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Shoot-out: Boston M25

di Redazione , pubblicato il 30 Maggio 2013 nel canale DIFFUSORI

“Le piccole Boston Acustics M25 rappresentano il sistema di ingresso della sere M: un due vie con con un piccolo ma generoso woofer da 13cm ed un tweeter da 25mm che hanno mostrato i muscoli soltanto dopo qualche ora di rodaggio”

Impressioni di ascolto e pagella

Questo diffusore è quello che impiegato più tempo tra quelli scelti per questo confronto a sciogliersi ed a fornire prestazioni notevoli. Francamente credo che soltanto a Roma, all’ultimo dei tre incontri, abbia sfoderato il massimo delle sue possibilità. In particolare, prima di entrare nel dettaglio dell’ascolto posso dire che da Cherubini, e quindi dopo un centinaio di ore di lavoro, è venuta maggiormente fuori la gamma media, sempre un po’ chiusa su se stessa. Ma andiamo con ordine. In prima battuta posso dire che la prima caratteristica che ho notato sin da Bologna è stata la variazione di resa all’aumentare della potenza immessa. L’ampli Yamaha mi è sembrato poco democratico, nel senso che ha obbligato i diffusori, tutti, a seguirlo sui livelli del segnale anche controvoglia.

Comunque, aumentando il livello di pressione emessa, il diffusore Boston sembra andare meglio, con una gamma bassa appena più incisiva ed una gamma media meglio articolata. La voce femminile è appena più magra di come me la aspettavo, ma dotata comunque di una sufficiente chiarezza timbrica sulle sfumature della voce. Sulla voce maschile, che il diffusore sembra preferire, la sensazione di corpo è corretta, con un buon equilibrio delle varie componenti tonali. Devo dire che con De Andrè la gamma media mi sembra più conciliante ed aperta rispetto alla voce femminile. Le consonanti soffiate di entrambe le voci sono riproposte con garbo, senza mai sconfinare nell’effetto di indurimento che affligge qualche tweeter anche di fasce di costo medio. L’estensione in gamma bassa, è inutile quasi affermarlo, è quella che è, e di miracoli non se ne fanno.

Lo smorzamento tuttavia non è dei migliori ed il diffusore a seconda del suo posizionamento propende più per la quantità che per la qualità, col basso che tende appena ad impastare se alle basse frequenze c’è molto segnale. L’apertura della grande orchestra disegna una scena grande e pur non rendendo al meglio l’articolazione di ogni singolo strumento risulta gradevole nell’amalgama del gruppo. La profondità dello stage è corretta e piacevole mentre le voci del coro femminile si posizionano con buona precisione sul palcoscenico virtuale. Il sassofono sul brano di Elaine Delmar appare appena chiuso sulle armoniche dello strumento, ma non per questo manca articolazione nell’evoluzione dello strumento nel brano.  Man mano che il tempo è passato ed agli ascolti si sono succeduti altri ascolti posso affermare che la gamma medioalta è venuta fuori con un po’ di esitazione ma con una certa chiarezza che prima il diffusore non aveva.

Nelle sedute di ascolto effettuate da Cherubini a Roma ho dovuto quasi “rimangiarmi” tutte le sensazioni legate all’articolazione che avevo annotato sui miei fogli. Comunque la sensazione di leggera chiusura viene fuori anche nel brano di Diana Krall a cui fa da contrasto un contrabbasso pulito ed abbastanza incisivo. Aggiungo che la pur notevole generosità dell’elettronica a monte è riuscita raramente a mettere in crisi il piccolo woofer se non alzando il livello oltre il lecito. Sul giro di batteria la grancassa pur senza l’estensione dello strumento originale si è espressa mediamente bene, anche se con un suono troppo rigido sul rilascio della grancassa, un po’ come la Sonus Faber. Comunque, anche dopo il rodaggio lungo e sostenuto posso annotare che la resa migliore di questo diffusore si ha quando il livello è sostenuto, con la gamma media che sembra avanzare e la voce femminile conquistare il posto che gli compete sul palco. 

La pagella secondo Gian Piero Matarazzo: voto medio 7

Costruzione 7
Altoparlanti 6
Versatilità 7
Misure 7
Ascolto 6
Rapporto Q/P 9

 

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