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Hugo Cabret

di Alessio Tambone , pubblicato il 07 Febbraio 2012 nel canale CINEMA

“Martin Scorsese porta sul grande schermo la straordinaria storia del giovane Hugo, adattando il libro illustrato di Brian Selznick. Avventura, passione e un grande omaggio al cinema. Distribuzione in Italia curata da 01 distribution”

L'omaggio al Cinema

La mente decisiva dietro l'ottimo Hugo Cabret è sicuramente Martin Scorsese, che realizza un nuovo capolavoro con un film che - The Artist permettendo - potrebbe essere una delle rivelazioni della prossima notte degli Oscar, forte delle 11 nomination di partenza. Nella prima parte il film incuriosisce, presentando la precaria situazione dell'orfano Hugo senza cadere nel patetico dramma. Scorsese combina riprese live action con ottimi add-on digitali, ampliando le splendide scenografie del nostro Ferretti (terzo Oscar all'orizzonte) e i movimenti della macchina da presa in modo magistrale.

Ma è la seconda parte del film che ha la marcia in più, quella riservata ai gioielli in pellicola. Intrecciando la storia di Hugo con quella del cinema (grande merito anche al soggetto), Scorsese realizza un vero e proprio omaggio alla settima arte. In particolare Hugo Cabret diventa una celebrazione dell'incredibile figura di Georges Méliès, uno dei padri fondatori del cinema, troppo spesso dimenticato. Scorsese e il suo team ricostruiscono con cura maniacale personaggi, set, film e backstage dell'epoca di Méliès: uno sforzo tecnico-produttivo straordinario che restuisce un insieme di frame incredibile sotto tutti i punti di vista: dalla fotografia alla colonna sonora, passando per i costumi, le scenografie e gli oggetti di scena.

I vari dipartimenti creativi hanno visionato più di 180 film originali di Méliès, per una durata complessiva di circa 13 ore, oltre a pellicole di René Clair e Carol Reed, il cinema dell’avanguardia degli anni ‘20 e ‘30. Imperdibili i film dei fratelli Lumière e quelli muti degli anni '20, enciclopedie cinematografiche utilizzate per studiare tonalità e sfumature cromatiche dell'epoca insieme alle fotografie di Brassaï (pseudonimo di Gyula K. Halász), fotografo ungherese che ha immortalato Parigi fra le due guerre mondiali.

La maggior parte del film è stato girato presso gli Shepperton Studios in Inghilterra, con la costruzione di una stazione ferroviaria a grandezza naturale (negozi annessi), dell'intero edificio in cui vive Méliès, il suo studio in vetro, vari ambienti distrutti da un bombardamento e l'enorme cimitero con tombe di pietra e grandi monumenti. La sala principale della stazione ferroviaria occupava l'intero teatro di posa con una lunghezza di 45 metri, una larghezza di 36 e un'altezza di 12.