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Interstellar

di Redazione , pubblicato il 11 Novembre 2014 nel canale CINEMA

“L'attesa pellicola sci-fi di Christopher Nolan ha conquistato le sale cinematografiche di tutto il mondo. Ecco l'analisi di AV Magazine, con pareri sul valore artistico, suggerimenti e recensioni sui formati 70mm e digitale 4K”

Le tute spaziali, CASE e TARS

Ricercate le tute spaziali create dalla costumista Mary Zophres, una sintesi delle gloriose tute d'argento del programma Mercury e di quelle rigonfiate, più recenti, utilizzate ad esempio nella missione Apollo. I caschi sono invece ispirati a quelli del programma Gemini, il secondo compiuto dalla NASA per preparare il viaggio sulla Luna.

Al loro interno era previsto un sistema audio che facilitava la comunicazione tra gli attori e il regista, oltre che tra gli attori stessi sul set. Le loro registrazioni sono state inoltre utilizzate successivamente in fase di montaggio.

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Vista la grande quantità di riprese con attori vestiti con le tute spaziali, la produzione ha deciso di orientarsi su costumi perfettamente funzionanti, realizzati con la collaborazione della società SPCS, specializzata nell'applicazione di attrezzature a particolari tessuti.

Il costume, estremamente pesante, ha costretto la Zophres a integrare un sistema di raffreddamento con dei tubi di acqua fredda, utilizzato per evitare il surriscaldamento corporeo degli attori. Una soluzione ispirata al vero sistema utilizzato dagli astronauti.

Inoltre all'interno di uno zainetto sono stati posti alcuni ventilatori, con lo scopo di raffreddare l'interno della tuta e prevenire l'appannamento dei vetri. Il peso finale della tuta oscillava tra i 13 e i 15 chili.

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CASE e TARS. Non sono i nomi di due nuove tasse che dovremo pagare dal prossimo anno, ma i nominativi assegnati al quinto e sesto membro dell'equipaggio, due macchine militari con evoluta intelligenza artificiale imbarcate con il compito di assistere gli umani e sollevare il morale alla truppa.

Interessante la scelta di non utilizzare alcuna caratteristica antropomorfica, ideando uno stile minimalista e decisamente accattivante, evidentemente resistente con la possibilità di continuare a lavorare in qualsiasi condizione.

Entrambe le macchine sono state mosse sul set da Bill Irwin attraverso un sofisticato impianto meccanico. Durante la fase di progettazione, Nolan e lo scenografo Crowley hanno cominciato a dare forma alle due macchine utilizzando dei bastoncini da ghiacciolo incollati tra loro.

Sviluppando il sistema attraverso l'utilizzo di calamite e varie combinazioni, si è arrivati alla scelta della bella plancia robusta finale, alta 1 metro e mezzo, agganciata magneticamente su tre punti attraverso un perno centrale, in grado di assumere diverse conformazioni attraverso le 64 divisioni geometriche realizzate.