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Musei Vaticani 3D

di Alessio Tambone , pubblicato il 05 Novembre 2014 nel canale CINEMA

“Il documentario prodotto da Sky 3D e Sky Arte HD, con la collaborazione della Direzione dei Musei Vaticani, approda nei cinema per un solo giorno. Ecco il nostro giudizio, impreziosito da un'esclusiva intervista a Cosetta Lagani (direttore Sky 3D) ed Emiliano Martorana (produttore esecutivo)”

Il commento tecnico

Sono 40 i professionisti - tutti italiani - che per 4 mesi hanno lavorato sul progetto, con l'obiettivo di catturare la forza, la fede e la disperazione raccontata in uno dei musei più visitati al mondo.

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Partiamo dal 3D nativo. Le riprese offrono la giusta profondità nelle sale, rimarcando ad esempio l'incredibile sequenza di stanze che ospita la Collezione d’Arte Religiosa Moderna. Degne di nota anche le riprese in plongée e contre-plongée delle Scale di Momo e del Bramante.

Nel vagare tra gli spazi, nell'avvicinarsi alle Opere, la macchina da presa si muove in una lenta carrellata, utile allo spettatore per avere il tempo di focalizzare l'effetto 3D, con l'obiettivo spesso orientato in obliquo verso l'alto a sottolineare la magnificenza dei soggetti ripresi. In questi movimenti spesso le distanze dagli oggetti, soprattutto in primo piano, cambiano considerevolmente, ma l'effetto stereoscopico non è mai fastidioso.

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È sui gruppi scultorei però che il 3D nativo dà il meglio di se, grazie anche al sapiente gioco di luci curato dal direttore della fotografia Massimiliano Gatti.

Nelle inquadrature a campo largo la scultura si stacca dal fondale, prendendo letteralmente vita nelle riprese più ravvicinate, nei primi piani e nei dettagli. Formidabile la sequenza dedicata a Laocoonte, che termina con un primissimo piano delle labbra del sacerdote greco con i riccioli della barba che giocano con la profondità donata dal 3D.

Qualche dubbio su alcune sequenze, in particolare la biga trainata dai cavalli, nelle quali l'ottimo effetto pop-up è rovinato dal movimento di avvicinamento della macchina da presa che taglia gli elementi in uscita dallo schermo con il bordo dello stesso. Una grave disattenzione, probabilmente dettata da tempi di ripresa che immaginiamo ristretti.

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Capitolo a parte merita la dimensionalizzazione delle opere pittoriche. Attraverso un certosino lavoro di scomposizione su piani, la produzione è riuscita a simulare la profondità nel dipinto senza mai esasperare la tecnica o stravolgerne il senso.

Effetto chiaramente legato alla composizione visuale dell'Opera, la dimensionalizzazione dona nuove prospettive ai tesori custoditi nei Musei Vaticani. I personaggi e le architetture del Polittico Stefaneschi di Giotto si staccano magificamente dal fondale dorato, mentre il Cristo senza volto di Dalì sembra letteralmente sospeso.

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Emozionanti le opere convertite con la stereoscopia di Raffaello e Michelangelo. Le stanze affrescate dal pittore di Urbino sono proposte sul grande schermo in maniera incredibile: la Scuola di Atene, l'Incendio del Borgo e la Disputa del Sacramento spiccano tra le coversioni, senza dimenticare la piccola ma ben realizzata Liberazione di san Pietro.

La conclusione del viaggio nei Musei Vaticani non poteva non essere la Cappella Sistina. Anche in questo caso, sia per la volta che per il Giudizio Universale, la conversione restituisce spazi e profondità, con i personaggi raffigurati che sembrano fluttuare sul fondale.

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Da manuale il complesso movimento che dal celebre dettaglio della Creazione di Adamo si allarga fino a offire, sempre con ripresa ricostruita in 3D, l'intera volta della Cappella, con un trionfo di storie, medaglioni, vele e lunette posizionate ottimamente su diversi piani prospettici.

È chiaro che non tutte le opere hanno lo stesso impatto. Da questo punto di vista le meno esaltanti sono il San Gerolamo di Leonardo da Vinci, la Pietà dimenticata di Van Gogh ma soprattutto la Pietà Rossa di Chagall. Difficoltà evidentemente derivanti dal tipo di pittura scelta dall'artista.

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Ultimo appunto sul montaggio e la colonna sonora. Abbiamo già accennato alle continue dissolvenze tra un momento narrato e l'altro. Salvo che in poche eccezioni, la tipologia di montaggio scelta - che spesso offre dissolvenza tra due immagini e non tra immagini e nero, situazione più semplice - non infastidisce la visione nonostante la presenza del 3D.

La colonna sonora realizzata per il documentario infine non ci ha particolarmente colpito, eccezion fatta per la sequenza del Laocoonte e il Giudizio Universale di Michelangelo, grazie anche a un montaggio ricercato e puntuale negli stacchi.