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Active Reflex, Majandi e Matarazzo

di Emidio Frattaroli , pubblicato il 31 Ottobre 2013 nel canale DIFFUSORI

“Per cercare di capire come due woofer da dodici pollici sistemati in un volume di soli diciassette litri possano produrre una pressione a bassa frequenza come quella ascoltata all’Audiario di Assago, abbiamo chiesto spiegazioni a Gian Piero Matarazzo, papà assieme a Gianpiero Majandi di questa configurazione. ”

L'intervista a Gian Piero Matarazzo

Emidio Frattaroli. Allora Giampy, questo Active Reflex sembra essere stata la vera novità di Assago. Dimmi, come si è giunti alla formulazione di questa configurazione? Ho visto che tu e Gianpiero Majandi ve la intendete molto bene...

Gian Piero Matarazzo. La configurazione che vedi è nata….per telefono. Io e Gianpiero eravamo, come al solito, a parlare di tecnica quando gli raccontai di un dispositivo che mi aveva mostrato Richard H. Small durante una visita alla KEF, effettuata quando l’azienda era ancora a Maidstone, nel Kent. Small mi raccontò che per proseguire ed approfondire i suoi studi aveva realizzato una serie di filtri che emulavano l’andamento della risposta del woofer e del condotto e poi venivano miscelati insieme per ottenere la risposta di un bass reflex teorico.

E. F. Beh, non mi sembra nulla di particolarmente... Illuminante.

G.P.M. Si, ad una persona normale non dice molto, tanto più che Small non ne ha mai fatto mistero con tutti i tecnici ed i progettisti che all’epoca sono stati invitati in Kef. Insomma il suo bass reflex elettronico è sempre stato lì. Ma nessuno ha fatto i conti con la fantasia e la creatività di Majandi, che qualche mese dopo presentò al Top Audio un diffusore dall’estensione fuori dal comune, caratterizzato dalla presenza di due woofer di notevoli dimensioni in un volume tutto sommato abbastanza contenuto. Gianpiero aveva realizzato un diffusore multiamplificato configurato secondo questa metodologia per pilotare due distinti altoparlanti in quello che poi avremmo chiamato semplicemente Active Reflex.

E. F. Puoi spiegare ai nostri lettori in cosa consiste l’Active Reflex?

G.P.M. Se piloti un altoparlante con un filtro che ha la risposta di un woofer nel bass reflex e l’altro altoparlante con la risposta simile a quella di un condotto di accordo puoi ottenere una somma di emissioni che emula in tutto e per tutto quella di un bass reflex tradizionale. Il procedimento è apparso sin dall’inizio troppo semplice da descrivere ma estremamente difficile da far funzionare correttamente.

E. F. Quello che dici mi sembra un controsenso...

G.P.M. Si, ci siamo caduti anche noi….ma in effetti studiando tutto il modello sia dal punto di vista acustico che da quello meccanico mi sono accorto che occorre agire con una precisione notevole. In questo modo il volume di lavoro può essere estremamente ridotto così da migliorare decisamente l’escursione e la tenuta in potenza. L’errore iniziale è stato quello di attenerci rigidamente ai tipi di accordo studiati finora.

E. F. In che senso?

G.P.M. La teoria del bass reflex conduce ad una modalità operativa abbastanza rigida, visto che l’emissione del condotto è regolata dal volume di carico e dalle grandezze caratteristiche del woofer stesso. Muovendoci in ambito elettronico ho notato che molti vincoli e molti limiti legati alla meccanica del sistema potevano essere largamente superati e stravolti fino ad ottenere accordi quasi impossibili per un bass reflex, come lo smorzamento variabile, gli accordi a doppia pendenza e rendere possibili addirittura funzioni di trasferimento di ordine inferiore.

E. F. Ora che progetti avete?

G.P.M. Inutile negare che la configurazione ha suscitato un notevole interesse tra gli addetti ai lavori, tanto che abbiamo ricevuto offerte e proposte da diversi costruttori. La realizzazione molto particolare dell’Active Reflex deve essere comunque vista nell’ambito di tutto il progetto del diffusore e non soltanto nella sorprendente gamma bassa. Con questo tipo di costruzione estremamente compatta si possono concretizzate svariate tecniche di smorzamento delle risonanze e delle colorazioni interne al box, così come si può pensare ad una multiamplificazione interna estremamente sofisticata, sia come assegnazione del segnale elettrico che come controllo della potenza e dell’escursione. Abbiamo sul tavolo diverse opzioni da studiare e da porre in atto nel modello che presenteremo il prossimo anno in Germania. Anche l’impegnativo box è stato soggetto ad una rivisitazione nella costosa costruzione, tanto da consentire un abbattimento notevole dei costi di produzione che ricadrà ovviamente sul prezzo di vendita finale.