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Toy Story 3 - La grande fuga

di Alessio Tambone , pubblicato il 18 Luglio 2010 nel canale CINEMA

“Tornano in sala Woody, Buzz e tutti gli allegri amici del mondo di Toy Story nel terzo e ultimo capitolo della serie. Il film Pixar, distribuito come di consueto da Walt Disney Studios, sbarca in Italia anche in 3D dopo aver ottenuto incassi record in tutto il mondo. Ecco il giudizio di AV Magazine”

L'importanza dello script

"Sapevamo che questo giorno sarebbe arrivato". E' Woody a pronunciare questa frase che, in poche parole, riassume l'origine di questo terzo film: Andy è cresciuto e si prepara per l'avventura del college. Si prepara per un nuovo mondo, nel quale non c'è naturalmente spazio per i giocattoli. Ecco quindi per i fedeli amici di un'infanzia felice, la prospettiva della soffitta o - in alternativa - la donazione ad un asilo per far felici altri bambini. Ma il Sunnyside, ridente struttura che accoglie i poveri giocattoli, si rivela un pericoloso covo di indemoniati (bambini indomabili che non giocano ma distruggono) e di gerarchie pseudo-militari, dove l'ultimo giocattolo che arriva deve pagare dazio. Ecco quindi la preparazione della Grande Fuga.

Parlare di Pixar significa che la sceneggiatura in un film di animazione non è un aspetto secondario. Anche questo terzo Toy Story mantiene ben viva la filosofia aziendale, raccontando con intelligenza l'importante periodo di crescita di un ragazzo che, prima o poi, deve necessariamente mettere da parte i giochi dell'infanzia. La sceneggiatura della new entry Michael Arndt (in precedenza ha lavorato soltanto allo script di Little Miss Sunshine) è strepitosa! Alterna momenti di grande umorismo a sequenze toccanti e commoventi, creando in sala grande interesse sia dei grandi che dei piccoli.

Molte delle trovate inserite provengono da situazioni vissute in prima persona dagli uomini Pixar: è il regista Unkrich che ha buttato una busta da spazzatura nera con all'interno i giocattoli d'infanzia della moglie durante un trasloco (gesto per il quale dichiara di non essere stato ancora perdonato...), mentre il senso di abbandono della mamma che vede il figlio partire per il college deriva dalle esperienze vissute da John Lasseter, scoppiato in lacrime qualche anno fa nella medesima situazione.