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The New World

di Alessio Tambone , pubblicato il 07 Febbraio 2006 nel canale CINEMA

“The New World - Il nuovo mondo segna il ritorno al cinema di Terrence Malick dopo sette anni di inattività. La storia è quella di Pocahontas e del capitano inglese John Smith, innamorati segreti al centro dello scontro tra i nativi indiani e i coloni di Sua Maestà del 1600”

La regia e il montaggio

Grande pasticcio quello combinato dietro la macchina da presa ed in fase di montaggio. Malick predilige per quasi tutta la durata del film la steadycam, esibendo numerose carrellate a seguire e a precedere, alternate con alcune riprese di soggettive. Ma è una steadycam utilizzata in malo modo, quasi i movimenti fossero improvvisati sul set a seconda della recitazione degli attori (e alla fine i tecnici hanno confessato che effettivamente era così). Spesso la macchina da presa resta indietro rispetto alla scena, occlusa da figure e oggetti che non permettono una chiara comprensione di quello che sta avvenendo oltre l’obiettivo.


La libertà di movimento della steadycam tra la natura incontaminata

E’ risaputo che Malick ama mettere piede nelle sale di montaggio dei suoi film. La sottile linea rossa: grazie ai tagli di montaggio Mickey Rourke e Bill Pullman sono praticamente scomparsi dalla pellicola, il lavoro di John Travolta è stato ridotto ad un cammeo ed Adrien Brody ha visto scomparire tutte le sue battute, compresse in un unico – intenso – primo piano.

Anche in questo caso Malick ci mette lo zampino, collaborando attivamente al raccapricciante montaggio effettuato. Ben tre i montatori invischiati oltre a Malick: Richard Chew (che ha iniziato la carriera di montatore con l’Oscar per Guerre Stellari), Hank Corwin (La leggenda di Bagger Vance) e Saar Klein (The Bourne identity, La sottile linea rossa).


La macchina da presa resta lontano dalle scene ricche di attori

Un montaggio assolutamente senza senso, esageratamente non lineare, che ripresenta immagini non pertinenti e che prende tempo o scappa dietro la colonna sonora, con l’intenzione di creare la magica atmosfera che deriva dall’intreccio di video e audio. Come se non bastasse, diverse scene sono raccordate da alcuni secondi di nero, concettualmente inutili, nei quali non si vede assolutamente niente e non si immagina niente.