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La profondità di campo

di Ermanno di Nicola , pubblicato il 13 Aprile 2012 nel canale AVPRO

“La profondità di campo, termine spesso abusato sia in fotografia che in ripresa video, è l'ampiezza in profondità in cui risulta nitida la scena ripresa, a cavallo del piano di messa a fuoco. Nella guida dimostreremo come la profondità di campo sia legata solo ed esclusivamente all'apertura del diaframma.”

Camera oscura e foro stenopeico

Ogni oggetto, illuminato da una o più sorgenti luminose, riflette parte della luce che lo colpisce. Se proviamo ad illuminare un oggetto di colore rosso e lo poniamo molto vicino ad una superficie bianca, parte delle riflessioni andranno a cadere sulla superficie bianca che diventerà colorata parzialmente di rosso.

Se tra l'oggetto e la superficie bianca poniamo un ostacolo, un diaframma (dal greco "διάϕραγμα", separazione) con un foro al centro, le riflessioni sulla superficie bianca saranno concentrate su un'area limitata: soltanto alcuni fasci luminosi arriveranno ad illuminare la superficie e le riflessioni tenderanno a formare la stessa immagine dell'oggetto illuminato con i contorni poco definiti. Supponiamo adesso che il foro sia piccolissimo (nell'ordine dei decimi di millimetro): in questo caso i fasci luminosi che attraversano il foro e arrivano sul piano saranno pochissimi e rifletteranno l'oggetto esattamente com'è nella realtà, con l'immagine proiettata sul piano bianco ma capovolta (sopra-sotto) e invertita (destra-sinistra).

 

Il punto dove si trova il foro e si "incrociano i fasci luminosi" è chiamato centro ottico "C". Il piano dove è proiettato l'oggetto è il piano focale "PF". La distanza tra il centro ottico C ed il piano focale PF è la distanza focale (conosciuta anche come lunghezza focale o più semplicemente focale). Quella che vi ho descritto è esattamente una camera oscura con foro stenopeico.