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La sposa cadavere

di Alessio Tambone , pubblicato il 18 Novembre 2005 nel canale CINEMA

“Tim Burton torna nelle sale italiane con la nuova favola La sposa cadavere e lo fa a modo suo, richiamando le proprie origini di animatore stop motion. Ecco il giudizio di AVMagazine”

La scenografia

Passando ad analizzare la scenografia si nota come in sostanza è stato invertito quello che era stato creato per Nightmare before Christmas. Il mondo dei vivi è lugubre, senza colori, mentre quelli dei morti, inquietamente colorato, diventa sinonimo di una vitalità insperata.

L’aspetto più importante della storia, visivamente, è questa inversione delle aspettative” spiega lo scenografo Alex McDowell (La fabbrica di cioccolato). “La Terra dei Vivi è un posto grigio, noioso, morto, dove le persone sono senza vita, senza speranza e tristi. E la Terra dei Morti è piena di gente morta vivace, che ha un gran gusto della vita. Così quando abbiamo iniziato a definire i set, il look del film, siamo partiti considerando la Terra dei vivi fondamentalmente cupa e austera, e la Terra dei Morti anarchica, caotica e piena di colore”.


Ogni particolare del set è curato nei minimi dettagli

Attenzione però a non sminuire il lavoro fatto per la Terra dei Vivi, che ripropone comunque un’ampia gamma di colori anche se monocromatici che caratterizzano un’architettura derivata dall’unione dello stile vittoriano con quello ceco-polacco (vista l’origine orientale della fiaba). Molto apprezzate anche le similitudini tra i due mondi. Su tutti l’imponente statua del cavaliere della Terra dei Vivi che diventa nella Terra dei Morti uno scheletro che cavalca lo scheletro di un cavallo.

Il meccanismo per le espressioni facciali inserito all’interno della testa ha portato però numerosi problemi di dimensioni, con pupazzi che necessariamente dovevano avere almeno una certa dimensione minima. Per questo si è deciso di realizzare per le scene ravvicinate, nelle quali era necessario l'uso del meccanismo, pupazzi alti dodici centimetri, una misura molto più grande rispetto a quella tradizionale. Di conseguenza anche tutti i set si sono dovuti adattare alle nuove proporzioni, con i set in esterni che sono arrivati a misurare anche trenta piedi, il triplo di normali set di stop motion. Estremamente necessaria quindi la presenza di botole all’interno del set, attraverso le quali gli animatori si inserivano nella scene per effettuare i vari movimenti per poi sparire prima del ciak.


Un angolo della Terra dei Morti

"Sostanzialmente abbiamo dovuto progettare l’intero mondo” ha dichiarato il direttore artistico Nelson Lowry. “Abbiamo dovuto prendere in considerazione tutto, dagli abiti del personaggio al veicolo che guida, dalle case in cui vive agli interni, la carta da parati, le maniglie delle porte, i paesaggi”. Ogni particolare infatti è stato ricostruito minuziosamente (i cucchiaini o le tazzine di caffè in realtà misurano pochissimi millimetri), dando al film un’ottima cornice di sviluppo. Il lavoro è stato veramente duro, dato che lo stop motion dal punto di vista della costruzione del set comporta diverse problematiche. Tutti gli oggetti di scena devono essere infatti abbastanza pesanti (anche se piccoli) in modo da non muoversi accidentalmente per tocchi non voluti durante i movimenti dei pupazzi ad opera degli animatori. Un impercettibile movimento indesiderato sulla scena può avere infatti esiti disastrosi durante la proiezione della pellicola.