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Lo Hobbit - La desolazione di Smaug

di Redazione , pubblicato il 31 Dicembre 2013 nel canale CINEMA

“Prosegue il viaggio della compagnia formata da Bilbo Baggins, Gandalf e i tredici nani. Peter Jackson ci riporta nella Terra di Mezzo con il secondo capitolo cinematografico dedicato al romanzo Lo Hobbit di J.R.R. Tolkien”

Gli attori

In Un viaggio inaspettato era stata una gradita sorpresa, nonostante l'ottima impressione avuta qualche anno prima con Sherlock. L'ottima prova di Martin Freeman è naturalmente replicata anche in questa pellicola, con grande personalità, ottime variazioni caratteriali e giusta presenza scenica.

Bocciamo nuovamente Richard Armitage e il suo Thorin. La scelta di casting non aiuta, ma l'attore inglese ci mette del suo con un personaggio che dovrebbe essere carismatico, scaltro e ostile ma appare saccente, poco lucido e scarsamente determinato.

Della prestazione di Evangeline Lilly abbiamo già parlato, plaudiamo alla scelta e all'interpretazione di Orlando Bloom e ci chiediamo se Thranduil, nella persona di Lee Pace, non avrebbe meritato più spazio vista anche la buona prova del giovane attore americano. Estendiamo invece il discorso fatto per Thorin anche per Luke Evans e il suo Bard. Poca sostanza, poco magnetismo. L'arciere avrebbe meritato sicuramente di più.

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Buona prova anche per Luca Ward, che doppia uno spaventoso drago Smaug che nella versione originale ha la voce di Benedict Cumberbatch, compagno di Freeman sul set di Sherlock.

Apriamo un discorso a parte per Ian McKellen, un Gandalf sempre perfetto che nella versione italia ritrova la - buona - voce di Gigi Proietti che sostituisce quella del grande Gianni Musy. L'attore inglese ha vissuto un brutto periodo durante le riprese, dovuto proprio all'uso dello slave motion control.

Nella precedente trilogia McKellen recitava comunque sul set insieme agli altri colleghi, anche se per questioni di dimensione del personaggio veniva posto in posizione più vicina alla macchina da presa. L'utilizzo del 3D non ha reso possibile chiaramente una soluzione di questo genere, con il conseguente motion control che muoveva la mdp davanti a un Gandalf su greenscreen replicando in real time quello che avveniva poco lontano sul set con tutti gli altri attori, che dialogavano con lo stregone mediante l'ausilio di auricolari e microfoni.

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I numerosi ciak vissuti in questa condizione, da solo, mentre tutti erano impegnati sul set principale hanno messo a dura prova l'attore, che ha pensato addirittura di ritirarsi dalla recitazione.

"Sono diventato completamente infelice e mi sono un po' pianto addosso. Non mi ero reso conto che il microfono che indossavo era acceso e che tutti potevano sentirmi borbottare contro me stesso sul fatto che volevo andare a casa e così via" ha dichiarato l'interprete di Gandalf. "Era così doloroso, scoraggiante e difficile che ho pensato 'Non voglio fare questo film, se questo è quello che devo fare'. Non è quello che faccio per vivere. Recito con altre persone, non recito per conto mio".

Lo stesso Jackson ha confermato la difficoltà, svelando la conseguente strategia risolutiva attuata nei primi due giorni di riprese. Il regista ha inviato all'attore inglese un messaggio di rassicurazione, mentre il produttore Zane Weiner si è preoccupato di ridecorare la tenda di McKellen con reliquie e oggetti dei film de Il signore degli anelli.

"Mi hanno fatto sentire, come spesso accade quando si lavora con Peter Jackson e i suoi colleghi, che appartieni e che ti senti a tuo agio come a casa e felice. Tuttavia una volta che i fiori sono appassiti ho notato che non sono stati sostituiti e penso che questo significasse che dovevo andare avanti con il lavoro".

Chiudiamo la pagina dedicata agli attori con la segnalazione del cameo di Peter Jackson che proprio nell'incipit della pellicola riprende il ruolo del mangiatore di carote come avvenuto nel film La compagnia dell'anello.