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Robin Hood

di Alessio Tambone , pubblicato il 29 Maggio 2010 nel canale CINEMA

“Ridley Scott e Russel Crowe ancora insieme per un film storico. Dopo Il gladiatore, i due si trasferiscono nell'Inghilterra delle ballate e delle guerre con la Francia, reinterpretando la leggendaria storia di dell'arciere gentiluomo. Ecco il giudizio di AV Magazine sul film e sulla proiezione Digitale 2K”

Scott ritorna al passato

Aveva cominciato con un film in costume (I duellanti, 1977), tornando spesso al genere non appena possibile. Solo qualche anno fa aveva raccontato le storie della Terra Santa con Le crociate, film che termina praticamente 12 anni prima dell'inizio di questo Robin Hood, con l'uccisione di Re Riccardo I. Scott è uno di quei registi che ama questo genere di film e anche durante la visione di Robin Hood ci è capitato di sentire quell'odore di polvere e di essenza storica che solo la collaudata macchina hollywoodiana è in grado di dare.

Le scene di battaglia sono autentiche, vere ma non troppo sanguinose, lontane da quei balletti pre-confezionati inseriti in altri film, girate con un parco macchine che variava tra 5 e 12 cineprese utilizzate contemporaneamente sul set per non perdere neanche uno sguardo, un movimento o un'improvvisazione della scena in svolgimento. Questo modo di lavorare ha consentito anche un minor sforzo per gli attori intrappolati nelle pesanti armature, che hanno potuto ridurre al minimo il numero di ciak necessari per il completamento delle riprese, avvenute tra l'altro in condizioni climatiche spesso sfavorevoli per esigenze di copione.

Quella di Scott in Robin Hood è una grande regia, un lavoro che ti porta per mano direttamente dentro il film, circondato da abiti e scenografie sensazionali supervisionate dallo stesso regista inglese. Perdoniamo per questa volta qualche scena presa in prestito da altri film. Su tutte lo sbarco dei francesi sulle coste inglesi che richiama incredibilmente quel capolavoro di cinema firmato da Steven Spielberg con Salvate il soldato Ryan. Simile sia nelle inquadrature a campo largo che nei dettagli proposti, Ridley Scott cita senza nasconderlo troppo il collega d'oltreoceano.