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Il codice da Vinci

di Alessio Tambone , pubblicato il 26 Maggio 2006 nel canale CINEMA

“Atteso da mesi, odiato da tanti e idolatrato da molti. E' Il codice da Vinci, pellicola diretta da Ron Howard e tratta dall'omonimo best-seller di Dan Brown. Un successo annunciato nonostante - o a causa - le tante polemiche. Ecco il giudizio di AVMagazine”

La sceneggiatura


Una scena del Codice da Vinci con Sophie e Robert

Dopo questa ampia presentazione, passiamo ora all'analisi del film. Il punto cardine nella trasposizione cinematografica di un romanzo è sicuramente le sceneggiatura. In questo caso il compito è stato affidato a Akiva Goldsman, ottimo sceneggiatore che aveva già collaborato con Ron Howard in Cinderella man e A beautiful mind. Film quest’ultimo grazie al quale aveva vinto l’Oscar, il Golden Globe e il Writers Guild Award.

Adattare Il codice da Vinci non era cosa affatto semplice, vista la struttura originale del romanzo. A complicare il lavoro di Goldsman c’erano infatti numerosi flashback, lunghe disquisizioni teologiche e soprattutto sequenze temporali che spesso si sovrapponevano per creare mistero. Caratteristiche che hanno fatto la fortuna del romanzo, ma che non sono altrettanto riproponibili in un film, almeno con la stessa frequenza. Coefficiente di difficoltà quindi alto in partenza, amplificato dall’enorme risonanza mondiale del romanzo.

Purtroppo questa volta Goldsman ci ha deluso. E non ce lo aspettavamo. Dopo una prima parte positivamente identica al libro, abbiamo assistito all’operazione di rielaborazione necessaria per contenere la durata del film. Apprezziamo la sbrigativa ricerca della tomba di Newton fatta con il cellulare, che ha eliminato di fatto la lunga sequenza all’interno della biblioteca. Non abbiamo invece lo stesso giudizio della parte finale del film, quella nella cappella di Rosslyn. I protagonisti vengono rinchiusi nella chiesa e si avventurano alla ricerca di importanti segreti, che in realtà sono consultabili apertamente da tutti infrangendo unicamente l’avviso di un cartello.


Robert Langdon alle prese con il cryptex

In questa sequenza è stato comunque inserito il flashback con la piccola Sophie, che però è diventato insignificante ed incompleto rispetto a quello del libro. Avremmo preferito un finale un po’ più simile al romanzo, magari andando a tagliare qualche flashback superfluo. Su tutti citiamo quelli di Silas - non dicono niente al pubblico che non ha letto il libro – e il rito sessuale officiato da Saunière, che con la presenza dell'altro flashback - riguardante la lite tra nonno e nipote per la ricerca di informazioni sui genitori - diventa abbastanza inutile.

A conclusione segnaliamo anche le nuove scene inserite che ci hanno divertito. Peccato però che lo scopo non fosse quello. Strabiliante la crittologa francese che si meraviglia per l’abilità nel risolvere gli anagrammi e la stessa crittologa che alla fine del film – momento clou - cerca di camminare sull’acqua. Fortunatamente ci hanno risparmiato il bacio tra i protagonisti – nel libro si spingono oltre – anche se abbiamo il malizioso sospetto che la scena sia stata girata e non montata…