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The New World

di Alessio Tambone , pubblicato il 07 Febbraio 2006 nel canale CINEMA

“The New World - Il nuovo mondo segna il ritorno al cinema di Terrence Malick dopo sette anni di inattività. La storia è quella di Pocahontas e del capitano inglese John Smith, innamorati segreti al centro dello scontro tra i nativi indiani e i coloni di Sua Maestà del 1600”

La sceneggiatura

Terrence Malick ha curato in prima persona l’adattamento del soggetto e la relativa sceneggiatura, ma prima di iniziare a girare il film è andato a spulciare nei suoi archivi. La sceneggiatura era infatti pronta dal 1970, dagli anni in cui il giovane Malick scriveva e riscriveva sceneggiature ed adattamenti, spesso non accreditato (Yellow 33 di Jack Nicholson) in attesa di terminare gli studi all’AFI (American Film Institute).


La storia è narrata dal punto di vista della giovane Pocahontas

Positiva senza dubbio la scelta di raccontare la storia con gli occhi e le labbra di Pocahontas. Noi Europei ci troviamo così a scoprire - o riscoprire - un mondo pieno di contraddizioni, di rigidezza nei canoni e, perché no, di tanta feccia "occidentale". Una delle scene più belle scritte è senza dubbio quella che vede Pocahontas costretta ad indossare l’orrendo paralizzante bustino del mondo civilizzato. La stessa cosa capitava a Rose (Kate Winslet) in Titanic

Ma nel film di James Cameron la protagonista era consapevole della sua situazione di costrizione e tentava l’evasione estrema con il suicidio. In questo caso la giovane indiana, abituata a correre attraverso la natura e a viverla, si ritrova bloccata in un mondo a lei completamente estraneo. Per amore.


Uno dei primi incontri tra Smith e i nativi d'america

Meno felice invece, anche se l’idea era davvero buona, la scelta di usare lunghi voice-off per descrivere le sensazioni dei protagonisti. Concetti troppo lunghi, appesantiti dalla sfumatura “filosofica” delle considerazioni. Voice-off che acquistano ancora più pesantezza grazie al fatto che il film è essenzialmente un’opera visiva, che dipinge (ecco il verbo!) le immagini sullo schermo senza usare le parole. Ma quando buona parte del parlato è affidato a voci fuori campo, allora la situazione corre il rischio di diventare ingestibile. E questa volta è diventata ingestibile.