Social Buttons AV Magazine su Facebook AV Magazine su Twitter AV Magazine RSS AV Magazine Newsletter

Cars 2

di Alessio Tambone , pubblicato il 24 Giugno 2011 nel canale CINEMA

“Nelle sale italiane, distribuzione Walt Disney Studios, tornano a sfrecciare le divertenti auto Pixar, in un sequel che mischia il mondo delle corse e una spy-story stile Intrigo internazionale. Solito capolavoro tecnico Pixar, anche se...”

Il giudizio

L'idea di Cars 2 nasce già dal primo film. La scena che vede Saetta McQueen e Sally correre insieme negli spazi aperti fino alla cascata fu modificata rispetto alla scrittura originale. In realtà i due si dovevano recare in un cinema drive-in, ambiente perfetto per due automobili al primo appuntamento... Vista la grande passione del regista per i film di spionaggio, si era deciso di proiettare per l'occasione un corto a tema appositamente realizzato, naturalmente con un auto come protagonista. Attore principale era Finn McMissile (proprio l'auto che ritroviamo in questo film), ma alla fine si decise di modificare la scena con la versione che tutti conosciamo. Quel protagonista e l'idea hanno continuato però a ronzare nella testa di Lasseter, che ha deciso di riprendere tra le mani la storia per sviluppare meglio l'idea.

Cars 2 della Pixar è probabilmente il film meno Pixar di sempre. Lo studio ci aveva abituato a storie ricercate, con personaggi non umani che non perdevano di vista le loro caratteristiche, che con le splendide idee degli artisti diventavano uno straordinario punto di forza all'interno del film. Bastava guardare la differenza tra i pesci di Alla ricerca di Nemo e i cugini di Shark Tale (DreamWorks Animation): i primi erano dei pesci che si muovevano effettivamente come pesci; i secondi erano praticamente degli umani con le pinne. Per non parlare della realizzazione di Wall-E, Eve o lo stesso Ken di Toy Story, tutti rispettosi dei "limiti" del proprio corpo, ma non per questo meno emotivi.

Ecco quindi che rispetto al primo Cars le macchine in questo episodio gesticolano con le ruote e assumono una serie di comportamenti e posizioni che poco hanno a che fare con le auto, perdendo in gran parte la loro magia. Risultano però più divertenti, almeno per gli spettatori più piccoli, che diventano così il vero target di riferimento per questo sequel.

Detto questo, dobbiamo però riconoscere un lavoro di scenografia eccezionale: il film contiene una quantità enorme di location, tutte splendidamente realizzate, particolari e diverse l'una dall'altra perchè sparse per il mondo. Quello che colpisce di più durante la visione del film - almeno dal punto di vista tecnico - è infatti l'aspetto internazionale di Cars 2, agli antipodi rispetto al predecessore quasi tutto ambientato nella cittadina di Radiator Springs.

Dalle musiche (Brad Paisley, Robbie Williams, Weezer, Bénabar e la girl band giapponese Perfume) alle città scelte per la competizione, che con colori unici e monumenti nazionali influenzati dallo spirito di Cars, costituiscono un meraviglioso palcoscenico realizzato con tecniche eccellenti.

Ad esempio Londra (30 km di set virtuale!) ha un cielo grigio e colori tetri, che fanno da contrasto con la grafica scintillante delle auto da corsa, mentre Parigi ha i tenui colori già utilizzati per Ratatouille. C'è posto anche per l'Italia, con la simpatica cittadina di Porto Corsa che ricorda i colori e le visioni della meravigliosa Portofino, senza dimenticare il Giappone, con una corsa cittadina in notturna (modello GP di F1 di Singapore) che forse è una delle sequenze migliori del film dal punto di vista tecnico, con riprese realistiche effettuate durante la gara di Saetta McQueen e le luci alogene che colorano l'ambiente in modo splendido.

Abbiamo visionato il film in 3D, che risulta in linea con la stereoscopia sposata dalla Pixar in altre situazioni: più che buona la profondità di campo, mai fastidiosa, con effetti pop-up assenti anche quando possibili (ad esempio nella scena onirica di Cricchetto verso la fine del film).

Insomma: Cars 2 è un film che sicuramente farà divertire i più piccoli, con tante scene comiche e adrenaliniche e in sostanza poca storia. I più grandi si possono consolare ammirando lo splendido sforzo tecnico realizzato (la potenza di calcolo dei laboratori Pixar è stata quasi triplicata rispetto a Toy Story 3), con una media di 13 ore di rendering per completare ogni singola inquadratura. Un buon film, ma dalla Pixar ci si aspetta qualcosa in più...

ps. il film è anticipato dal consueto corto, ma questa volta i protagonisti non sono inediti. Ritroviamo infatti i personaggi di Toy Story 3 alle prese con la vacanza da sogno di Barbie e Ken. Come per il film, anche in questo caso ribadiamo il divertimento garantito con una minima idea non originale. Un segnale d'allarme per lo studio d'animazione?

Voto finale 7