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Rapunzel - Le interviste e il Blu-ray

di Redazione , pubblicato il 22 Marzo 2011 nel canale SOFTWARE

“Dal 16 Marzo è disponibile in Italia il Blu-ray del Classico Disney numero 50. AV Magazine ha intervistato i registi Howard e Greno e il lighting supervisor Alessandro Jacomini”

Il lighting supervisor Alessandro Jacomini

Passiamo ad Alessandro Jacomini, artista della Disney e lighting supervisor del film. Dalle sue parole emerge la complessità del lavoro, la necessità di vari stadi di lavorazione affidati a gruppi diversi e - probabilmente - il grande segreto delle produzioni Disney-Pixar: la storia viene prima di tutto!

Alessandro Jacomini. Nome italiano ma lavori in America...
Si, sono negli Stati Uniti ormai dal 1994. Sono sedici anni.

Tipico esempio di fuga di cervelli? Come ci sei arrivato?
Sono arrivato nel 1994 per lavorare nello studio Rhythm & Hues, che è uno studio che si occupa di visual effect per il cinema. Ho lavorato ad alcuni film come Babe, maialino coraggioso, Kazaam - il gigante rap, Il professore matto e Un topolino sotto sfratto. Oltre ad un paio di parchi a tema per Las Vegas. Nel 1998 sono passato alla Disney e ho iniziato a lavorare a Dinosauri e a qualche parco per Disneyland Orlando e Tokyo. Poi ho lavorato a Galline in fuga, Bolt e infine Rapunzel.

Molti tecnici che hanno lavorato a Bolt poi sono stati spostati su Rapunzel
Si, infatti. Anche il regista Byron Howard.

Il tuo ruolo in Rapunzel?
Sono stato lighting supervisor, una sorta di direttore della fotografia. In Rapunzel ci sono stati 4 lighting supervisor e ognugno ha preso una fetta del film (15/20 minuti) ed è stato responsabile dell'aspetto visivo di quelle sequenze. Aiuta quindi sia nel processo del look per quanto riguarda la tessitura dei caratteri oppure di alcuni ambienti. E poi si occupa del lighting e del compositing dando a quelle sequenze il mood giusto che il regista, collaborando con l'art director, vuole in quel particolare momento del film.

Su quali sequenze hai lavorato?
Io ho lavorato nelle sequenze del Camp fire (il primo guarimento di Flynn, ndr), nella scena in cui Madre Gothel incontra Rapunzel e canta e nelle sequenze finali, da quando Flynn torna nella torre per liberare Rapunzel fino alla fine del film.

Per tutto il film ci sono spesso colori saturi e molto caldi, che donano molta profondità alla scena. Poi, improvvisamente, appaiono toni molto scuri, decisamente dark
Esatto. Questo sottolinea proprio lo storytelling del film, che doveva essere molto drammatico, con un mood molto dark e desaturato. Mentre poi nelle scene più leggere ci sono colori molto saturi, pieni di arancione e blu che seguono l'aspetto emotivo del racconto.

La tua sequenza più complessa?
Tutte sono impegnative, per un motivo o per un altro. I momenti del Camp fire sono molto intimi e c'è una vera progressione vista la voglia di dare una scansione di tempo. Poi arriva Madre Gothel e si porta con se questa specie di nebbia. I registi volevano qualcosa di estremamente teatrale pur essendo un esterno, volevano qualcosa che ricordasse un momento quasi artificiale. Invece nelle scene finali nella torre ci sono dei passaggi nei quali Madre Gothel invecchia improvvisamente, con aspetti tecnici abbastanza complessi. Si voleva essere anche abbastanza attenti a dare un aspetto drammatico ma non horror. Non volevamo spaventare i bambini.

Quanto la stereoscopia influisce sul tuo lavoro?
E' un aspetto interessante. La stereoscopia viene concepita quando c'è la progettazione del layout, quando c'è la costruzione della scena e si stabilisce la profondità. Poi si passa ad un livello bidimensionale, si lavora con lo schermo e non c'è bisogno di occhialini. E' chiaro che poi quando si proietta la scena ormai finita, quasi approvata, si lavora in stereo per dare una certa aggiustata. Ad esempio la messa a fuoco a volte necessita di una regolazione diversa per lo stereo, perché è molto importante giocare con la profondità. Diciamo comunque che l'aspetto artistico bidimensionale è quello a cui si presta maggiore attenzione e poi a scena ormai completata si aggiustano alcuni parametri per l'aspetto stereoscopico.

Con quali software lavori?
Per la maggior parte utilizziamo software proprietario, integrato comunque con packages commerciali come Maya e Shape, utilizzato per il compositing delle scene. Per l'hardware credo che viaggiassimo con una batteria di 4.000 processori. Non ti so dare però elementi più precisi.

Il tuo team da quante persone è formato?
L'intera squadra di lighting è un team di 60/70 persone che si espande e contrae in funzione della complessità del lavoro. Una singola squadra è formata invece da 10/12 artisti che fanno riferimento ad un lighting supervisor.

La Disney con gli ultimi prodotti è tornata ai fasti del passato. Cosa è cambiato dopo l'arrivo di John Lasseter?
E' cambiamo molto. Lasseter è un grandissimo artista, un genio dell'animazione che ha portato molto della sua esperienza e del suo know-how. Ha dato molta fiducia ai giovani talenti che c'erano già in Disney sostenendoli con molto ottimismo e molta voglia di fare bene. Anche se lascia molta libertà agli autori, ai registi e agli artisti, è sempre dietro le quinte a dare un buon consiglio.

Dall'esterno i risultati si vedono
Ti assicuro, anche dall'interno!

Nel tuo futuro cosa c'è?
In questo momento sto aiutando nel fare del research development. Abbiamo imparato delle cose in questi ultimi anni e stiamo cercando di approfondire gli studi. Abbiamo delle iniziative che vogliamo esplorare perciò mi occuperò di questo. E poi ci sono all'orizzonte un paio di film e penso lavorerò a uno dei due.

Hai parlato dei tuoi progetti passati, che spaziavano dalla stop-motion agli effetti in computer grafica, passando per animazione tradizionale, 3D e stereoscopia. Cosa vedi nel futuro dell'animazione?
C'è un grande futuro. Tutto è in mano all'immaginazione degli autori, dei registi e degli artisti. La tecnica è in funzione di questa creatività. Finchè ci saranno ottime idee si troverà il modo di realizzarle. Sicuramente la computer grafica sta dimostrando grande duttilità e c'è ancora tanto da esplorare. Poi è l'ambito che io conosco meglio perciò è chiaro che è quello al quale sono più affezionato e legato.

E questa moda della stereoscopia?
Diciamo che è un'altra esplorazione. Non so dire però se avrà futuro. Se fatta bene è bellissima, perciò ben venga! Comunque la tecnologia continua ad avanzare e non mi sorprenderei se tra qualche anno ci troveremo a parlare di qualche altra tecnica che la sorpasserà.