Social Buttons AV Magazine su Facebook AV Magazine su Twitter AV Magazine RSS AV Magazine Newsletter

Pure Acoustics PRO 838

di Pietro di Giovanni , pubblicato il 16 Febbraio 2010 nel canale DIFFUSORI

“La porta di ingresso all’alta fedeltà secondo Pure Acoustics: un diffusore tanto economico quanto interessante, che passiamo sotto la lente di ingrandimento della sala di ascolto anche del laboratorio. Se poi amate il saldatore ed il DIY allora ci si può davvero divertire”

La prova d'ascolto

 

Per una volta tanto possiamo dire che le misure e l’ascolto vanno veramente a braccetto, con tutte le enfasi e le carenze strumentali che sono facilmente riconoscibili anche al primissimo ascolto. Ho scelto per questo diffusore un sistema minimale, con un integrato prodotto in grandi numeri da 100 watt di potenza di targa ed un lettore DVD di buone caratteristiche anche se ovviamente abbastanza economico. La mia sala dei giochi vede i diffusori distanziati dalla parete posteriore per evitare un ulteriore rinforzo in gamma mediobassa, a dispetto sia del trattamento acustico - gestito con attenzione - che dello stage sonoro che potrebbe perdere consistenza. I diffusori sono ruotati verso il punto di ascolto quel tanto che basta ad avere una gamma alta pulita e ben contrastata.

Inizio con Mina e De Andrè, ed immediatamente annoto l’eccessivo carico nella voce di De Andrè, con la voce di Mina che viceversa sembra più esile della norma, anche se sufficientemente ricca di particolari inflessioni. Insomma la gamma bassa della voce è esagerata, mentre quella media è troppo leggera. Sembrerebbe un diffusore ideale per la musica rock degli anni settanta che era contraddistinta dalla gamma media sempre troppo avanzata e da una carenza cronica di basse frequenze. Quando e se ascolterete questo diffusore, come tutti quelli un po’ esagerati, ricordate che dovete distinguere tra qualità e quantità della gamma bassa, con la seconda che in questo caso sopravanza la prima di qualche ordine di grandezza.

Detto fatto allora mi faccio un giro con i Led Zeppelin, assieme ai Black Sabbath, ai Rolling Stones salendo man mano di qualità fino a Sting e poi ai Dire Straits. Beh, l’unica nota di colore è costituita dalla voce di Sting, che si arricchisce di una connotazione sconosciuta che sembra riequilibrarne la timbrica. La gamma alta è leggermente fredda, con una vena rigida che sembra sciogliersi soltanto in gamma altissima. Il punch e la grinta comunque ci sono, con una aggressività latente che sembra emergere a tratti e che in verità con questo genere musicale non guasta tanto.

Con la musica classica o comunque con la riproduzione di strumenti naturali le cose non vanno tanto bene, pur con una scena discreta ed una profondità sufficiente alla buona ricostruzione delle caratteristiche spaziali. Il contrasto, maxi e micro, viene in parte rovinato dallo sbilanciamento timbrico che fa sembrare le armoniche più grandi delle stesse fondamentali. Gli strumenti che saltano l’attenuazione in gamma media come i piatti delle percussioni, alcuni strumenti ad arco ed alcuni strumenti a fiato non ne escono affatto malconci, con una sufficiente resa prospettica e timbrica. 

Segue : Conclusioni Pagina successiva