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CHARIO Syntar 520

di Pietro di Giovanni , pubblicato il 29 Ottobre 2012 nel canale DIFFUSORI

“Tra i prodotti di fascia media che propone la casa di Merate proviamo il nuovissimo Syntar 520, una cassa acustica da stand con discrete dimensioni che potrebbe apparire come un restyling della storica e fortunata serie Syntar di venti anni fa. Questo test vi mostrerà che non è così.”

Misure e valutazioni tecniche

Se da un lato è vero che per smontare questo diffusore occorrono al massimo dieci minuti è addirittura sacrosanto che per rimontare tutto occorre ancora meno, visto che ora so dove mettere le mani e che chiavi usare. Ho appena finito di serrare l’ultima vite che con un subdolo movimento del piede destro do tensione al banco di misura ed inizio a scaldare microfono e strumentazione per fare una serie di rilevazioni molto accurate sul diffusore. Per fortuna nel mio laboratorio è facile sistemare il diffusore su un supporto sordo e solido così da non vibrare sotto lo stimolo dei diffusori quando pilotati con tensioni notevoli ed elevate. Col microfono bello caldo mi do da fare per ottenere una distanza dalla cassa di un metro esatto e do fuoco alle polveri.

La risposta in frequenza è strana, come quasi tutte le risposte di questo costruttore e lontana le classiche mille miglia dalle risposte che sembrano tirate con la riga. È noto come il progettista assuma per riferimento non la frequenza dei 1000 Hz, che solo incidentalmente e per motivi geometrici sembra il centro dello spettro udibile, ma quello dei 440 Hz. In questa ottica, che comunque a me sembra molto convincente, quasi ovvia, la frequenza a meno tre decibel è proprio 50 Hz, come dichiarato sul manualetto accluso ai diffusori. Stima per Chario allora, che non si è inventata una improbabile estensione a -6 o -10 decibel solo per fare bella figura sui depliant. Come potete vedere la gamma altissima è molto esaltata rispetto alla gamma media ma farsi una idea del suono della sola gamma altissima dalla misura in asse rappresenta un grossolano errore di valutazione.

La gamma altissima che sentiamo in ambiente è la somma di tutte le emissioni in asse e fuori asse, motivo per il quale sono andato a spostare attentamente il microfono rilevando anche le risposte a 30, 45 e 60 gradi. Che dire? Se da un lato non si nota alcun tipo di scollamento alla frequenza di incrocio dando ragione ad un progetto oculato, dall’altro la risposta assomiglia sempre a se stessa, e magari potrà essere valutata meglio nei terzi di ottava col rumore rosa.

I terzi di ottava in ambiente rispecchiano più o meno la curva di risposta in frequenza. Questo grafico è stato effettuato a metà ascolto, quando mi è sembrato di aver raggiunto un discreto equilibrio.

In attesa della seduta di ascolto e della misura a terzi di ottava vi faccio notare la Step Response che sapete in linea teorica essere un gradino di tensione (se non lo sapete andate a rileggervi l’introduzione alle prove in batteria, a questo link). Da questa misura possiamo confermare come il picco del tweeter e quello ritardato del woofer sono entrambi positivi, e cioè in fase elettrica tra di loro, come conferma lo schema del filtro. Inutili i commenti sul woofer più lento del tweeter: è ovvio che debba essere così, almeno finché il woofer avrà una funzione di trasferimento da passa basso ed il tweeter una funzione da passa alto, e non fatemi andare oltre ché in questo periodo sto leggendo tante stupidaggini in giro che c’è da domandarsi dove questi mini-guru da Internet abbiano appreso quello che affermano con gran sicurezza.

L’impedenza ci dimostra che gli altoparlanti sono da quattro ohm e che tutto il diffusore è da quattro ohm, ma non essendoci valori del modulo troppo minimi non ci si deve preoccupare eccessivamente per le pretese dell’amplificatore, specialmente in gamma mediobassa, dove è vero che il modulo scende, ma è anche vero che la fase vale quasi zero. Magari in gamma medioalta la fase scende di più, ma il contenuto e la quantità di queste frequenze nella musica non è proprio il massimo possibile.

La waterfall è buona, anzi direi più che buona, almeno a giudicare dall’ampia superficie che rimane praticamente vuota dalla gamma mediobassa fino alla fine della misura. Ciò sta ad indicare che le riflessioni interne sono ridotte al minimo possibile e che l’assorbente utilizzato funziona molto bene.

Le distorsioni armoniche sono state misurate ad 80, 90 e 95 decibel di pressione. Hanno mostrato un andamento coerente con il livello del segnale immesso, nel senso che pur aumentando di intensità non hanno picchi particolari che si acuiscono. Ad 80 decibel la distorsione è bassa, con la seconda e la terza armonica abbastanza ridotte nei valori percentuali con un andamento che dopo le basse frequenze si abbassa notevolmente fino al fondo del grafico.

Aumentando il segnale di 10 decibel notiamo qualche picco in gamma mediobassa che si fa vedere anche se a livelli contenuti. In gamma medioalta tra i 3000 ed i 5000 Hz si fa notare la terza armonica del tweeter. Alla massima pressione non notiamo grossi scostamenti dal grafico precedente con la terza armonica che sale appena in gamma medioalta.