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YAMAHA NS-F500

di Pietro di Giovanni , pubblicato il 23 Ottobre 2012 nel canale DIFFUSORI

“I diffusori della casa dei tre diapason testimoniano quanto pesi la ricerca e ottimi componenti sulla resa totale in ambiente. La buona prestazione non è fatta soltanto di tenuta in potenza e di equilibrio timbrico, ma anche di microcontrasto e velocità fulminante”

Il crossover giapponese

Il crossover giapponese realizzato dai tecnici della Yamaha assomiglia sfacciatamente ai crossover che assemblavano le aziende americane fino a qualche anno fa. Negli States poi si sono accorti che magari dal punto di vista estetico i crossover montati così non erano un granché ed attentissimi alle apparenze hanno iniziato ad usare look molto meno stilizzati. Il crossover delle NS-F 500 è realizzato con i componenti incollati e fissati con fascette ad un pezzo di truciolare, con le saldature ed i collegamenti fatti in aria. Non che ciò impoverisca le prestazioni, anzi, ma ammettete che un crossover così è un po’ racchio da vedere.

Dalla foto possiamo notare l’uso di elettrolitici sulle vie inferiori e di induttanze avvolte su supporto di polveri di ferro per i valori più elevati. Lo schema elettrico appare in verità assai semplice, con un passa basso per il woofer ed un passa alto per il tweeter di disegno e foggia classica: induttanza e condensatore. Sul passa basso del woofer notiamo anche una resistenza in serie al condensatore elettrolitico che serve a rallentarne in qualche modo l’azione, così da avere un andamento meno deciso della risposta e quindi un fattore di merito più basso. Si tratta di una finezza di molti progettisti e consenta una sorta di ulteriore grado di libertà nella quantificazione dei componenti reattivi che spesso serve a contrastare la risposta degli altoparlanti in leggera salita man mano che aumenta la frequenza.

Sul tweeter invece vediamo che la resistenza è stata posta prima del gruppo condensatore/induttanza. Questa resistenza tocca pochissimo il fattore di merito e serve esclusivamente per riportare la risposta del tweeter allo stesso valore di pressione degli altri altoparlanti. Il valore basso del condensatore e quello dell’induttanza suggeriscono una frequenza di incrocio col midrange sensibilmente elevata. Solo in serie al tweeter è stato usato un condensatore in poliestere, dal momento che gli elettrolitici non polarizzati sistemati in serie al segnale delle note alte non li consiglierei nemmeno al mio commercialista. Non che suonino drasticamente male, almeno quelli di recente costruzione inglese, ma aggiungono una minima colorazione togliendo velocità. Ci mancherebbe che con un tweeter costruito con tanta attenzione per esaltare la velocità di spostamento della cupola poi ci si perdesse per un condensatore appena appena più economico!

In un tre vie comunque il filtro più complicato da realizzare è sempre quello del midrange, data la sua doppia funzione di cucitura sia col woofer che col tweeter. Il problema è che quando ci si muove su due fronti si rischia che una azione interferisca con l’altra, così che il passa basso sia in parte alterato dalla porzione di filtro passa alto. Il costruttore ha scelto una via abbastanza usata, ovvero quella di intrecciare il passa alto col passa basso inserendo l’induttanza in serie al woofer, e quindi l’unico elemento passa basso, all’interno della rete del passa alto, costituita dal condensatore elettrolitico e dall’induttanza verso massa. Magari ci sarebbe stato bene anche un piccolo condensatore in poliestere in parallelo a quello elettrolitico bipolarizzato.