Social Buttons AV Magazine su Facebook AV Magazine su Twitter AV Magazine RSS AV Magazine Newsletter

King Kong

di Alessio Tambone , pubblicato il 16 Gennaio 2006 nel canale CINEMA

“Peter Jackson riporta sullo schermo King Kong, un pezzo di storia di cinema che si perde però in un film troppo lungo, nonostante alcune note veramente positive. Ecco il giudizio di AV Magazine dell'ultima fatica del regista neozelandese”

La scenografia - I


A sinistra la Venture ricostruita dalla Manuia, a destra un modellino per le scene pericolose...
- click per ingrandire -

Davvero grandiose le scenografie, realizzate eccezionalmente con diversi sistemi. Partiamo dalla nave Venture, costruita attorno alla nave Manuia, comprata da Peter Jackson nell'isola di Tonga e trasformata successivamente dai tecnici in un mercantile degli anni '30. Gli esterni della nave sono stati ripresi davanti agli schermi blu nei Wellington Studios. Per le riprese interne invece, i tecnici hanno ricostruito gli spazi angusti e claustrofobici della Venture nel vecchio capannone utilizzato in precedenza dallo stesso Jackson per costruire casa Baggings per Il Signore degli Anelli.


New York e la palude di Skull Island ricostruite nei Wellington Studios
- click per ingrandire -

Sempre nei Wellington Studios, davanti a schermi per il bluescreen, è stata ricostruita la New York delle fasi iniziali e finali del film e la misteriosa Skull Island. Gli edifici di New York sono stati realizzati fino ad una certa altezza. In post-produzione sono state quindi realizzate delle estensioni in CG, che comprendevano ben 90.000 costruzioni dettagliate. Una vera immensità. Il Civic Theatre, il più grande cinema della Nuova Zelanda, è stato invece utilizzato per ricreare il teatro della New York del 1933 nel quale King Kong, l’ottava meraviglia del mondo, viene presentato al pubblico per la prima volta.


La grande ricostruzione di New York

Al contrario di quanto di possa pensare, il vapore visibile per le strade di New York non è stato frutto di manipolazioni digitali (come inizialmente auspicato da Peter Jackson). In realtà gli scenografi, prima di stendere cemento e catrame per la creazione della città, hanno realizzato un complesso sistema di tubature inserito a 30 centimetri di profondità. Tre mesi di lavoro hanno portato a tre chilometri di tubature che diffondevano il vapore generato da due grandi bollitori mediante tombini e grate dislocate in vari punti nel set.