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CHARIO Syntar 520

di Pietro di Giovanni , pubblicato il 29 Ottobre 2012 nel canale DIFFUSORI

“Tra i prodotti di fascia media che propone la casa di Merate proviamo il nuovissimo Syntar 520, una cassa acustica da stand con discrete dimensioni che potrebbe apparire come un restyling della storica e fortunata serie Syntar di venti anni fa. Questo test vi mostrerà che non è così.”

Il crossover

Il filtro crossover è sistemato, come sappiamo, alle spalle dei due morsetti di ingresso. E’ realizzato con componenti di sufficiente livello qualitativo ed attentamente disegnato anche nell’implementazione pratica. Tranne nelle primissime realizzazioni i filtri di Murace non sono mai stati eccessivamente affollati di componenti, visto che chi si disegna e costruisce gli altoparlanti può risolvere alcuni problemi comportamentali durante il progetto stesso della membrana e quindi prima del disegno del filtro. Ciò non toglie nulla alla spiccata originalità delle reti di crossover di Chario, da analizzare in genere sempre con molta attenzione.

Come possiamo vedere nello schema elettrico qui in alto ci sono due particolarità nella pura risoluzione delle risposte elettriche più una serie discreta di finezze a monte dovute alle particolari convinzioni del progettista, convinzioni che negli anni si sono rivelate paganti ed anche bellamente imitate da altri costruttori senza farne mai esplicita ammissione. Due i particolari che attirano l’attenzione: la cella ad attenuazione differenziata sul passa alto del tweeter e la cella notch un po’ brutale sul passa basso del woofer. Il progettista dichiara di aver realizzato un woofer con una funzione di trasferimento ben controllata in gamma medioalta, così da non doversi preoccupare eccessivamente di quanto succede abbastanza oltre la frequenza di incrocio. E si vede, dal momento che la configurazione scelta per il woofer si preoccupa soltanto di modellare la risposta con un notch centrato a circa 2800 Hz senza curarsi affatto di cosa succeda alla risposta oltre questa frequenza e destinando la parte sinistra dell’attenuazione a modellare secondo l’ordine voluto il vero passa basso del woofer.

Non essendo prevista alcuna resistenza per limitare in qualche modo l’attenuazione massima a centro banda è chiaro che l’effettivo fattore di merito di questa cella viene gestito interamente dalla resistenza di perdita del condensatore e da quella dell’induttanza usata. Si tratta di una induttanza avvolta su nucleo di polveri di ferro che ha mostrato di poter mantenere una potenza notevole prima di saturare, in barba alle dimensioni che spesso sono elette ad unico parametro di valutazione. La resistenza da 5,6 ohm ed il condensatore elettrolitico verso massa servono comunque a far funzionare il notch al meglio, spianando l’impedenza del woofer su un valore quasi costante di circa cinque ohm. Per essere più accorto nel commento alle risposte dei filtri ho anche insinuato la sonda bilanciata all’interno del condotto reflex collegandola direttamente ai morsetti dei due altoparlanti. Ho ottenuto così il grafico di Figura 2, che evidenzia appunto il segnale filtrato che viene consegnato agli altoparlanti. Come possiamo vedere l’azione del filtro passa basso è esattamente quella descritta, mentre per il passa alto del tweeter occorrono altre precisazioni.

La risposta del tweeter non crossoverato ha bisogno di un passa alto molto smorzato per attuare l’incrocio voluto da Murace, possibilmente con una discreta attenuazione per buona parte delle frequenze riprodotte. Per ottenere questa risposta Murace ha usato un passa alto non eccessivamente smorzato che viene preceduto da un parallelo di una resistenza ed un condensatore. Cosa cambia? Dalle frequenze mediobasse fino a circa 2000 Hz l’utilizzo di questa rete non cambia assolutamente nulla, così da modellare l’incrocio al meglio Oltre i 2000 Hz inizia l’azione della rete RC che attenua e smorza la risposta fino a fargli perdere sei decibel a 4000 Hz. Oltre tale frequenza la curva grazie al condensatore riprende a salire fino ad annullare tutta l’attenuazione della resistenza alla fine della misura, dove la differenza con e senza rete si riduce a meno di un decibel. In questo modo con un tweeter più sensibile del woofer è possibile equalizzare l’estremo alto senza perdersi le caratteristiche volute alla frequenza di incrocio.