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Musica in Blu Ray - Maggio 2013

di Marco Cicogna , pubblicato il 29 Maggio 2013 nel canale DIFFUSORI

“Questo mese Marco Cicogna ci propone una selezione a senso unico targata Mahler, dalla sperimentazione dei Berliner diretti da Rattle e ripresi in 3D stereoscopico, fino all'integrale nel grande cofanetto dell'etichetta RCO con ospiti, interpreti e direttori di notevole calibro, da Boulez, a Jansons, da Gatti a Maazel.”

Cofanetto RCO: l'integrale di Mahler

La sinfonia n. 8 porta a compimento lo sviluppo sonoro della forma sinfonica. In seguito saranno concepite altre grandi partiture sinfoniche, tuttavia proprio la celebre sinfonia “dei Mille” rappresenta il punto di arrivo della forma sinfonica. Più di così non si può. In un certo senso è proprio la visione “cosmica” di questa partitura a rappresentare il mondo sonoro di Mahler, che in tutte le sue partiture non fa mancare l'elemento pittorico e descrittivo. Non “musica a programma”, quanto piuttosto il senso emotivo ed intenso della Natura e delle passioni umane, presenti tanto nei tratti più delicati ed intimistici, quanto nelle parti più esteriori, in cui le masse di ottoni sorrette dal fragore delle percussioni toccano i limiti dinamici ed espressivi della moderna orchestra sinfonica. Questo, in estrema sintesi, è anche il senso della solida integrale delle sinfonie eseguite dall'orchestra di Amsterdam, recentemente pubblicata in questo grande cofanetto RCO dal prezzo davvero conveniente. L'orchestra del Concertgebouw di Amsterdam è infatti protagonista in questa lussuosa edizione in Blu Ray, con la direzione di alcuni tra i più validi interpreti attuali che si alternano nelle diverse sinfonie. Ricordiamo che si tratta di concerti dal vivo che recano con se l'impatto emotivo dell'evento “live”. Da Boulez, a Jansons, da Gatti a Maazel troviamo un bel gruppo di interpreti chiamati a dare il contributo a queste grandi pagine.

La “Sinfonia dei Mille” richiama con un numero “tondo” le masse vocali e strumentali previste dalla grandiosa partitura. Otto solisti di canto, un’orchestra quasi raddoppiata (con una sezione ottoni aggiuntiva separata) che raggiunge i 150 elementi, due cori misti, un coro di voci bianche, un grande organo, sono gli elementi di una struttura che non ha eguali nella storia della musica, concepibile soltanto dalla mano geniale di colui che fu anche un fine direttore d’orchestra. La famosa “prima” di Monaco il 12 settembre 1910, ultimo concerto diretto da Mahler in Europa, vide l’intervento di oltre ottocento esecutori, in uno storico evento che suscitò l’unanime entusiasmo del mondo culturale austro-tedesco. Come e più ancora che in altri lavori di Mahler (la Seconda, la Terza, la Quarta) la voce è eletta a componente primario del tessuto sonoro ed il virtuosismo dell’orchestrazione, in tanti momenti di straordinario impatto “fisico”, non è mai fine a se stesso. Attraverso la forma sinfonica l’autore boemo disegna il proprio universo, interiore ed esteriore, raffigurando la natura, la spiritualità dell’uomo, con le sue passioni terrene e le necessarie aspirazioni ultraterrene.

In tutto questo il Concertgebouw, qui con la direzione di Mariss Janson, ha buon gioco nell’offrire la corretta cornice sonora ai diversi elementi di questa originalissima sinfonia, per il giusto sostegno dato alle voci e per il controllo nell’emissione dei cori in pianissimo. In quelle parti appena sussurrate il canto si leva palpabile nello spazio sonoro appena di sopra alla soglia del silenzio. Gli otto solisti di canto si alternano nelle diverse sezioni che attingono in misura diversa le risorse corali e strumentali, impiegate in gran parte con misura, soprattutto nella seconda parte, vera e propria cantata sul testo dal secondo Faust di Goethe. Numerosi i momenti distesi, persino sognanti, ampie oasi di lirismo in cui le parti strumentali assumono tratti cameristici di grande raffinatezza e le voci dei fanciulli sono angeli non di questo mondo. La tensione si mantiene alta e quando le forze vengono scatenate è come assistere alle più violente manifestazioni della natura. Abbiamo inoltre apprezzato la sicura tecnica con cui Mariss Jansons ha potuto dosare il lungo crescendo del finale, un gesto nobile e solare che ha condotto voci ed ottoni senza tentennamenti sino al poderoso accordo conclusivo, in cui il supporto dell'organo e delle masse di ottoni “fuori scena” si esaltano nello smalto del Dts Master Audio.

