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Il grande silenzio

di Alessio Tambone , pubblicato il 17 Aprile 2006 nel canale CINEMA

“Dopo il successo tedesco arriva anche in Italia il documentario-evento sulla vita dei monaci nella Grande Chartreuse, il complesso più antico costruito dall'Ordine dei Certosini sulle Alpi francei. 164 minuti si silenzio, preghiera ed introspezione. Ecco il nostro giudizio”

Un giudizio globale


La spettacolarità delle riprese in luce naturale

Non è semplice descrivere un film di questo tipo. La cosa più facile sarebbe elencare le sensazioni che il documentario è riuscito a trasmettere con le parole in libertà proprie della letteratura futurista: contemplazione integrità ciclicità buio eternità silenzio. Il regista invece descrive il suo film come una nuvola, un qualcosa di visibile ma di inafferrabile. Un'opera che non rappresenta una narrazione, come di consueto, ma uno spazio. Tutta questa difficoltà nel parlare del film deriva soprattutto dalle scelte registiche imposte ed effettuate.

Nei 164 minuti di proiezione i dialoghi si riducono a pochi minuti durante una passeggiata domenicale. Le uniche musiche sono i canti gregoriani delle funzioni celebrate. L'unica intervista la rilascia alla fine del film un monaco non vedente, che descrive brevemente la sua vita all'interno della certosa e il suo rapporto con la morte. Nei minuti restanti il protagonista assoluto è il silenzio, interrotto brevemente dal suono delle campane, dal cigolio delle porte o dal rumore dei passi sulle scale.

Questo documentario è un'esperienza. Un'esperienza che consigliamo di fare senza però aspettare l'uscita in DVD, vivendo l'introspezione e la preghiera nel buio della sala cinematografica, da soli, lontano da rumori e battute da comitiva. Solo in questa condizione si potrà gustare l'assoluta originalità del girato, di questa vita monastica comunque discutibile ma altamente fascinosa.


L'anticamera con le cassette per le lettere

Magari questa recensione può aiutare nella comprensione di ostacoli e difficoltà che il regista ha dovuto superare. Nel corso del film viene inquadrata una scatola posizionata nell'anticamera della certosa, utilizzata come fermo posta tra i vari monaci per scambiarsi dei messaggi. La Regola dei Certosini impone infatti il silenzio assoluto, almeno in alcune stanze. E' proibito parlare nella cappella, nell'anticamera e nei corridoi. Mentre, al contrario, è obbligatorio parlare nelle passeggiate domenicali che i monaci fanno nelle campagne circostanti.

Questa regola ha creato non pochi problemi al regista, accentuati dal fatto che non tutti i monaci erano favorevoli alla realizzazione del documentario. In particolare un monaco, che ha preteso di essere avvisato con quei messaggi sui luoghi e i tempi di ripresa giorno per giorno, concedendo il suo benestare al regista e quindi il permesso di girare in cambio della sua temporanea assenza dai luoghi indicati.

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