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Anteprima Invictus a L'Aquila

di Monica Pilolli , pubblicato il 26 Febbraio 2010 nel canale CINEMA

“Lo scorso giovedì 25 Febbraio, a L'Aquila, c'è stata la proiezione in anteprima nazionale gratuita di “Invictus”, il nuovo film di Clint Eastwood che torna dietro la macchina da presa per raccontarci la storia di uno dei più grandi leader morali e politici dell’intera umanità. L’evento nell’evento”

Il film

“Il giorno che avrò paura di rischiare,non sarò più adatto a fare il leader”. La rischiosa missione di Mandela: riabilitare gli Springboks e servirsi del rugby come strumento politico per costruire un forte spirito di identità nazionale. “Una squadra, una nazione”. Le sequenze dedicate al rugby giocato, soprattutto nella prima parte, non sono numerose. Quel che accade in campo viene per lo più lasciato intendere attraverso le espressioni di gioia, delusione, esaltazione sui volti di un popolo attivamente partecipe a quel che si configura pian piano come miracolo sudafricano. Scopo primario è far emergere una vera e propria filosofia delle leadership, sotto entrambi i profili, politico e sportivo. L’aver puntato sul rugby trascende ben presto la valenza iniziale di calcolo politico, approdando a significato di “calcolo umano”.

“Come fare a rendere migliore la propria squadra, come si fa ad ispirare quelli che ci circondano? La risposta è nel lavoro degli altri”. Anche la musica e la poesia possono rappresentare un forte incitamento a restare in piedi, quando invece si avrebbe la voglia di lasciarsi andare. Soltanto nella seconda parte del film si acquista la consapevolezza che in realtà il pubblico stesso, di pari passo con la squadra sudafricana, è stato magistralmente sottoposto ad una fase di “allenamento-riscaldamento” in vista della partita conclusiva più importante, quella contro gli All Black (temibile nazionale neozelandese) e la loro Haka (danza Maori).

La finale della coppa del mondo, per la terza volta nella storia, arriva ai tempi supplementari: 60.000 presenze nello stadio, milioni di persone sintonizzate davanti la TV. Coinvolgenti gli ultimi 7 minuti di gioco, lasciati vivere al rallenty, tra tensione muscolare e respiri affannosi. Quasi bestiali. Fedele a quanto accaduto realmente, riproposto l’episodio di un jet che sorvola rasente la struttura dello stadio, suscitando apprensione nella scorta presidenziale per un paventato attentato, che invece si risolve in un incitamento alla nazionale sudafricana con una scritta beneaugurante sul portellone alla base dell’aereo: “GOOD LUCK BOKKE” (buona fortuna Bokke).