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Madagascar

di Alessio Tambone , pubblicato il 20 Settembre 2005 nel canale CINEMA

“Madagascar, il nuovo film di animazione della DreamWorks Animation, prosegue sulla scia positiva di Shrek e Shark Tale, introducendo delle importanti innovazioni nel complesso, ma sempre più lanciato, mondo dell'animazione 3D. Ecco il nostro giudizio.”

Sceneggiatura e regia

Il film ha richiesto ben quattro anni di produzione. Inizialmente nel progetto non era coinvolto il regista Eric Darnell (Z la formica), al lavoro su un altro film di animazione dal titolo Rockumentary. Al centro di quella storia c'erano un gruppo di quattro pinguini che formavano una band stile Beatles. A causa di problemi di budget il lavoro di Rockumentary fu chiuso e il regista venne affiancato a Tom McGrath (esordiente) per la stesura della storia e per la regia del film.

A quei tempi il soggetto di Madagascar prevedeva che gli animali dello zoo fossero liberati da un gruppo di attivisti animalisti. L'avvento di Eric Darnell modificò leggermente la storia, dato che si decise di inserire nella trama i suoi pinguini di Rockumentary, che da musicisti vennero trasformati in un efficiente commando militare.


Durante il tentativo di fuga vengono catturati anche i pinguini. Ma la prigionia durerà poco...

Il lavoro di sceneggiatura svolto dai due registi insieme a Mark Burton e Billy Frolick è un lavoro sufficiente. La prima parte del film è assolutamente strabiliante: ritmo incalzante, battute ad effetto e situazione comiche ben costruite divertono sia il piccolo pubblico che quello un po' più adulto. Il ritmo cala inevitabilmente nella seconda parte del film, con l'arrivo dei lemuri e dei temibili Fossa (molte somiglianze con le iene de Il re leone).

Gli autori si sono inoltre divertiti (come ormai consuetudine) a giocare con le citazioni cinematografiche, toccando ogni genere di film. Si passa quindi dai drammatici American Beauty e Momenti di gloria, al cartoon Il libro della giungla, per finire con un simpatico omaggio al Mr. Wilson di Cast away. Peccato per l'assenza di alcune battute presenti nel trailer (la zebra che salutando i delfini urla: "Questo non lo vedi sul National Geographic") e per la modifica di alcune di esse (lo scimpanzè che all'inizio del film si annusa l'ascella e chiede: "Ma... in che senso?").


La regia è ricca di piani americani, piani medi e alcune soggettive
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La regia è abbastanza tradizionale, senza troppe innovazioni. Le inquadrature, molto classiche, introducono poche novità e si basano quasi esclusivamente sull'utilizzo del piano americano e del piano medio. Solo in qualche occasione il regista introduce un paio di inquadrature diverse, utilizzando in particolare tagli in contre-plongée o in soggettiva. Molto simpatica l'idea dello split-screen durante la permanenza dei quattro protagonisti nelle casse durante la traversata in nave dell'Atlantico. In qualche caso, in particolare nelle scene sulla spiaggia dell'isola di Madagascar, si è inoltre deciso di utilizzare il soft-focus per simulare una ridotta profondità di campo.

Il prevedibile montaggio rapido, utilizzato spesso per sottolineare il ritmo veloce delle battute, è stato invece sostituito da alcuni riusciti movimenti della macchina da presa, che si sposta da un personaggio all'altro per seguire il divertente andamento delle discussioni.