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Le Crociate

di Alessio Tambone , pubblicato il 19 Maggio 2005 nel canale CINEMA

“Da maggio è nelle sale italiane il nuovo attesissimo film di Ridley Scott 'Le crociate'. Il regista de "Il Gladiatore" ci propone un'epica avventura ambientata nel XII° secolo con un cast artistico e tecnico di altissimo livello. Ecco il nostro giudizio.”

Sceneggiatura e regia

Benché sia profondamente attuale in questi ultimi anni, in realtà il film è nato molti anni fa. Precisamente diciotto, quando Ridley Scott decise di realizzare un film sui cavalieri con il titolo provvisorio di Knights. Il progetto venne abbandonato, per essere poi ripreso un paio di anni fa. Un film sicuramente colossale, forte di un budget (si vocifera) di circa 150 milioni di dollari. Un'imponente realizzazione, che ha richiesto cinque mesi di pre-produzione e quattro di riprese sul set.

A sceneggiare il film Scott ha chiamato un suo nuovo collaboratore, William Monahan, che si occuperà anche del prossimo film del regista inglese Tripoli e che ha già ultimato lo script per The departed, remake di Infernal affairs, diretto da Martin Scorsese con Matt Damon, Leonardo Di Caprio e Jack Nicholson. Come successo ne Il gladiatore Scott, che è anche produttore del film, non si è tirato indietro rispetto alle modifiche della storia per fini cinematografici. Il re Baldovino in realtà muore nel 1185 a 24 anni. Il film inizia nel 1186.

Passabile sicuramente l'invenzione di Balian, che è l'unico personaggio non esistito realmente tra i protagonisti. Un personaggio che fa da raccordo tra le varie sottotrame, ponendosi al centro nello scontro tra cristiani e musulmani. Questo stratagemma non basta però a salvare una sceneggiatura che alterna dialoghi di grande spessore a passaggi molto meno convincenti. Francamente evitabile il finale, molto stereotipato e somigliante più ad un "...e vissero tutti felici e contenti".

Questo però non significa che il film non è gradevole. La regia di Scott prende per mano la storia e dà vita a 145 minuti di buon cinema. In generale il ritmo per tutto il film è molto alto, con pochi attimi di pausa. Le uniche pause, causate dal regista e non da buchi di sceneggiatura, sono fortemente riflessive e inducono lo spettatore a delle profonde considerazioni sull'utilità della guerra. 

Molte scene sono particolarmente accattivanti, grazie anche ad un ottimo uso dello slow-motion. A tenere alto il ritmo del film ci pensa anche il montaggio di Dody Dorn (Insomnia, Il genio della truffa), sempre dinamico e attento agli sviluppi della scena.

Sono da cestinare completamente le lamentele dei musulmani sull'occidentalità della pellicola, rea di aver dipinto infedeli animati solo da fanatismo religioso. Il Saladino è uno dei personaggi migliori della sceneggiatura, che alla fine si trova costretto ad attaccare Gerusalemme per motivi strettamente politici e non religiosi. Bisogna invece ammettere che i Templari fanno una gran brutta figura...

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