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Test: B&W 804 D3

di Gian Piero Matarazzo , pubblicato il 03 Febbraio 2017 nel canale AUDIO

“Nuova serie di diffusori del costruttore inglese e nuovo e succoso test per i nostri amici audiofili: in apparenza simile al vecchio modello, le nuove 804 si giovano, tra l’altro, di un nuovo corso intrapreso dai progettisti inglesi, volto a massimizzare la resa in ambiente anche a discapito di qualche misura non proprio rettilinea”

Woofer, cabinet e condotti


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I due woofer hanno la membrana in Aerofil, altro materiale molto particolare. Si tratta di un compound di fibra di carbonio e schiuma che coniuga l’ottimizzazione di rigidità, leggerezza e smorzamento interno. Tecnicamente la membrana realizzata in B&W può essere dimensionata e lavorata con uno spessore variabile a seconda della distanza della bobina mobile verso l’esterno, così da conciliare una massa non enorme con una tenuta alla deformazione meccanica veramente notevole. Ovvio che le descrizioni anche molto accurate fatte dai progettisti durante la presentazione ufficiale diano per scontate altre finezze costruttive poco visibili, come la sofisticata “costruzione” del campo magnetico degli altoparlanti ed il notevolissimo livello raggiunto dal costruttore in questo campo negli ultimi dieci anni.

Le misure incredibili di distorsione ed articolazione sono, per altro, sotto gli occhi di tutti quelli che leggono le prove tecniche. In particolare dei woofer mi ha stupito come la distorsione sia bassa anche per escursioni notevoli e come i parametri caratteristici siano precisi e ben finalizzati. Il box è stato rivisitato nella costruzione, con un frontale che utilizza il metallo e la struttura Matrix interna che è stata ottimizzata con inserti più solidi ed un disegno meno invasivo. Il piccolo volume chiuso dove lavora il midrange brilla per la riduzione ai minimi termini di risonanze e colorazioni interne, come vedremo in seguito.

Altro piccolo capolavoro tecnico è rappresentato dal condotto di accordo di discrete dimensioni posto appena al di sotto dei due woofer e costruito secondo una tecnica denominata Flow-Port che in realtà prende spunto…dal disegno delle palline da golf. Il principio alla base di tutto è costituito da una serie di incavi nella superficie interna del condotto, incavi che in condizioni di innesco di turbolenze riescono a tenere ancora bassa la velocità periferica rispetto alla più veloce porzione di aria emessa dal centro del condotto. La differenza di velocità assicura il perdurare della emissione lineare ad una tensione ai morsetti molto più elevata, come se il condotto fosse sensibilmente più grande.

Con un accordo posto a circa 28 Hz ho determinato la massima velocità del flusso d’aria tra i 16 ed i 20 Hz. Pilotando il diffusore con ben 8 Volt rms, ovvero con oltre 11 Volt di picco a 18 Hz ho potuto misurare con l’anemometro a filo caldo una velocità tutto sommato mediamente bassa, circa 4,9 metri al secondo, senza il minimo accenno di emissioni non armoniche del condotto, ovvero senza inneschi di turbolenza, visto che la velocità periferica raggiungeva ancora i 4 metri al secondo. I connettori posteriori sono sdoppiati per il doppio cablaggio. Su una coppia sono connessi i due woofer e sull’altra il midrange ed il tweeter. I collegamenti per il monocablaggio non prevedono barrette di rame ma due spezzoni di cavo che non sottraggono pulizia in gamma media e medioalta.