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Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo

di Alessio Tambone , pubblicato il 27 Maggio 2008 nel canale CINEMA

“Dal 23 maggio il celebre archeologo si riaffaccia sul grande schermo in un ritorno chiesto a gran voce dai fan di tutto il mondo. Indy is back, è con lui il grande gruppo artistico e tecnico che ha fatto il successo del personaggio negli anni passati, a partire dal trio Ford, Lucas e Spielberg.”

Sceneggiatura, regia e fotografia

Avevamo quindi lasciato Indiana Jones nel 1938 con il mondo sull'orlo della guerra, mentre girava l'Europa alla ricerca del Santo Graal incalzato dai nazisti. In questo nuovo episodio siamo nel 1957, quasi vent'anni dopo. Una grande distanza di tempo che - per nostra fortuna - gli sceneggiatori hanno deciso di non cancellare, cavalcando l'attuale età di Harrison Ford. La storia è stata così intelligentemente spostata durante il periodo della Guerra Fredda, inserendo tutte le particolarità dell'epoca. Ci ritroviamo a combattere quindi contro la Minaccia Rossa, spaventati dalle teorie sugli alieni o dalla distruzione della bomba atomica. Un mix interessante, storicamente ineccepibile ma soprattutto perfettamente in sintonia con i temi preferiti dal regista Steven Spielberg, che infatti ha realizzato un lavoro coinvolgente ed ineccepibile.

Lo sceneggiatore David Koepp ha fatto un buon lavoro - anche se talvolta i dialoghi sono troppo sbrigativi - dando a Spielberg una buona base sulla quale poter lavorare. I primi minuti del film, con la lunga introduzione nel deserto del Southwest, sono da manuale cinematografico e introducono degnamente il ritorno di Indiana Jones. Nel cast tecnico l'aspetto negativo è però rappresentato dal direttore della fotografia Janusz Kaminski e questo non l'avremmo mai voluto dire. Apprezzato per lo splendido lavoro di Schindler's List e Salvate il soldato Ryan (due premi Oscar) Kaminski si trova per la prima volta alle prese con Indiana Jones, precedentemente illuminato dall'inglese Douglas Slocombe.

Il lavoro di Slocombe era parte integrante della magia legata al personaggio di Indiana, fatto di ombre e tagli di luce che portavano in vita la polvere e gli anni accatastati sugli ambienti e sulle reliquie raccolte dal dottor Jones. Kaminski ha deciso purtroppo di abbandonare questo stile - forse più indicato per il genere di film - per utilizzare quella fotografia particolare, molto slavata, vista in suoi lavori precedenti come A.I. Intelligenza Artificiale o Minority Report. E su questa scelta non siamo per niente in accordo.