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Il codice da Vinci

di Alessio Tambone , pubblicato il 26 Maggio 2006 nel canale CINEMA

“Atteso da mesi, odiato da tanti e idolatrato da molti. E' Il codice da Vinci, pellicola diretta da Ron Howard e tratta dall'omonimo best-seller di Dan Brown. Un successo annunciato nonostante - o a causa - le tante polemiche. Ecco il giudizio di AVMagazine”

La regia e il montaggio

Avevamo una grande aspettativa per la regia di Ron Howard e per il montaggio di Daniel P. Hanley e Mike Hill, tutti artefici del recente Cinderella man. Anche sul loro lavoro esprimiamo qualche perplessità. Ma andiamo con ordine. La bravura del regista si vede chiaramente in alcune sequenze, come la scena finale con Langdon inginocchiato sulla Pyramide Inversée. Ipocriti a negarlo.

Nel resto del film abbiamo però sofferto un uso insistente di piani ravvicinati che, insieme ad un montaggio spesso superficiale e troppo rapido, hanno contribuito alla realizzazione di una pellicola priva di mordente e di suspense. Divertente - e ancora una volta non per scelta - la fuga in Smart tutta in retromarcia dal Louvre.

  
La fuga in Smart e la lezione sull'Ultima Cena
- click per ingrandire -

A Ron Howard rimproveriamo inoltre una disattenzione per i dettagli, almeno per quelli importanti. Come esempio segnaliamo la scena nella quale lo studioso Teabing svela a Sophie i segreti de L'ultima cena. In particolare avremmo gradito la visione di alcuni dettagli importanti del dipinto: la presenza dei bicchieri al posto dell'unico calice; l'ombra derivante dal seno della presunta Maddalena; l'aspetto minaccioso dell'apostolo Pietro. Particolari citati in sceneggiatura ma non mostrati direttamente in pellicola. Particolari che in alcuni casi - siamo testimoni diretti - sono sfuggiti durante la visione a chi non ha letto il libro.

Il regista inoltre ha deciso di utilizzare gli effetti in computer grafica come nel precedente A beautiful mind. Lo spettatore quindi guarda nella mente del protagonista, partecipando di fatto all'elaborazione del pensiero. Ci riferiamo evidentemente alla buona sequenza di ricostruzione della tomba di Newton. Ci sono piaciute meno le sottolineature, realizzate sempre in CG, utilizzate per evidenziare alcuni particolari scenografici. Come esempio citiamo la Stella di Davide - formata dai simboli di lama e calice - inquadrata nella cappella di Rosslyn, che prende vita fastidiosamente grazie agli effetti appena citati.