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Lo Hobbit - La desolazione di Smaug

di Redazione , pubblicato il 31 Dicembre 2013 nel canale CINEMA

“Prosegue il viaggio della compagnia formata da Bilbo Baggins, Gandalf e i tredici nani. Peter Jackson ci riporta nella Terra di Mezzo con il secondo capitolo cinematografico dedicato al romanzo Lo Hobbit di J.R.R. Tolkien”

Gli artisti del film

Chi ha visto gli extra de Il signore degli anelli è a conoscenza dell'incredibile lavoro che c'è dietro una produzione di questo tipo. Un esercito di tecnici, artisti e di manovalanza locale della Nuova Zelanda che include: scultori, ingegneri, ceramisti, modellisti, tessitori, stuccatori, tappezzieri, fabbri, maglieristi, fabbricanti di lame, fabbricanti di reti, maestri d’ascia, mobilieri, fonditori di bronzo, un creatore di luci al piombo, chef, gioiellieri e calligrafi.

Una quantità rilevante di artisti della Weta Workshop, che ha anche mutato il vecchio modo di lavorare sostituendo ai modelli realizzati in argilla una modellazione direttamente con il computer mediante l'ausilio di un particolare pennello e una decina di robot al proprio servizio.

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Peter King, hair designer del dipartimento di makeup del film, ha svelato che con il suo team ha prodotto ben 752 parrucche e 263 barbe, realizzate per il cast principale e le relative controfigure. Solo per i tredici nani il reparto ha realizzato 91 parrucche.

Lo scenografo Dan Hennah ha invece creato una miniatura virtuale della Terra di mezzo, con 94 modelli (per l'intera nuova trilogia) costruiti in scala 1:16 o 1:25, supervisionando chiaramente anche la costruzione dei set reali.

Il supervisore agli effetti visivi Eric Saindon ha invece utilizzato i set reali per effetture rilevamenti sulla cromia e sui dati di luce da girare successivamente ai tecnici in post produzione. La sua troupe ha utilizzato uno scanner 3D Lidar, capace di scannerizzare qualsiasi dato di ogni set anche di dimensione elevata (parliamo di un'estensione di un chilometro quadrato).

In quest'ultimo caso però ci sentiamo di criticare il lavoro, con integrazioni tra digitale e live action che in alcune sequenze non ci hanno convinto. Parliamo di luci, cromie e ombre che a volte non rendono armonica l'unione delle diverse tipologie di ripresa. Una situazione che purtroppo spesso di ripete con le pellicole di Jackson.

 

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Commenti (1)

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Commento # 1 di: aladar pubblicato il 29 Gennaio 2014, 22:04
Ho trovato questo secondo episodio assurdamente lungo e pieno di scene inutili. L'elfa e la sua storiella sono da B movie, altro che colossal. Ma non potevano limitarsi a fare un film ( o tre se proprio necessari ) di 2 ore attenendosi al libro ed alle appendici di Tolkien ?
Anche le parti inventate falsano la storia più che arricchirla.
Peccato.