La Prima apre in qujesta integrale il percorso sinfonico di Mahler, qui affidata alla lettura fresca e spontanea del giovane Daniel Harding. La pagina si apre con una lunga introduzione che nell’originario programma voluto dall’autore rappresentava il risveglio della natura, con immagini sonore particolarmente evocative. Siamo di fronte ad un’idea ispiratrice per un vasto percorso sinfonico che attraverso episodi contrastati giunge sino ad un esaltante Finale, pagine tra le più travolgenti del repertorio. “Dall’Inferno al Paradiso”, così nel programma il quarto movimento, si apre con uno scroscio sui piatti e turbinose dissonanze orchestrali, che sembrano gridare l’angoscia dell’uomo di fronte al destino avverso. Vicende sofferte conducono attraverso episodi strumentali ora languidi e consolatori, ora drammaticamente intensi, sino alla meta ottimistica in un abbacinante fulgore orchestrale. Sono richiesti due timpanisti ed un’ampia sezione di percussioni, ma sono soprattutto le lancinanti frasi affidate alla sezione dei corni (che nel finale come vedrete, si alzano in piedi), la tessitura ardua delle trombe, i passaggi cameristici di infinita dolcezza nei quali trionfano i solisti dell’orchestra, l’uso di pause e di momenti di quasi silenzio che tendono nell’insieme a sonorità nuove ed emozionanti. Mahler fu uno dei più grandi direttori d’orchestra del suo tempo. Ciò si evidenzia nella perizia e nella accuratezza della partitura, nella disinvoltura nel trattare l’orchestra come un unico grande strumento del quale si possiede il totale controllo sonoro ed espressivo. L’autore non si limita a far suonare “forte” l’orchestra nelle parti più intense, ma richiede la partecipazione emotiva dell’interprete e di ciascun musicista.

Anche la ben nota Quinta riceve con Daniele Gatti una lettura di grande rilievo. La “Quinta” è la prima del terzetto di grandi sinfonie strumentali che occupano l’autore nel fecondo periodo centrale della sua attività. Siamo al principio del Novecento ed il mondo musicale è ormai pronto ad accogliere (per quanto non sempre con entusiasmo) le sempre più gigantesche partiture che Strauss e lo stesso Mahler avevano offerto a partire dal ventennio precedente. Questa vasta composizione si articola in cinque movimenti. La contrastata marcia funebre iniziale si apre con il suggestivo assolo della tromba seguito da un improvviso “fortissimo” punteggiato dalle percussioni, un momento drammatico che sembra voler scandagliare gli abissi più profondi della struttura sonora. Nel secondo movimento l’indicazione “Tempestosamente mosso, con la massima veemenza” descrive una trionfale pagina per l’orchestra tardo romantica cui Mahler affida idealmente il compito di raffigurare la natura e le passione umane. Al terzo tempo uno “Scherzo” in cui il corno diviene raffinato protagonista con arabeschi di grande effetto. Segue il celebre “Adagietto” per arpa e archi, sublime raffigurazione nella rasserenante tonalità di Fa maggiore ove tacciono le voci più incisive. Tutto è affidato all’espressività degli archi, trattati con mano sapiente da un compositore che fu finissimo direttore. In questa oasi di quiete, nel silenzio di fiati e percussioni, si delinea quell’anelito spirituale presente in Mahler anche quando non è protagonista la voce umana e le tensioni sembrano venire meno e le angosce, seppur brevemente, sopite. Il Finale si apre con movenze delicate e cameristiche per poi sviluppare una complessa struttura sino all’inevitabile ottimistica conclusione in cui i drammi iniziali appaiono dissolversi, un godibilissimo edificio sonoro con molte occasioni per mettere in luce il virtuosismo degli esecutori. Ancora una bella prova dell'orchestra olandese, con archi morbidi ed espressive e prime parti di altissimo profilo.

Non abbiamo evidentemente lo spazio per un'analisi puntuale di ogni singola sinfonia. Tuttavia per i più dotati in termini di componente audio del sistema HT segnalo come immancabile l'ascolto ad alto volume del poderoso finale della Sesta. Qui c'è l'intervento del mitico “colpo di maglio”, ovvero l'uso di un gigantesco martello di legno che tre volte si abbatte su una pedana in altrettanti momenti culminanti. In HD la visione delle schegge di legno che si alzano nell'aria è esaltante. La direzione qui di Lorin Maazel non fa evidentemente mancare la ricerca dell'effetto, senza far mancare il senso tragico di questa pagina che resta una delle più travagliate dell'autore boemo. Link ad Amazon.it - Link al sito ufficiale RCO

Buon ascolto
 

 

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Commenti (1)

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Commento # 1 di: nano70 pubblicato il 29 Maggio 2013, 15:49
Il 3D anche nella musica classica...che tristezza. Secondo me il 3D potrebbe forse avere più senso in concerti ad es come quelli di Madonna o Lady Gaga, dove renderebbe ancora più coinvolgenti i balli coreografici.