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Batman v Superman: Dawn of Justice

di Alessio Tambone , CineMan , pubblicato il 01 Aprile 2016 nel canale CINEMA

“E' scontro sul grande schermo, per la prima volta. L'uomo pipistrello e l'uomo d'acciaio si affrontano in un epico duello diretto dal Zack Snyder. AV Magazine si divide in tre analizza diverse proiezioni in giro per l'Italia. Ecco il resoconto”

A. Tambone: Ciaky (Bari) vers. 2D + Dolby Atmos

Descrivere e giudicare BvS mi risulta onestamente complicato: sono passate diverse ore dalla visione ma non ho ancora capito se il film mi sia piaciuto oppure no.

La sensazione finale all'uscita dalla sala è stata di moderato compiacimento con un sottile ma fastidioso senso di annebbiamento. Molto fumo e niente arrosto. Insomma: stordimento cinematografico da ultima generazione che nasconde, anzi no, minimizza all'estremo le palesi pecche artistiche.

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Partiamo dal principio. La pellicola comincia con un lungo incipit che presenta Bruce Wayne, spiega il suo mondo, le sue ragioni e il suo punto di vista sul Black Zero Event di Metropolis. Sorvolando sull'ennesima riproposizione (ormai un topos) dell'uccisione dei genitori di Bruce, il lungo segmento funziona e introduce in maniera impeccabile il nuovo Wayne/Batman, in pratica la new entry del progetto.

Dopo si rompe qualcosa. Subentrano Clark Kent e Lex Luthor e il film è già finito. Finito nel senso che come un treno, senza esitazioni, sperati colpi di scena o battiti vitali si corre verso lo scontro finale. Scontro che è ben poca cosa, con Doomsday assolutamente male utilizzato.

Tutto il film è tra l'altro disseminato da dialoghi e situazioni spesso imbarazzanti, a volte senza senso e inutili. C'è bisogno che ti chiami il tuo capo per ordinarti di sgomberare il palazzo quando a pochi metri di distanza è scoppiato il finimondo? Se i consigli di tuo padre sono quelli, possiamo evitare l'inutile cameo di Kevin Costner? Alte sfere del governo americano possibilmente meno ridicole?

Peccato perché qualche passaggio azzeccato ci sarebbe pure, sia tra le battute divertenti (la questione del mantello, l'invito di Wonder Woman) che tra quelle un po' più seriose ("Ignoranza non vuol dire necessariamente innocenza", "La bugia più vecchia in America? Che il potere può essere innocente").

In più ci sono anche errori di montaggio sia nella composizione della stessa scena che nella timeline principale. La visita di Batman nel carcere a Lex probabilmente avrebbe funzionato di più se avesse anticipato l'intuizione di Wayne confessata a Diana Prince circa la possibilità di nuovi disordini, che proposta così spezza il climax finale.

Per non parlare anche di coreografie male realizzate. Lo scontro nell'incubo apocalittico di Wayne nel deserto a metà film sembra una delle tante scene di lotta di Bud Spencer e Terence Hill.

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Elencati così tutti i difetti, sembra che il film in pratica sia da cestinare. Ma non lo è, è proprio quello il punto. Perché ci sono anche tanti aspetti che funzionano, su tutti gli attori protagonisti.

Henry Cavill e Amy Adams confermano l'ottima impressione già avuta per Man of Steel. Lui è d'acciaio, granitico, schiacciato da un peso enorme per gli eventi narrati nel film; lei è dinamica, romantica e sveglia allo stesso tempo, praticamente perfetta.

Di Clint Eastwood impegnato sui set di Sergio Leone, i detrattori dicevano che avesse soltanto due espressioni: una col sigaro, l'altra senza. Bene, Batman non ha neanche il sigaro. Non sono un grande estimatore del Ben Affleck attore e non mi piace - e non mi è piaciuto - il suo modo di recitare. Il suo Batman è però congeniale al personaggio ipotizzato per il film, volutamente distante e differente dal Batman di Bale, solo un po' troppo stupido (ma è sempre colpa dello sceneggiatore).

