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Interstellar

di Redazione , pubblicato il 11 Novembre 2014 nel canale CINEMA

“L'attesa pellicola sci-fi di Christopher Nolan ha conquistato le sale cinematografiche di tutto il mondo. Ecco l'analisi di AV Magazine, con pareri sul valore artistico, suggerimenti e recensioni sui formati 70mm e digitale 4K”

La fattoria e le tempeste

Come detto, una parte importante del film è ambientata sulla Terra, nel cuore dell'America, con piccole comunità di agricoltori che si dedicano alla coltivazione del grano. L'ambiente è però sterile, poco rigoglioso, sferzato da tempeste di polvere che soffocano ogni forma di vita.

La produzione ha girato queste sequenze in Canada, nella regione di Okotoks, poco a sud della nota città di Calgary. Una zona che non offre di norma le giuste condizioni ambientali per la coltivazione del frumento me che avrebbe disegnato il giusto fondale per il film, poco rigoglioso, adatto ad un pianeta ormai sterile.

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In contatto con il Dipartimento dell'Agricoltura del Canada, impegnati a studiare le condizioni climatiche, i modelli di crescita e le informazioni logistiche, i realizzatori e lo scenografo Nathan Crowley hanno raggiunto la piccola città di Longview per prendere accordi con l'allevatore Rick Sears, proprietario di una vasta tenuta adatta allo scopo, che ha accettato di farsi costruire una lunga strada fino alla location, con una coltivazione di 500 acri di terra tutti destinati al grano.

Nei sei mesi stimati per la crescita delle piante, su Calgary si sono abbattute inondazioni e freddo gelido, mettendo a rischio la scommessa fatta dalla produzione. Nelle poche settimane precedenti l'arrivo dell'unità principale, il tempo è però migliorato, fornendo il giusto calore per la crescita di un campo di grano in linea con la trama della pellicola.

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Altro aspetto interessante delle riprese sulla Terra sono chiaramente le tempeste di polvere. In questo caso la produzione si è ipirata al Dust Bowl, l'incredibile serie di tempeste di sabbia che si sono abbattute sugli Stati Uniti e il Canada tra il 1931 e il 1939. Tempeste causate da tecniche agricole errate e da mancanza di rotazione delle colture.

Una ribellione della natura raccontata in un documentario della PBS curato da Ken Burns, una produzione seriale televisiva che ha colpito Nolan tanto da spingerlo a inserire in Interstellar alcuni elementi del documentario, a sottolineare che i disastri ecologici alla base del film possono accadere realmente. Anzi, sono già accaduti.

Conscio che un effetto realistico non poteva essere ottenuto con effetti digitali, il regista si è rivolto al coordinatore degli effetti speciali Scott Fisher, che per simulare le tempeste ha utilizzato il C-90, un materiale biodegradabile non tossico formato da particelle di cartone.

La leggerezza del materiale scelto ha permesso di creare un consistenze effetto fumogeno innalzando la polvere con degli enormi ventilatori, chiaramente dopo aver protetto le costose macchine IMAX con alcuni rivestimenti plastici appositamente realizzati.

Il drone di sorveglianza indiano inseguito da Cooper è stato invece progettato dallo stesso scenografo Crowley, realizzato come oggetto di scena dalle elevate dimensioni, non funzionante, ma anche come drone radiocomandato in scala 1/3 con un'apertura alare di circa 4 metri e mezzo, manovrato dal pilota professionista di modellini R/C Larry Jolly.

Per dare la caccia al drone il protagonista Cooper guida un nuovo modello di pick-up Dodge del 2014, invecchiato per l'occasione dal reparto artistico. Vista la pericolosità della scena, i realizzatori hanno montato un roll bar sul tetto del fuoristrada, con una postazione completa di comandi del veicolo utilizzata da un pilota stunt.

Gli attori si sono così potuti concentrare sulla scena, trasportati all'interno del pick-up attraverso una fitta piantagione di grano, con una visuale pari a zero. Piccola curiosità: tra le camere attaccate al fuoristrada c'era anche una non proprio leggera mdp IMAX.