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The Aviator

di Alessio Tambone , pubblicato il 21 Febbraio 2005 nel canale CINEMA

“Leonardo DiCaprio indossa le ali che Martin Scorsese ha costruito per lui. Si viaggia nel cielo e si rimane affascinati dalla personalità restituita da DiCaprio. In questi giorni nelle nostre sale c'è The Aviator: vincitore ai Golden Globe e candidato con 11 nomination agli Oscar.”

Il film

The Aviator ha vinto il Golden Globe 2005 come migliore film drammatico, migliore attore protagonista in film drammatico (Leonardo DiCaprio) e migliore colonna sonora originale (Howard Shore). Inoltre ha conquistato 11 nomination agli Oscar: Miglior film, Miglior attore protagonista (Leonardo Di Caprio), Miglior attore non protagonista (Alan Alda), Miglior attrice non protagonista (Cate Blanchett), Miglior regia (Martin Scorsese), Migliore sceneggiatura originale (John Logan), Miglior fotografia (Robert Richardson), Miglior montaggio (Thelma Schoonmaker), Miglior scenografia (Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo), Migliori costumi (Sandy Powell), Miglior suono (Tom Fleischman e Petur Hliddal).

Il film è un po' lontano dai capolavori che appartengono all'esperienza di Scorsese. Nelle quasi tre ore di film ci sono evidenti cali di tensione (specialmente nella seconda parte) che spezzano il ritmo della pellicola, vitale per film così lunghi. Al contrario di altri film biografici non siamo di fronte ad un mero elenco di fatti, questo no, ma le ossessioni e gli spelling del protagonista sono riproposti troppe volte e senza una particolare motivazione. Q-U-A-R-A-N-T-E-N-A è una parola sicuramente significativa all'interno della storia, ma è riproposta troppo "ossessivamente" (perdonate il gioco di parole). Altre pellicole dimostrano che i disturbi psicologici dei personaggi possono essere rappresentati anche senza forzare la mano (vedi Johnny Deep in Secret window).

Senza dubbio ad alzare il livello tecnico ci pensa la regia. Scorsese è sempre attento e ci regala scene spettacolari (in particolare la ripresa di "Hell's angels" e l'incidente di Hughes). L'esperienza e la padronanza del mestiere ci sono e si vedono. Alcune riprese in pianosequenza rendono la scena dinamica e sicuramente piacevole da vedere, mentre l'uso di primi e primissimi piani ci costringe ad avvicinarci al personaggio e a calarci nella situazione. La stessa cosa non si può dire del montaggio, a tratti snervante a causa dell'imprecisione dei tagli realizzata.

Il cast è ottimo, nella composizione e nella qualità della recitazione. Leonardo DiCaprio si cala perfettamente nella parte e ci restituisce un Howard Hughes deciso, competente, carismatico e lunatico.  È DiCaprio che ha dato in parte l'input al progetto. E' rimasto affascinato dalla figura di Hughes nove anni fa, quando ha letto una sua biografia. Da quel momento, coinvolgendo il produttore Michael Mann e Martin Scorsese, ha continuato a lavorare per portare Hughes sul grande schermo: DiCaprio è infatti anche produttore esecutivo del film.

Tutti gli altri attori non protagonisti sono eccezionali: Kate Beckinsale è diventata Ava Gardner, una delle donne più belle mai esistite; Cate Blanchett ha vestito invece i panni di Katharine Hepburn e la cantante dei No Doubt Gwen Stefani ha interpretato Jean Harlow. Presenti anche Jude Law (che interpreta lo scanzonato Errol Flynn) ed un fantastico "cattivo" Alan Alda nel ruolo del senatore Ralph Owen Brewster.

Il film si snoda in un periodo di circa 15 anni, caratterizzato dalla grande trasformazione di Hollywood, nel pieno della sua età d'oro. Queste trasformazioni sono visibili attraverso le scenografie, i costumi e la fotografia. Dante Ferretti (candidato agli Oscar per l'ennesima volta) ricostruisce in modo esemplare e sublime gli studi di Hughes e soprattutto i vari locali e ristoranti dell'epoca, popolati da persone in abiti eleganti e leggendari ideati da Sandy Powell, già responsabile dei costumi per i film Gangs of New York e Shakespeare in love.