Incredibile Gal Gadot, bravissima sia nei panni di Diana Prince che in quelli magnifici di Wonder Woman, una delle scelte di casting più azzeccate degli ultimi anni. Per non parlare di Jesse Eisenberg e del suo Lex Luthor, ricostruito spingendo più sulla parte psicopatica del personaggio che su quella da filantropo. In questo caso un parallelo con Heath Ledger è quasi automatico, ma la notizia è che Eisenberg non esce con le ossa rotte. Anzi.

Pollice verso per l'Alfred di Jeremy Irons, anche in questo caso più per scelte di penna, che snaturano in qualche modo il 'maggiordomo' del sig. Wayne.

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Lasciando gli attori, premiamo comunque la regia di Zack Snyder, attento come sempre alla composizione dell'inquadratura, ai dettagli e al ritmo generale, questa volta stranamente cauto con l'utilizzo dello slow motion. A inizio pagina parlavamo dell'epicità complessiva dell'opera, che maschera e abbellisce notevolmente la pellicola. Merito è anche dello score composto da Hans Zimmer e Junkie XL, un mix di percussioni e archi apocalittici, intramezzati da cori tragici e toccanti segmenti di pianoforte. A dare la vera scossa è però il tema composto per Wonder Woman, un violoncello elettrico affidato alla violoncellista Tina Guo che smuove l'ineludibile scontro finale. Nel complesso, l'entrata in scena di Wonder Woman, in posa insieme agli altri due protagonisti, è uno dei momenti migliori del film.

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Abbiamo visto BvS nel multisala Ciaky di Bari, proiezione in sala 6 dotata di telo da circa 16 metri di base, doppio proiettore Sony SRX-R515DS (film in versione 2D) e codifica audio in Dolby Atmos.

Dal punto di vista video sono molti gli interrogativi che mi sono posto. Da una parte è perfetta la colorimetria restituita dal gioiello Sony, in grado di convincere con l'elevata gamma di colori utilizzata per il film, fedelmente riproposti, con immagini prima neutre, poi virate al giallo, al blu, desaturate o caricate per supportare le varie fasi della pellicola.

Quello che non mi è piacuto è però il saltuario utilizzo della grana, chiaramente per una precisa scelta stilistica, esagerata, inutile e in contrasto con buona parte del restante aspetto visivo dell'opera. La motivazione è da ricercare con l'incredibile varietà di formati e supporti di registrazione scelti dal regista in concerto con il direttore della fotografia Larry Fong: 35mm Cinemascope, 16mm, 35mm Flat, 65mm, GoPro, digitale e IMAX.

Altalenante anche l'apporto del dettaglio, preciso e tagliente in alcuni passaggi (in particolare in alcuni primi e primissimi piani) ma spazzato via da decine di momenti aparentemente fuori fuoco.

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Cambiano - e di molto - le cose se parliamo dell'apporto audio della codifica Atmos. Una potenza straordinaria, una spazialità finalmente coinvolgente, ottenuta senza forzature e in maniera assolutamente naturale, senza distrarre lo spettatore con trovate volutamente ad effetto. Suoni, dialoghi e musica sono distribuiti in maniera corretta e - cosa altrettanto importante - mixati splendidamente.

Tralasciando il valore del film, il flusso audio da solo merita il viaggio verso l'ottima sala equipaggiata con codifica Dolby Atmos (bella tra l'altro la piccola demo prima del film). Tolgo però mezzo punto per qualche passaggio che non mi ha convinto, quando a essere riprodotti erano solo dialoghi attraverso i canali frontali, leggermente "inscatolati", forse per colpa del doppiaggio.

La pagella secondo Alessio Tambone

Film  6 
Video 2D  6,5 
Audio Dolby Atmos  9,5 

Un ringraziamento al multisala Ciaky e in particolare alla disponibilità del direttore Davide Monteleone.