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Intervista a Marc Chu

di Alessio Tambone , pubblicato il 10 Settembre 2012 nel canale CINEMA

“Pubblichiamo in eslcusiva l'intervista a Marc Chu, direttore animazione ed effetti speciali della IL&M, responsabile di personaggi incredibili come Iron Man, Hulk e Davy Jones. Una buona occasione per scambiare quattro chiacchiere con un tecnico e capire meglio il lavoro dietro un personaggio animato digitalmente”

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Pubblichiamo in esclusiva l'intervista a Marc Chu, direttore animazione ed effetti speciali della IL&M ((Industrial Light & Magic), tecnico responsabile di progetti imperdibili come la creazione di Iron Man, Hulk e Davy Jones. Con Chu ci sofferimiamo sui cambiamenti di recitazione sul set e sulla necessità di integrazione delle diverse tecniche di animazione, partendo proprio dall'Iron Man di Robert Downey Jr.

Il tuo approccio è diverso nel caso in cui il personaggio sia completamente reso in CG?

E’ una sfida diversa. Dopo il primo film, Robert (Downey Jr, ndr) si rese conto che non aveva bisogno di indossare tutta quella roba e ne era entusiasta. Gli dava più libertà, perché evitava di indossare tutta l’armatura pur ottenendo gli stessi risultati. Molto più comodo se ci pensi, perché quell’affare non è certo studiato per essere indossato a lungo. Ti pizzica. Io non sono riuscito nemmeno ad indossare l’elmetto; ci ho provato una volta, mi hanno aiutato a metterlo, ma sapevo che non ci avrei fatto nemmeno un metro. Quando è stato fatto il casting, è stato scelto Clay (Donahue Fontenot, ndr) come stuntman di Iron Man anche considerando il fatto che serviva qualcuno che sapesse indossare l’elmetto. Per questo film ha dovuto indossare solo l'essenziale.

Cioè?

La maglietta e i pantaloni. Quindi la sfida era diversa. Abbiamo dovuto immaginare esattamente i movimenti e poi posizionare l’armatura. E poi studiare dei modi per toglierla. Sulla carta i risultati sono strabilianti, ma sulla piattaforma niente è più come sul disegno e diventa nostro compito escogitare nuovi escamotages. Dobbiamo capire dove va il braccio, cosa togliere, come lavora il meccanismo. Per fortuna con noi lavorano un sacco di persone che si intendono di robot tanto da ricreare il lavoro da zero.

Hai detto di aver “cucito” Iron Man sui movimenti di Robert Downey Jr? Hai dovuto istruirlo su come muoversi?

Non interferiremmo mai con cosa fa Robert, quindi lui deve continuare a muoversi normalmente. Volevamo che fosse naturale, perché alla fine tutti i fotogrammi erano da vicino e quindi non era importante. Quando atterra e poi comincia a camminare, quello è tutto reso in CG. Abbiamo dovuto interpretare la sua andatura e trasferirla sul personaggio in grafica.

Penso ci siano molti luoghi comuni e idee sbagliate riguardo il performance capture, come se vi bastasse premere un bottone per ottenere dei risultati. Ma molto, invece, dipende ancora dalla semplice animazione key frame. Benicio Del Toro al Comic-Con ha detto di aver rifiutato di utilizzare questa tecnica nei suoi film e di preferire l’animazione pura.

Per questo film, per Iron Man, Avengers, Hulk, non importa perché è un misto. Qualche volta è MOCAP (performance capture, ndr) per il costume che utilizziamo sul set quando catturiamo i movimenti degli stuntman, altre volte è un’animazione key frame. Bisogna considerare le tecniche più come degli strumenti, ed ognuna di esse ha il suo scopo preciso nel film. Nella sequenza in cui sta correndo dietro a Vedova Nera su quella piccola grata abbiamo utilizzato una combinazione di key frame e performance capture. Abbiamo fatto così in molte parti del film. Il performance capture è uno strumento validissimo ma, come hai detto tu, c’è sempre bisogno di un animatore che gli dia vita. Anche perché c’è la necessità di rispettare le proporzioni, come per esempio con l’altezza e il peso di Hulk. È sempre l’animatore che rifinisce il tutto. Per quanto riguarda le azioni e le espressioni avevamo come riferimento Mark (Ruffalo ndr), ma è l’animatore a rifinire le espressioni di Hulk. In quel caso è completamente CG, nel senso che possiamo partire dalla performance di Mark, ma anche cambiarla totalmente se non riusciamo ad ottenere il risultato sperato.

E' come se stia cambiando la definizione di performance. In “L’attacco dei cloni”, il personaggio di Yoda è una combinazione delle capacità di Rob Coleman e Frank Oz. Ovviamente Mark è parte di Hulk, ma non è l’unico a ricoprire il ruolo. Quindi l’impressione è che non si tratti esattamente di performance capture. È più una combinazione del lavoro di tutti che porta al risultato finale.

Lo è. E Joss (Whedon, ndr) ci disse che doveva essere il miglior Hulk di sempre. Tutti sapevamo che l’attenzione si sarebbe incentrata su quel personaggio, che da quello avrebbe giudicato il nostro lavoro. Non importava quanto fosse buono il resto, sarebbe stato Hulk il nostro biglietto da visita. Ci lesse una lettera di Mark (Ruffalo) in cui ci diceva di sentirci liberi, di non farci condizionare dai suoi movimenti, di modificarli per le nostre esigenze. Questo ci ha dato molta libertà. Ovviamente non vogliamo sminuire in alcun modo il suo contributo. Abbiamo dedicato molto tempo a Hulk, avevamo un programma giornaliero con modelli, pittori, animatori, i responsabili degli effetti visivi, tutti in una stanza a confrontarci sulla riuscita degli shots da ogni punto di vista.

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