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Quattro benchmark per i diffusori

di Gian Piero Matarazzo , pubblicato il 03 Gennaio 2017 nel canale AUDIO

“Quando il Direttore mi ha chiesto di trovare dei benchmark che caratterizzassero i diffusori dal punto di vista strumentale in maniera chiara e netta, ho preso tempo. Forse c'è bisogno soltanto un modo per poter esprimere in numeri una valutazione che da sempre è a metà tra il soggettivo e l’oggettivo...”

Facilità di pilotaggio

 

La "Facilità di pilotaggio" è una valutazione che viene prima di tutte: se l’amplificatore non è capace di pilotare per bene il diffusore è inutile proseguire ed andare a vedere altro. E la cosa accade più spesso di quanto noi siamo portati a credere, visto che la caratteristica dei suoni riprodotti non è certo simile alle sinusoidi continue. Cercare il minimo del modulo di impedenza come qualcosa indicativo del carico serve a poco, e lo sanno tutti quelli che tengono d’occhio sia il modulo che la fase. Ovvio che al minimo di impedenza la fase valga soltanto qualche grado, ma se diamo un’occhiata prima o dopo il minimo ci troviamo con moduli buoni, che valgono cioè 5-6 ohm ma con rotazioni di fase pazzesche che sfiorano i -50 gradi. Nel diffusore che ho misurato giusto una settimana fa ho trovato una massima rotazione di fase a -45° ed un minimo di modulo a 3,5 ohm, dato dichiarato anche dal costruttore.


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Peccato che la massima condizione di carico non sia stata trovata a nessuna delle due frequenze ma ad una terza frequenza dove l’amplificatore “vedeva” un carico resistivo di 2,5 ohm, parecchio più critico di quello pur onestamente indicato dal costruttore. Bene, volendo valutare questo “dettaglio” ed esprimere una votazione da uno a dieci circa la facilità del carico visto dall’amplificatore ho sistemato le cose in modo da valutare al minimo un carico reale di un ohm ed al massimo un carico reale di otto ohm. Mi direte che esistono diffusori da 16 ohm di impedenza nominale ed io vi risponderò che in 30 anni di misure non ho mai visto una massima condizione di carico superiore agli otto ohm reali, senza nemmeno andare a guardare quanto valesse il minimo del modulo misurato. Emblematica è l’impedenza di un diffusore misurato qualche tempo fa, con una massima condizione di carico che è stata trovata esattamente alla frequenza del tono di taratura nella misura di distorsione armonica.

Bene, il discreto amplificatore autocostruito una decina di anni fa che uso per la misura da tanti anni si è sempre dimostrato all’altezza. Sugli impulsi per la taratura del livello per la misura della distorsione si “sbragava” allegramente. Incuriosito ho misurato allora la massima condizione di carico: 2,1 ohm e sui burst lunghi della gamma bassa, simili comunque ad un colpo di grancassa, l’ampli si sedeva, con una distorsione di forma veramente notevole. E notate bene, solo in quell’intervallo di frequenze. Secondo il metodo di valutazione messo a punto invece la facilità di carico valeva 4,2, un voto decisamente mediocre che richiede un amplificatore veramente nerboruto.


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Diciamo che un buon diffusore, facile da pilotare, deve avere una valutazione da 6 a 9, cosa che in genere vale per un modulo minimo che va da 4 ad 8 ohm e quindi una massima condizione di carico che a spanne va circa 3,2 ohm a 6,3 ohm. Si tratta di valori che per altro rappresentano bene la media delle misure effettuate finora. Nel grafico più in alto (carico facile), possiamo vedere l’andamento di modulo e fase dell’impedenza di un diffusore che viene valutato come veramente facile dal punto di vista dell’amplificatore, con una valutazione di 8,2 mentre nel grafico più in basso (carico difficile), vediamo un carico che presenta contemporaneamente un modulo basso ed una rotazione di fase notevole, che viene valutato 4,19, ovvero un carico abbastanza ostico.