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Apocalypto

di Alessio Tambone , pubblicato il 21 Gennaio 2007 nel canale CINEMA

“AV Magazine analizza il nuovo film diretto e prodotto da Mel Gibson, ambientato nel grandioso regno Maya e distribuito dalla Eagle Pictures a partire dal 5 Gennaio. Grandi polemiche e ricorsi, per una delle pellicole più attese di quest'anno. Ecco il nostro giudizio”

Note conclusive

Per tirare le dovute conclusioni distinguiamo in Mel Gibson l'Uomo dall'Eroe. Ormai ogni suo film è accompagnato da polemiche, spesso gratuite, a volte ponderate. La macchina della pubblicità ci mette del suo: cast interamente Maya, dialoghi in lingua antica ormai scomparsa, ecc... Falsi, che accrescono la terribile fama dell'ex braveheart. Non dimentichiamo la Commissione di revisione cinematografica italiana, che aveva deciso di non porre nessuna restrizione per la visione del film. In questo senso l'Italia era l'unico paese al mondo. Le scene violente hanno fatto gridare allo scandalo, e il TAR del Lazio ha accolto il ricorso del Codacons di vietare la pellicola ai minori di 14 anni. Giustamente.

Detto questo... torniamo al film. Apocalypto ci è sembrato un film complessivamente sopra la sufficienza. Non il capolavoro che ci aspettavamo, ma una pellicola comunque particolare da aggiungere alla buona filmografia di Gibson. Peccato per gli animali in CG veramente scadenti, realizzati dalla Svengali Visual Effects forse oltre le sue possibilità (in precedenza hanno realizzato solo La mia vita a Garden State e Chiedi alla polvere). Ne La passione di Cristo avevamo apprezzato l'intuizione dei dialoghi in latino e aramaico, che avevano dato al film un più ampio senso storico. In quel caso però il soggetto del film era ampiamente conosciuto e lo spettatore poteva anche evitare di leggere i sottotitoli di tanto in tanto, gustandosi appieno lo svolgimento della scena senza perdere il filo del discorso. In questo caso, dove la storia è sconosciuta, leggere i sottotitoli è condizione imprescindibile per la comprensione della trama. E questo spesso infastidisce lo spettatore, distratto tra il desiderio di seguire la scena e il bisogno di leggere le traduzioni dei dialoghi. Avremmo gradito la presenza del doppiaggio, che avrebbe potuto portare anche ad un approfondimento della sceneggiatura.

Il film parla di una civiltà giunta velocemente al declino per diverse cause: deforestazione, siccità, carestia, conflitti, rivolte e conquistadores. Temi lontani, ma tragicamente attuali e sempre presenti nell'evoluzione dell'uomo. Cicli immutati che niente insegnano alle popolazioni, bramose di potere e di dominio sul prossimo. Ecco quindi il perché del titolo Apocalypto, un monito, profeticamente catastrofico, per l'uomo moderno. E alla fine il messaggio che resta è quel pensiero che Cacciatore di Pesci confessa a Zampa di Giaguaro "Yan kaxtik tuumben chuunuj", ossia "Cerchiamo un nuovo inizio".