norris (M. Damon) esorcizza l'esistenza attraverso la politica. Già deputato, screditato da un quotidiano non riesce a spuntarla nella corsa all'elezione a senatore dello stato di New York. Appresa la sconfitta, la sera in cui deve pronunciare il discorso di fronte ai sostenitori della campagna, incrocia per caso Elise (E. Blunt), i due si innamorano all'istante, ma ciò va in contrasto col piano di un soggetto denominato “Il Presidente”. Il piano è attuato da una schiera di altrettanto misteriosi personaggi che, affinché si concretizzi il destino prefissato, devono evitare che i due si incontrino nuovamente.

Vestiti elegantemente, indossano un cappello che non è solo un capo di abbigliamento, ciascuno dotato di un'agenda per capire all'istante se i soggetti pedinati stanno seguendo il 'piano', intervengono in caso di rischio di alternative ed eventi che possono condurre a un futuro diverso da quello prefissato. Sono i 'guardiani del destino', di cui fa parte anche Harry Mitchell (A. Mackie), che per un errore porta David a scoprirne l'esistenza. Obbligato a non farne parola, pena il 'reset' completo della memoria, David riprende il cammino prefissato, almeno sino al giorno in cui non ritrova nuovamente Elise, scatenando il massiccio intervento degli uomini del Presidente, convinti di essere in grado di allontanare per sempre la coppia.

Libero arbitrio, le scelte che ogni individuo è chiamato a compiere nel corso della vita, i fattori più o meno determinanti che ne segnano e vincolano l'esistenza. Il maestro della fantascienza Philip K. Dick immaginava un ente 'superiore,' chiamato più volte nel corso della presenza dell'essere umano sulla Terra a evitarne l'autodistruzione. Come non è sempre accaduto in passato stavolta convince la trasposizione del racconto breve “Adjustment Team” (1954) in un thriller tra fantascienza e sentimenti, con un notevole Matt Damon, il veterano Terence Stamp ed Anthony Mackie, entrambi del misterioso Bureau.

Qualità video

BD-50, codifica video VC-1/24p, 1.85:1, master di eccellente resa per un risultato rispettoso dell'originale cinematografia di John Toll (“Vanilla Sky”, “La sottile linea rossa”) che di comune accordo col regista ha definito una palette cromatica piuttosto fredda, colori muti ma non per questo privi di saturazione. Neri profondi, livello di dettaglio appagante con risibile rumore video in background che non disturba la visione anche su grandi schermi.

Qualità audio

DTS half-rate per l'italiano (754 kbps) comunque dinamico con sostegno ai numerosi momenti adrenalinici, specialmente nella seconda, movimentata, parte del racconto. Penalizzati perlopiù i due canali posteriori, dai quali si desidera maggiore presenza e sostanza. Migliore l'originale DTS-HD Master Audio 5.1 inglese (core @ 1509 kbps) che aumenta l'apertura scenica per il fronte anteriore, dettaglio dei particolari e brillantezza per l'accompagnamento musicale, migliora anche il canale LFE e la sezione rear, senza raggiungere livelli d'eccellenza.

Contenuti speciali (HD)

Commento (sottotitolato) del regista per tutto il film, quattro scene omesse dal montaggio finale, due sequenze estese, 7 minuti di approfondimento sulla lavorazione e gli effetti per creare l'illusione dei passaggi segreti a New York. Focus sulla storia e il personaggio di Elise.

La pagella secondo Cineman

Film 8
Authoring 7
Video 9
Audio ITA 7
Audio V.O. 8
Extra 7

 

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Commenti (1)

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Commento # 1 di: Baphomet pubblicato il 24 Novembre 2011, 16:09
Sembra un buon BD!

Da quello che ricordo della proiezione cinematografica non posso però che trovarmi in disaccordo con il breve commento al film riportato nell'articolo: personalmente l'ho trovato un prodotto piuttosto semplicistico (soprattutto sul piano concettuale, anche se ci sono delle categorizzazioni storiche pure davvero imbarazzanti) e banalotto, con una sua atmosfera e una bella fotografia, ma giocato su un elemento sentimentale abbastanza spicciolo troppo calcato, su alcuni accenni di un misticismo quantomai vago e su luoghi comuni e trovate che danno spesso l'impressione di deja-vu, prima fra tutte quella - che pure è ben risolta tecnicamente e spettacolarmente - delle porte. Il finale, poi, è disarmante nel suo schematismo reazionario.
I temi e il racconto originale di Dick ci sono, ma sono abbastanza scialbamente diluiti.
Una nota interessante è la connotazione politica del protagonista deputato, indecifrabile durante tutta l'opera; elemento emblematico, forse, e sia nel bene che nel male, di alcune tra le principali differenze tra il cinema statunitense e quello nostrano.

Rimane comunque un film piacevolissimo e che intrattiene per l'intera durata, e sono ovviamente grandi pregi.
Ma io gli avrei dato almeno due punti in meno nella pagella.