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Lo Hobbit - La desolazione di Smaug

di Redazione , pubblicato il 31 Dicembre 2013 nel canale CINEMA

“Prosegue il viaggio della compagnia formata da Bilbo Baggins, Gandalf e i tredici nani. Peter Jackson ci riporta nella Terra di Mezzo con il secondo capitolo cinematografico dedicato al romanzo Lo Hobbit di J.R.R. Tolkien”

Le riprese, la regia e la fotografia

L'intera trilogia de Lo Hobbit è stata girata contemporaneamente con un blocco iniziale di produzione durato oltre 266 giorni e altre scene isolate registrate in seguito. La produzione ha occupato l'intero studio di Miramar in Nuova Zelanda, composto da più di tre ettari di terreni e sei sale di registrazione.

Le due isole maggiori della Nuova Zelanda hanno fornito invece gli incredibili paesaggi, mozzafiato senza bisogno di ritocchi digitali, attraversati dalla Compagnia nel viaggio verso Erebor. Luoghi anche inaccessibili all'uomo, raggiunti per mezzo di dieci elicotteri a rotazione che si sono occupati di trasportare attrezzature e membri della troupe su e giù per le montagne. Anche per scappare da improvvise tempeste.

A guidare le produzione in ogni aspetto c'è naturalmente Peter Jackson, l'uomo riuscito nella difficile impresa di realizzare un'irripetibile trilogia tolkienana (la scorsa) che si cimenta in un'ardua e - obiettivamente - rischiosa nuova opera.

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La sua regia è monumentale. Sposa l'immensità dei panorami raccontati con ampi movimenti di macchina da presa, forse un po' troppo simili tra loro, e gioca con le prospettive, gli spazi, i punti di vista e la scene d'azione nei momenti più narrati e coereografati della pellicola. Da questo punto di vista le due sequenze più riuscite sono sicuramente la fuga nei barili e il lungo momento con il drago Smaug.

Un lavoro complesso, che ha richiesto un continuo feedback tra il regista e il montatore Jabez Olssen, sempre presente sul set o digitalmente raggiungibile. Olssen ha infatti spesso lavorato 'on the road', chiuso in un camper attrezzato con un sistema Avid portatile in una postazione per il montaggio che gli consentiva di lavorare sulle scene girate giornalmente e immagazzinate sul server.

Anche in questo caso Peter Jackson ha deciso di girare il film in 3D a 48 fps, avendo a disposizione ben 48 macchine da presa Red Epic.

Tra le innovazioni registiche attuate sottolineamo uno sviluppo della tecnica di slave motion control, un sistema che permette di manovrare una macchina da presa sul set reale con una seconda unità puntata su un greenscreen a parte che automaticamente segue con precisione lo stesso percorso. Un movimento coordinato che però, graduato in maniera differente, è stato utilizzato per integrare il filmato di attori di altezza simile con i loro personaggi particolari. Un espediente che ha permesso di avere nella scena finale Gandalf, nani, hobbit ed elfi senza ricorrere ai difficili esercizi di prospettiva praticati con Il signore degli anelli.

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Innovazione anche nell'illuminazione, con il direttore della fotografia Andrew Lesnie che insieme al suo team ha ideato il 'Colosseum rig', un sistema che attraverso l'utilizzo di vele composte da teloni leggermente colorati è riuscito a simulare le ombre dell'aurora o gli ambienti notturni in qualsiasi condizione di luce per un ampiezza complessiva che arriva a 100 m2.

Accanto al Colosseum rig il team di Lesnie ha creato un impalcatura aerodinamica contenente 288 tubi al fluoro di circa un metro, appesa sopra il set. Leggera e controllata in remoto per intensità e numero di tubi accesi, il sistema è stato utilizzato per simulare la luce della luna o il labirinto di costruzioni della città di Pontelagolungo.

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