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Shoot-out: PMC Twenty.22

di Redazione , pubblicato il 31 Maggio 2013 nel canale DIFFUSORI

“Il carico acustico in linea di trasmissione e l'impostazione decisamente monitor caratterizzano le PMC Twenty.22 che rappresentano tutto il carattere del giovane produttore inglese che si distingue per la buona qualità degli altoparlanti, una costruzione impeccabile e l'ottimo progetto di base ”

Componenti e costruzione

La PMC è realizzata partendo da un compound di medium density di 20 millimetri che viene nobilitato con una impiallacciatura sia all’interno che all’esterno. A detta di molti progettisti di diffusori si può in questo modo ottenere una maggiore tenuta del mobile ed una gestione migliore delle colorazioni interne. Trattandosi oltretutto di una linea di trasmissione piegata possiamo anche contare su una serie di setti interni che irrigidiscono notevolmente la struttura. Il baffle frontale appare leggermente inclinato come accade per tutti quei diffusori che in qualche modo cercano di avvicinare temporalmente i centri si emissione. Il filo di pannello ottenuto per fresatura è accurato, con i componenti bene fissati grazie a quattro viti dotate di madreviti annegate nel box per una pressione di fissaggio notevole.

Alle spalle del midwoofer da sei pollici e mezzo c’è una piccola camera, diciamo di un paio di litri e poi inizia la linea di trasmissione ripiegata su se stessa, tanto che le misure, effettuate non senza qualche peripezia, conducono ad una lunghezza effettiva di quasi un metro. Il costruttore dichiara comunque che la linea, anzi la ATL, ovvero “Advanced Transmission Line” è equivalente ad un “tubo” di due metri, grazie alla particolare geometria ed all’uso massiccio di materiale assorbente. A proposito di questo, ed in barba a tutte le teorie sulla fibra di lana naturale, è stato usato un poliuretano molto denso e morbido dalla classica forma bugnata (con gli spicchi), ben incollata alle pareti di tutta la linea. Quest’ultima fuoriesce sul pannello frontale appena al di sotto del midwoofer con una sezione interna quasi identica a quella dell’altoparlante.

Il tweeter ha la cupola morbida da 27 millimetri. La protezione della parte più delicata di questo trasduttore è affidata ad una ghiera metallica bucherellata. Sembra una protezione facile facile ma in realtà non lo è affatto, visto che il diametro ed il posizionamento dei fori può costituire una notevole ed economica equalizzazione passiva a lunghezze d’onda coerenti con le dimensioni. Eclatante, a mia memoria, fu il caso delle Rogers 5/12 che in questo modo, ovvero con una griglia metallica bucherellata con estrema attenzione e precisione eliminava totalmente un picco del tweeter Dynaudio Esotec.

Il woofer da 170 millimetri ha un bel cestello in pressofusione, non il massimo che si può vedere in giro al giorno d’oggi ma certamente nemmeno chiuso da colorare il suono. I faston polarizzati collegano il trasduttore a due cavi di buona sezione. Quello che colpisce è la dimensione, o meglio il diametro, del complesso magnetico che appare più piccolo della media. Attenti a non prenderlo come un difetto, visto che un magnete poco potente conduce ad un fattore di merito elevato, che guarda caso è proprio quello che serve per questa configurazione di carico. La membrana a me sembra realizzata in cellulosa addizionata di fibre, con un trattamento superficiale telato sul lato a vista.

Il filtro crossover, intravisto al di sotto del materiale assorbente, mi è sembrato molto “affollato” per un normale due vie e probabilmente avrà un incrocio a notevole pendenza acustica. La morsettiera di ingresso è l’unica cosa posta sul pannello posteriore, sdoppiata con i connettori a due a due ponticellati, per poter attuare sia il doppio che la doppia amplificazione, posto che in questa fascia di prezzo risultino utili.

La modalità di carico di questo diffusore è leggermente diversa dalle altre tre, visto l’utilizzo della linea di trasmissione rispetto al bass reflex, utilizzato dagli altri “contendenti”. Si tratta in buona sostanza di un lungo tubo che viene fatto risuonare ad una frequenza derivante dalla lunghezza stessa, quasi come avviene nelle canne d’organo. Quando la lunghezza della “linea” è uguale alla lunghezza d’onda divisa per quattro si ottiene un rinforzo all’emissione del woofer. Come è facile verificare con due calcoli più si abbassa la frequenza da far emettere alla linea e maggiori diventa la sua lunghezza. Questa però è direttamente proporzionale alla velocità del suono attraverso di essa, velocità che può essere abbassata ricoprendo tutte le pareti interne al lungo tubo con un appropriato materiale assorbente.

A seconda del materiale, della sua densità e della sua quantità si riesce a ridurre la lunghezza effettiva fin quasi al 40%. Nel caso della PMC la linea è stata ripiegata come è visibile in figura. Grazie alla forma, alla sezione interna leggermente variabile e grazie all’impiego massiccio di materiale assorbente i progettisti sono riusciti a ripiegare poco più di un metro di linea attorno al piccolo volume che racchiude l’altoparlante. A detta dei progettisti della PMC il midwoofer vede alle sue spalle una linea virtuale di poco meno di due metri.